In difesa della vita

13:06 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

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Federica, uccisa nel "paradiso" senza crocifissi...

20:43 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Lloret de Mar come metafora del nostro tempo... I socialisti di Zapatero hanno annunciato di voler togliere i crocifissi dagli spazi pubblici. Il caso ha voluto che la notizia uscisse in contemporanea con l’assassinio di Federica, proprio in Spagna, a Llorett de Mar, in un divertimentificio che è il nuovo santuario dello sballo giovanile. Dove la discoteca è – come ha spiegato Vittorino Andreoli – la cattedrale pagana di “un grande rito di trasformazione collettiva” che fa dimenticare la vita e la realtà. Gli ingredienti (anche chimici) di questa “nuova religione” sono noti, con il solito comandamento: “vietato vietare”. La felicità si trova davvero lì? E perché Federica ci ha trovato la morte, macellata come un agnello? Nessuno ci riflette. Nell’euforica Spagna le autorità sembrano preoccupate soprattutto che il delitto non porti pubblicità negativa alla località turistica. E vai con la tequila bum bum, dimentichiamo la povera Federica e via i crocifissi. Anche noi da tempo li abbiamo tolti dai cuori, oltreché dalla vita pubblica. Anzi, l’immagine del crocifisso o quella della Madonna vengono periodicamente dileggiati da sedicenti artisti in nome della libertà d’espressione. Del resto il Papa stesso subisce questa sorte nelle manifestazioni di piazza della sedicente “Italia dei migliori”. E la fede cattolica viene azzannata, senza alcuna obiettività, in programmi televisivi che, se fossero realizzati contro qualsiasi altra religione, scatenerebbero subito l’accusa di intolleranza o razzismo. Contro Gesù Cristo invece sembra che tutto sia permesso. Poi, quando ci visita il dolore o si consuma la tragedia o assistiamo all’orrore, gridiamo furenti – col dito accusatore – “dov’è Dio?”, “Perché non ha impedito tutto questo?”. Dopo l’ecatombe dell’ 11 settembre a New York si alzò questo stesso grido e una donna, in tutta semplicità, parlando in televisione rispose così: “per anni abbiamo detto a Dio di uscire dalle nostre scuole, di uscire dal nostro Governo, e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che è, credo che Lui sia quietamente uscito. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia le Sue benedizioni, e la Sua protezione, se prima esigiamo che ci lasci soli?”. (...) Per visionare l'intero articolo linkate sul titolo oppure direttamente qui: http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm

Il tempo della libertà

12:33 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (2)

Così don Giussani chiamava il tempo delle vacanze, che normalmente è solo evasione e dimenticanza dagli impegni quotidiani, ma che invece è (dovrebbe essere) ripresa di uno sguardo attento alla realtà e a ciò che il Mistero vi fa continuamente accadere. Quella libertà che si muove davanti a una proposta, come ho sentito dire recentemente da Julian Carron a una vacanzina a cui ho partecipato, nelle belle montagne di St. Moritz. Poi sta a te starci o no a questa sfida, ma la proposta è lanciata, inutile far finta che non sia così. Una vacanzina a cui vai perché, soprattutto, non vedi l’ora di fuggire almeno per un paio di giorni dalla canicola milanese e poi ti capita di tutto(per due giorni ho girato con la mia bella t-shirt "Amici di Simone Tanturli", ci tengo a dirlo...). Anche entrare in ascensore una sera per andare in camera tua e trovarti davanti, proprio mentre le porte dell’ascensore si stanno chiudendo, Carron che fa per entrare. Gli incontri possono accadere ovunque, anche in ascensore. Due parole di circostanza e poi ti scappa di dirgli che sì, sei lì ma in fondo immeritatamente. Una pacca sulla spalla, paterna, come a condividere con te la realtà, e un commento, con quell’accento iberico che in quei giorni di Spagna campione d’Europa evidentemente gli piace accentuare: “Immeritatamente…. Se fosse per i nostri meriti dove saremmo?”. Uno sguardo diverso, il suo, altro che il tuo guardarti l'ombelico chiedendoti se ti meriti essere lì o no. “Il Mistero ci chiama attraverso le sue creature” dirà poi Julian nell’incontro finale della vacanzina: che sguardo diverso ci vuole per vivere così. E allora tutto il tempo delle vacanze, il tempo della libertà, non a caso ha una meta finale, a cui guardare continuamente e che porterà questo tempo a compimento, il Meeting di Rimini: o protagonisti o nessuno. Ci vediamo lì. O anche prima.

