Domenica delle Famiglie

18:52 / Pubblicato da Alessandro / commenti (4)

Un'altra giornata alla scuola Maria Luigia. Un'altra settimana di compralaroba,mancaquestomancaquello,prendiquestoprendiquello, scaricaquiscaricalà. Grazie a Dio ogni tanto mi fermo a chiedermi perchè mi sto sbattendo. Le risposte (banali) sono tante: trovare i fondi per le famiglie in difficoltà, che bello stare insieme,incontriamo famiglie nuove,blablabla... Ma io non amo sentirmi buono! Non lo sono, e' un dato di fatto. C'è però, quell'abbraccio chiaro,forte,sicuro che ho sentito su di me. Il riconoscere Chi ha reso possibile il mio esistere (non il mio sopravvivere), e mi fà sentire uomo, amato, creatura viva, questo mi fà muovere. Questa circostanza (l'Associazione Amici di Simone) è solo un'altra occasione, bella , gioiosa e da prendere sul serio. Ma non finisce qui, non è questo il punto. Vero è che la creatività sprigionatesi da un gesto semplice e concreto come un pranzo a scuola (ca. 280 persone e la polenta buonissima) aiuta a rompere quell'ottuso ripiegamento sul proprio ombelico. Si Gesù, la Madonna, i Santi, il Gius, e poi non mi muove neanche un carroarmato sulle balle. Il fare le cose non può essere frutto di una volontaristica tensione a pur nobili scopi, magari con la ricerca di una perfezione umanamente irrangiungibile, ma il risultato di uno sguardo chiaro e sicuro (pur in tutta l'umana debolezza) a Chi ha reso possibile il nostro esistere. Stare come i miei amici sono stati non è generosità, o solidarietà, ma un'unità profonda, con coloro che hai al tuo fianco. Grazie Amici per essermi stati Testimoni. Vedervi partire da un'ipotesi positiva di fronte alle persone, a tutte le persone, è stato x me un colpo (io con i miei mille preconcetti su tutto e tutti). La prima esperienza di cambiamento importante la sto' vivendo io, perché sto' imparando a stare con la gente in modo gratuito. Gli uomini riconoscono quando qualcuno li vuole abbracciare e accettare così come sono, senza chiedere loro nulla, e questo è qualcosa di grande per qualunque uomo. Anche per me. Grazie alla Ermanna e alla Gianna a Marco e a Paola e a tutti quelli che si sono coinvolti con noi. Grazie agli amici che mi testimoniano questo legame alla vita, quel desiderio vivace di dare risposta alle esigenze umane di ciascuno: verità e bellezza. Le mie esigenze. L'esigenze dell'uomo.

GENOCIDIO DOWN - I Santi del mese di Ottobre

08:38 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Capisco sia difficile da comprendere per una "civiltà" miope, edonista e fondata sulla merda espansa come la nostra, ma basta guardare questi "delfini in terraferma" per farsi venire qualche dubbio. Forse non tutti fanno mente locale: la "devianza" SD (Sindrome di Down) è un esempio, nel senso che è stata tra le prime per le quali la Scienza Medica (maiuscole d'obbligo) offre diagnosi prenatali precise, standardizzate e diffuse (l'amniocentesi). As a result, di bimbi Down ne vengono al mondo sempre meno, i nostri occhi e le nostre sensibili menti sempre meno rischiano di venir ferite dalle inenarrabili sofferenze di questi "diversi". Ebbene si, chiamiamo le cose con il loro nome: i Down sono da decenni oggetto di vivisezione. A questa categoria (quasi una "razza"), per la quasi totalità, viene impedito in modo mirato di soffrire. Cioè di vivere. Lungi da me condannare moralmente le mamme che prendono la decisione di evitare al loro bimbo nascituro "una vita di emarginazione e sofferenze"; comprendo anche la esplicitazione dal politically correct, cioe' il piu' prosaicamente umano desiderio di evitarsi una vita dura di assistenza, compatimenti e emarginazione. Del resto il coraggio come diceva Manzoni chi non ce l'ha non puo' darselo (ma può chiederlo): bisogna esserci in mezzo per provare, tutti noi fragili tra le pressioni insostenibili del "dover essere" di 'sta società ipocrita, egoista e liberal solo fin che c'è l' interno coscia da mostrare. Per questo dico grazie infinite alle tante mamme coraggiose fuori dagli schemi dell'ovvio, che per loro fortuna trovano compenso non nella mia gratitudine ma nell'immensa gioia che l'accettazione di quegli "scampati al genocidio" porta con sè. Un dono "speciale". Si. Così, 'sto post un po' buttato lì, ha il solo scopo di invitare il passante a pensarci su un attimo; poi riprendiamo pure tutti a spinnin' the wheel , a girare all'infinito ma sempre fermi sulle nostre ruote da criceti. (Thanks Jesus for all that was and is Simone) Ma è meglio ascoltare chi è più felice di me. Sono sempre più consapevole che Gesù sceglie il niente per costruire il suo Regno e io mi sento veramente niente. Questa testimonianza che segue, del nostro amico P. Aldo, mi fà capire ancora di più dove sta la felicità. Bimbi della Parrocchia di San Rafael - Don Aldo Trento

Carissimi amici,

Questa volta vi mando la foto dei “santi” del mese di Ottobre, essendo questo mese dedicato dalla chiesa alla preghiera e all´aiuto ai missionari.

Che cosa significa essere missionari? Respondo con la mia esperienza. Io non sono stato mandato in missione per fare opere sociali, né per aiutare lo sviluppo socio-economico di questi popoli al limite della sopravivenza. Quando mi hanno mandato ero un uomo psicologicamente distrutto e ne avevo abbastanza per riuscire con la grazia di Dio a mettere insieme me stesso, cosa che è durata 15 anni e che ancora oggi sto cercando di fare.

Sono qui solo per annunciare il grande e unico amore della mia vita: Gesù Cristo, perché io e la migliaia di persone incontrate hanno bisogno solo di questo. Avevo perso il senso della vita e in missione l´ho ritrovato: la passione per la gloria umana di Cristo. Le persone che incontro mi domandano sempre e solo questo: “Padre perché soffro, padre ho cercato di togliermi la vita, padre perché il cancro, l´AIDS etc?”. Guardo a Gesú e alla Madonna e li invito, assieme con me, a fissare lo sguardo su di loro, e da lì comincia la vita nuova. Nella foto che vi mando è racchiusa una storia di disperazione e santitá.

Questa foto é stata fatti ieri, domenica 30 settembre, quando ho celebrato il battesimo dei tre bambini di Alice e la cresima di Orlando.

Alice é una ragazza di 21 anni che mi é stata donata quasi un anno fa. Ricordo quella sera in cui è arrivata. Era accovaciata nel fondo di una macchina orribile, come un cagnolino: sporca, irriconoscibile, in fin di vita. L´AIDS la stava distruggendo. La presi fra le braccia, non pesava niente, solo un terribile odore. Sembrava moribonda. Alcuni giorni nella clinica e giá incominciava a rifiorire e quello che sembrava un essere umano irriconoscibile si è rivelata una bella ragazza.

Da un anno vive con me, l´AIDS é per il momento sotto controllo. Ha ritrovato il gusto della vita. Adesso vive in una piccola stanza di fronte a casa mia. Una santa vecchietta la cura, la aiuta. Lavora come aiuto nella farmacia della clinica, stira, lava la roba dei suoi amici di AIDS, riceve un piccolo stipendio. Cura con passsione la sua stanzetta.

La sua vita,me l´ha raccontato un pó alla volta, é stata un inferno. Abbandonata dai genitori, a 15 anni ha avuto la prima figlia da uno sconosciuto. Poi, bisognosa di protezione e nella sua ingenuitá si é messa con un altro ragazzo, ammalato di AIDS, ma lei non ne sapeva niente e neppure sapeva cos´era l´AIDS, e ha avuto due bambini, Mattia e Jennifer, la piú piccola, nata con la stessa malattia della mamma e del papá. Il suo compagno era violento, la trattava come una bestia, oltre che averle distrutto la vita contagiandola. Lei, vittima e distrutta psicologicamente non era neppure capace di reagire, sopportava tutto.