Il grido del rock

14:59 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (3)

Una sfida non da poco. Commentare alcune delle più famose e belle canzoni della storia del rock partendo da un giudizio e da uno sguardo aperti alla realtà in tutti i suoi aspetti. Quello che ne è venuto fuori è il primo libro del genere in Italia che passa oltre all’usuale visione ideologica secondo cui è stata sempre trattata questa musica e invece lascia trapelare il grido che ogni uomo ha nel cuore, anche i cantanti rock. E cioè, per dirla alla Kurt Cobain, che un Altro si faccia presente, incontrabile, ora: vieni come sei, come un amico, come un nemico, ma vieni. Quando questo grido è disatteso, allora c’è spazio solo per la disperazione. In un percorso diviso in tematiche come l’utopia, la strada, la realtà, l’attesa, il cuore, il divino, circa 150 canzoni commentate da alcuni esperti del settore: Walter Gatti, Paolo Vites, Riro Maniscalco e Stefano Rizza. Con i contributi di Giorgio Natale, Walter Muto e Giacomo Sanguineti. Il libro sarà presentato al prossimo Meeting di Rimini.

Ciao Simone

13:38 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

Oggi, 30 giugno 2008, alle ore 19 presso la chiesa della Scuola Maria Luigia a Chiavari in Via Santa Chiara 20, ricordiamo con una messa il terzo anniversario dell'ingresso in Paradiso del nostro amico Simone. "Lui [Gesù] è il destino, perché è Dio che passa attraverso la proposta e l’indicazione che dà alla tua libertà, è il destino che si sottopone alla tua libertà, che ti ama talmente da condizionarsi alla tua libertà. (...) Gesù è il destino che indica e si propone alla tua libertà nel suo aspetto più infantile, più ingenuo e buono, più elementare, che è il pianto o la domanda". Luigi Giussani

La promessa del cuore

10:31 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

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Altri 50, carissimo don Pino

09:26 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

(Don Pino De Bernardis e Claudio Chieffo) Anche se il mio primo incontro con la comunità cristiana era avvenuto in una parrocchia appena fuori Sestri Levante, adagiata su una collinetta, ragazzino di seconda media che si era trovato là portato a viva forza da sua sorella maggiore, nelle domeniche in cui dei “grandi” (che mi domandavo: ma come mai delle persone adulte perdono il loro tempo con i ragazzini?) li facevano cantare e giocare, e c’era questo sacerdote, questo incredibile personaggio che lo chiamavano “don Batti”, è stato un altro prete, di Chiavari, ad accompagnare me e tanti miei amici negli anni delle scuole superiori. Ho anche avuto la fortuna di averlo per un anno come insegnante di religione, nel mio anno peggiore dell’adolescenza, in cui sbandavo di qua e di là: erano gli anni 70 e certe sirene adulatrici ci facevano credere che la felicità si poteva trovare in uno spinello o a giocare alla rivoluzione. Io ci cascavo spesso, nel tranello, ma c’era sempre questo prete che dall’altra parte della classe ti trapassava con gli occhi e ti faceva sentire nudo. E pirla. Perché lui sapeva quale era la verità per la tua vita, meglio di te stesso. Allora non potevi fare a meno che seguirlo, anche se lottando con il tuo orgoglio. Quando don Pino De Bernardis parlava, questo è il nome di questo sacerdote, alle assemblee, in classe o in chiesa, tremavano anche i muri. Volevi nasconderti, davanti a quelle parole dette con forza e passione che indicavano chiaramente una strada. E noi ragazzi, balordi come solo i ragazzi possono essere, che ci nascondevamo nelle nostre chiacchiere. Ricordo ancora una volta quando, durante una messa, mandò giù dall’altare qualcuno: “Ha detto don Pino di smetterla subito di fare casino altrimenti uscite fuori”. Argh. Come aveva fatto a beccarci, ci eravamo anche nascosti dietro una colonna… Rimanevi paralizzato. E ricordo una volta che ce ne stavamo sdraiati sul pavimento della sede, a perdere tempo, la cosa che sapevamo fare meglio. La porta del suo studio si aprì di botto, e lui, a fissarti con pazienza e amore: “Ma ragazzi, non avete i compiti da fare? Non sprecate così la vostra vita”. Perché lui sapeva sempre riprenderti e riportarti al vero, al bene per la tua vita. Nello stesso modo in cui ha guidato da tanti anni la comunità cristiana di Chiavari. Per noi ragazzi “degli anni 70” don Pino è stato un padre come talvolta neanche i padri veri riescono a essere. Poi uno cresce e va per la sua strada, come succede in ogni famiglia. E se siamo diventati un po' uomini, lo dobbiamo a lui e ai tanti adulti che allora ci avevano fatto compagnia. Che sia venuto fino a Milano, anni dopo, nel giorno più importante della mia vita, quello del matrimonio, è stata la conferma se mai c’era bisogno di saperlo, che una compagnia vera al destino non finisce mai. Magari non ci si vede per anni, ma la strada finisce sempre per abbracciare nuovamente quella dell’altro. Perché è bella la strada che porta a casa. Così, tanti auguri don Pino, non potrò essere alla festa per i tuoi 50 anni di sacerdozio, ma ci saranno i miei amici, per cui sarà come se ci fossi: grazie per averci fatto sempre compagnia.