Non aveva neanche 20 anni. Finalmente arriva alla Clinica della Divina Provvidenza, si sente amata, chiede il battesimo e la cresima. Mi sceglie come papá e da quel momento la sua vita va ritrovando ogni giorno di piú la bellezza della primavera. Apprende a curare il suo corpo, a farsi bella, a gustare la sua femminilitá. Insomma diventa una donna. Nel frattempo il suo compagno, cieco per l´AIDS, e gravemente ammalato viene ricoverato nella nostra clinica. Lei lo accoglie, gli sta vicina, gli perdona, cosciente che, come direbbe il “mondo”, lui le ha distrutto la giovinezza e la vita... ma la grazia di Dio é piú forte di qualsiasi odio e Alice la perdona e lo assiste fino alla morte.

E´molto aggressivo anche con me e solo Alice riesce a calmarlo. Muore dopo alcune settimane. Lei rimane con noi, adesso siamo noi la sua famiglia. Peró ha un cruccio: i suoi tre bimbi sono presi in custodia da diverse realtà e questo la fa soffrire molto. Riusciamo che almeno ogni fine settimana stiano con lei, nella speranza di trovarle una stanza in piú perché vivano assieme.

Stiamo lavorando in questa direzione. L´altro giorno mi chiama la psicologa, erano le 23, e mi dice preoccupata: “Alice non ha piú voglia di vivere”.

Corro da lei, la trovo nella sua stanza in un mare di lacrime. Mi siedo al suo fianco, le tengo la testa fra le mie braccia e mi racconta che sente terribilmente la assenza dei suoi bambini ed è preoccupata perché sta per arrivare il giorno del loro battesimo e non ha una “lira” per andare a prenderli e poi comprarli un vestitino.

“Alice, ma se io sono il tuo papá, perché non mi chiedi?” prendo i soldi, glieli do… torna a sorridere. Le do un bacino e dorme contenta. Cosí ieri 30 settembre alle 16, ho battezato i suoi, i miei gioielli.

E´stata una festa bellissima, come bellissima era Alice e i suoi tre bimbi. Gli ammalati di AIDS le facevano corona, erano felici come lei. Orlando, con l´AIDS, al suo fianco ha ricevuto la cresima.

Sergio, suo amico, di 19 anni, era in coma e morirá alle 5 di questa mattina lunedi. Figlio di un barbone e anche lui come suo padre, dopo due tentativi di suicidio nella clinica, sventati dall´amore, é morto come un santo. Domani lo porteró nel mio cimitero con i numerosi figli che mi sono morti fra le braccia in questi anni. E li aspetterá la Risurrezione.

Mentre Alice é contenta, é tornata a sorridere. A 24 anni ne ha tutto il diritto. Davvero in questa clinica il cui direttore Sanitario é l´Eucarestia, la vita non si spegne mai. Una lezione per me, ma anche per l´emisfero Nord che é spaventato dal dolore e dalla morte. Qui é un altro mondo, perché dove c´é l´Eucarestia la morte non esiste.

Mentre sto per terminare questa lettera mi avvisano che é morta una giovane mamma con due figli, Norma, di 34 anni, ammalata di AIDS, anche lei vittima del contagio del suo compagno giá morto. Era bella ed ora che l´ho vista nella cella mortuaria della clinica é ancora piú bella.

Sergio di 19 anni e lei di 34 anni, mi stanno aspettando per la Messa: sono uno a fianco dell´altro. E poi domani li porteró nel cimitero dove riposano i moltissimi figli morti di AIDS e altre malattie in questi tre anni.

Sergio e Norma sono partiti sereni da questo mondo e mentre stavo con loro ormai giá freddi, sentivo una pace e gioia grande: sono in paradiso.

Che importa quello che é stata la loro vita, adesso contemplano la Bellezza di Dio.

Essere missionari è accompagnare l´uomo giá da ora a percepire questa bellezza, come i bambini della nostra scuola che vedono i morti passsare davanti ai loro occhi e segueno giocando, dopo aver recitato “L´eterno riposo”.

Questo è il cristianesimo: la vita eterna, già ora.

Un abbraccio.

P. Aldo

Dalla casa di accoglienza S.Riccardo Pampuri

FESTA ALLA NOSTRA SCUOLA!

16:56 / Pubblicato da Alessandro / commenti (3)

SABATO 4 OTTOBRE, SOTTO LO SGUARDO ATTENTO DI SAN FRANCESCO, L'ASSOCIAZIONE AMICI DI SIMONE TANTURLI SI E' ANCORA UNA VOLTA MESSA IN MOVIMENTO (NON C'E' IMMAGINE PIU' AZZECCATA) PER ORGANIZZARE LA FESTA DI INIZIO ANNO DELLA SCUOLA MARIA LUIGIA. ANCORA UNA VOLTA UN GRUPPO DI AMICI HA INIZIATO A TESSERE QUELLA TRAMA DI RAPPORTI, FATTA DI TELEFONATE, EMAIL, INCONTRI, SCONTRI, ACQUISTI, CAMALLAGGI, STRISCIONI, MONTAGGIO DI STRUTTURE, APPUNTAMENTI, E POTREI CONTINUARE.. E ANCORA UNA VOLTA, PUR NELLA CONFUSIONE, NELLA INEVITABILE FATICA, NELLA PREOCCUPAZIONE PER OGNI SINGOLO DETTAGLIO (AD OGNI EVENTO CHE SI ORGANIZZA IO E MIO MARITO SFIORIAMO IL DIVORZIO!), SONO STATE EVIDENTI LA BELLEZZA E LA POSITIVITA' DELLA REALTA', E'STATA EVIDENTE LA PREDILEZIONE CHE IL SIGNORE HA PER NOI TUTTI. ANCORA UNA VOLTA HO POTUTO RENDERMI CONTO DI QUESTE COSE SOLO NEI MOMENTI IN CUI MI SONO FERMATA E HO SMESSO DI AGITARMI (PER UN ISTANTE!), E HO INIZATO COSI' A GODERMI I SORRISI, LE BATTUTE, LE CHIACCHERE, LE CANZONI, IL PROFUMO DELLE CREPES E LA PUZZA DELLE PATATE FRITTE, TUTTE COSE SEMPLICISSIME MA CHE MI RIMANDANO ALL'AMORE CHE CRISTO HA PER UNA SCETTICA BRONTOLONA COME ME (INFATTI MI STAVO GIA' INCAZZANDO PERCHE' NON C'ERA TUTTA LA GENTE CHE SPERAVO CI FOSSE, PER ESEMPIO...). E' BELLO PASSARE UNA GIORNATA INSIEME, MAGARI ANCHE LAVORANDO, MAGARI ANCHE RINUNCIANDO A FARCI I TANTO CARI “AFFARI NOSTRI”, CERTO PER LA MEMORIA DI SIMONE, CERTO PER SOLIDARIETA' VERSO CHI HA BISOGNO, MA SOPRATTUTTO PER LA MIA FELICITA'. GRAZIE A TUTTI GLI AMICI!!! FRANCESCA Il Presidente!

Si Può Vivere così?