Lettera dei genitori di Andrea (un bimbo "speciale")

16:40 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Questa sono alcune righe che Milva e Flavio hanno scritto alle maestre e ai compagni di classe di Andrea in occasione della fine del ciclo di scuola elementare all'istituto Maria Luigia di Chiavari. Flavio e Milva hanno tre figli di cui due, Andrea e Benedetta, sono portatori di una grave sindrome autistica. Li ringrazio per la testimonianza di fede e passione per la vita che ci offrono ogni giorno .
Spero che dalle loro parole possa arrivare a chi legge almeno un briciolo della fatica quotidiana che fanno senza però mai perdere la speranza ed avendo chiaro Chi guardare... "Care maestre, cari ragazzi, è con un po' di malinconia che desideriamo salutarvi e dirvi quanto in questi anni preziosa ed unica sia stata la vostra disponibilità. Ci avete aiutato a stare accanto a Andrea con coscienza, con gioia e con consapevolezza di quanto ci siamo trovati a vivere. Ci avete insegnato a volergli bene, senza condizioni, restrizioni per quello che è, non per quello che potrebbe o dovrebbe essere. Con voi lo abbiamo guardato, cresciuto in un abbraccio di sguardi veri, profondi, sinceri. Abbiamo vissuto ogni momento con intensità, nella convinzione che fosse un istante unico ed irripetibile. Ci avete più volte spronati a tenere alto lo sguardo, nella certezza che tutto cio' che ci è dato è per il Bene nostro e dei nostri figli. In ultimo, ma non per ultimi, ai compagni di Andrea noi vorremmo consegnare un "diploma di amicizia". Dire loro che Andrea ha sulla porta della sua stanza il biglietto fatto da loro "Andrea Costa ritira la posta". Ogni giorno, quando si alza, questo pezzo di carta gli ricorda che qualcuno lo aspetta, aspetta proprio lui e con lui dividerà ogni istante di quel nuovo giorno. Esorta lui, ma anche noi ad andare in un luogo dove siamo accolti, guardati, amati "specialmente" come siamo, perchè in fin dei conti qualcosa di diverso siamo! A tutti quei ragazzi cresciuti con lui, che hanno fatto "crescere lui" con loro, un nostro specialissimo saluto ed un caro, carissimo augurio per la nuova ed importante esperienza!" Flavio e Milva

La Casa Simone Tanturli

13:42 / Pubblicato da Alessandro / commenti (3)

http://mirabiliadei.it/accoglienza.htm

Amici,

abbiamo appena ricevuto una notizia bellissima che riteniamo segno dell'attenzione e della predilezione che il Signore ha per noi: l'opera “Mirabilia Dei” è una realtà sociale che raggruppa diverse case-famiglia nelle quali scelgono di vivere, insieme a persone disabili, molte famiglie del movimento di Comunione e Liberazione; è stata inaugurata da poco una nuova casa in Puglia e precisamente a Matino (Le) e alcuni nostri amici che sono direttamente coinvolti in questa iniziativa e che ci vogliono bene hanno pensato di intitolare proprio a Simone questa nuova casa famiglia!

Siamo davvero grati e felici che il nome e il ricordo di nostro figlio siano affiancati ad una esperienza così vera e bella (e impegnativa!)

Alessandro e Francesca

Il popolo e la realtà

16:39 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

Quando la musica è "popolare", attraversa e commuove il cuore del popolo. Un popolo che non è leggenda, non è favola, ma è gente che vive, che esiste. Nelle canzoni di Davide Van De Sfroos c'è la passione per la realtà, quella realtà che oggi viene negata e derisa. Dall'osservazione delle onde del lago può nascere una canzone: quelle onde che spesso noi non riusciamo a vedere, tanto siamo vittime di una realtà virtuale che altri inventano e ci impongono. Sono canzoni, le sue, che non vanno contro, non giudicano, ma raccontano senza nascondere, tanto meno quel senso religioso che appartiene a ogni uomo. Questo ci accomuna a Davide Van De Sfroos e ai suoi 40 passi" verso il mistero. Domenica 15 Giugno 2008, h. 21.00 Teatro Sala Fontana Via Boltraffio, 21 - 20159 Milano - M3 Zara Incontro/Concerto con Davide Van De Sfroos Conducono Paolo Vites (redazione Jam) e Massimo Romanò (Direttore di Bergamo TV) Interviene Maurizio Zottarelli (giornalista di Libero e scrittore) A seguire concerto di Davide Van De Sfroos in set acustico. Info e prenotazioni: grillocantante@gmail.com