08:59 / Pubblicato da Alessandro / commenti (4)

Il giorno per me incomincia alle 5 del mattino e termina alle 23. Sono un po' stanco, lo ammetto, ma Gesù è con me tutto il giorno, tutti giorni, così che tutto è più semplice e bello. Nelle ultime ventiquattro ore ho accompagnato a morire sei malati. Debbo dire che il Cielo gode e l'Inferno freme dalla rabbia, perché la nostra clinica rilascia solo passaporti per il Cielo, e in quattro anni e alcuni mesi ne abbiamo già mandati quasi 600 in Paradiso. Dico così senza spiegare bene come vanno le cose, scusate. Per andar con ordine: sono padre Aldo, e da 19 anni vivo ad Asunción, in Paraguay. Ho innumerevoli mansioni, qui, su cui non voglio dilungarmi, ma tra questa una delle più gratificanti ( oltre che impegnative) è il lavoro nella piccola clinica, dove insieme a medici, infermieri, volontari aiutiamo chi ha bisogno di cure. E qui sono in tanti. Dalla nostra clinica, però, nessuno esce senza aver conosciuto il nome del Signore. Ed eccoci al mio modo dire, cioè che abbiam mandato in Cielo 600 malati.

Come vedete, è il lavoro più bello che ci sia. Perché a cosa servirebbe la vita se non ci fosse il Cielo? E che varrebbe vincere le 99 battaglie della vita se perdiamo l'ultima? Ebbene, io vivo, noi tutti nella clinica di Asunción viviamo perché quanti arrivano qui vincano l'ultima battaglia, perché conoscano il Signore e vadano in Cielo. E non vi dico la rabbia di quello ' del piano di sotto', come lo chiama una delle mie collaboratrici, qui, Lorenza. Ho da qualche minuto firmato le pagelle dei ' miei' numerosi bambini. Quando sono arrivato alla casa numero 2 erano già tutti a letto. Solo la mamma Cristina, un figlio naturale, Richard, e un bebé di alcuni mesi, Arnaldo, stavano guardando la partita Paraguay- Venezuela ( Lugo contro Chavez), vinta per 2 a 0 dal Paraguay. Povero Chavez... quante volte il vescovo presidente l'ha vinta, almeno sul piano sportivo. Ma di nuovo poca chiarezza: la casa numero 2 è una delle case- famiglia che sono nate ad Asunción negli ultimi anni e che accolgono i bambini orfani o provenienti da situazioni familiari drammatiche, per dar loro una via d'uscita dalla violenza, dalla droga, dalla malattia. Per dar loro un futuro. Qui ci sono famiglie che si prestano a ospitarli, e che li accolgono come figli loro. È il caso di Cristina, alla casa numero 2, dove stasera sono passato per controllare le ' mie' pagelle. Mi si chiede di firmare lì dove c'è scritto: padre o madre. E io firmo: padre Aldo. Una bella soddisfazione, molto più grande dei numeri che ci sono dentro: solo qualche sufficienza e per il resto tutto da costruire. Però nessuno è più a 0, ma tutti a 1 ( il sistema dei voti qui funziona così, approssimativamente). Arrivare a 1 è stata l'impresa più difficile, adesso c'è tutta la vita per crescere e arrivare al massimo. C'è tutto da costruire, questo conta. Dopo la firma li ho guardati mentre dormivano: sono proprio belli, questi miei figli! Dietro i loro volti angelici quanti segni di violenza, di sopruso... Eppure adesso sono contenti nella loro casetta, bella, grande, nuova. Si sentono amati e io, personalmente, li adoro. Guai a chi me li tocca! Sono tutti qui per ordine giudiziario e, quindi, anche protetti legalmente contro ogni forma di violenza. Le cose vanno così, in Paraguay. Io vedo in ognuno di loro il bambino Gesù. E , pensate, mi chiamano ' papi'. Quando li sento provo un'emozione che non vi dico... anche se, data l'età, mi sento più un nonno che un papà. Però papà si è sempre quando la verginità è la forma della vita, mi ripeto.

Guardandoli mi è più semplice capire perché don Giussani, l' 8 settembre del 1989, mi ha spedito qui. Lui sì che ci vedeva bene... anche con gli ' schizzati' come me, quelli che non sapevano stare al loro posto, che non erano mai contenti, che andavano ' salvati', indirizzati. Invece di mandarmi dallo psicologo, o affiancarmene uno – come giustamente il professor Andreoli ritiene essere importante oggi, coi preti ' moderni' e i giovani seminaristi – lui mi mandò in Paraguay. E ce ne volle di fegato per una simile operazione. Lui ne aveva, come tutte le persone che portano nel cuore un frammento di santità: mi guardò intensamente, per qualche minuto, senza fissare appuntamenti o colloqui, e capì. Dopo pochi minuti mi aveva già sconvolto la vita. Chi l'avrebbe detto, 19 anni fa, che quel prete un po' depresso il 10 settembre del 2008 sarebbe stato nominato cittadino ' illustre' di Asunción, con il sindaco che gli consegna le chiavi ella città? È quello che è successo oggi. Così adesso – ho pensato io appena mi danno la notizia – potrò decidere chi lasciar entrare e chi no. Mi vien da ridere ( anche perché avrei una lunga lista!), ma poi mi viene in mente che le chiavi di questa terra non contano mai molto, che sono quelle di San Pietro che dovrebbero preoccuparci tutti, e che io sono qui per far sì che attraverso quella porta, la porta del Cielo, passino sempre più persone: i miei figli, i miei malati, i figli che verranno, le persone che si ammaleranno. Che faccio di questo ' premio', dunque? Lo dedico alla divina Provvidenza, che mi ha ' fregato', perché in fondo io in tutta questa vicenda, in tutto questo entrare in Paradiso, io non c'entro proprio nulla. O meglio, ho solo una grande responsabilità: quella di essere strumento, di farmi strumento ogni giorno, prendendo sul serio la vita e il mio impegno. E obbedendo alla realtà. È difficile spiegare questa obbedienza. Almeno quanto impararla. Molti anni fa una donna del gruppo degli adulti che seguiamo mi ha chiesto: ma tu a chi obbedisci? Non le ho mai risposto, semplicemente ho detto: per il momento faccio già una grande fatica a obbedire alla realtà... All'epoca l'età e lo spirito un po' ribelle, devo confessarlo, mi rendevano quasi impossibile obbedire ai miei superiori. Volevo fare tutto di testa mia. Cercavo, invece, e con tutte le mie forze, di obbedire alla realtà: a quello che succedeva, alle situazioni che di volta in volta mi si ponevano davanti. Oggi, con un po' più di anni sulle spalle, ho imparato a obbedire ai miei superiori, ma mi piace pensare che tutte questo ' bel casino' che la Provvidenza ha messo in piedi ad Asunción – con i bambini che trovano una casa e una mamma, con i giovani che si appassionano alla scuola e prendono bei voti, con i malati che muoiono recitando l'Ave Maria e l'amministrazione locale che si accorge che queste sono cose ' buone' – non esisterebbe se non avessi cercato in tutti i modi di obbedire anche alla realtà. Certo, molti dormirebbero meglio. Anche io. E non saremmo così stanchi, qui, con tutto il da fare che c'è. Ma i miei figli, i vecchietti assistiti, che gioia vederli sorridere! E io, questo rompiballe che ogni giorno mette a soqquadro il cielo e la terra con il suo mendicare, che fine avrei fatto? Non lo so davvero. Così, dicevo, pian pianino ho imparato a obbedire a tutto e tutti. E oggi, il 10 settembre, giorno in cui mi son messo a scrivere di questa ' storia', dopo aver ricevuto l'immeritato premio del sindaco di Asunción, mi ritrovo a commuovermi. C'era, alla cerimonia, anche il Nunzio apostolico del Paraguay, con le lacrime agli occhi mentre ricordavo e ringraziavo don Giussani, don Massimo e tutti gli amici attraverso cui il Signore ha cambiato la mia vita. Se oggi sono qui, e faccio del bene, è per queste persone e perché il Signore ha deciso di cambiare la mia vita. padre Aldo Trento Asunción ( Paraguay)

Kevin, che vive a Peoria, Illinois

08:43 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (5)

Le vie del Signore sono infinite e passano anche attraverso i cavi telematici di Internet. Mi piacerebbe che questa storia la leggesse uno di quelli (tanti) che dicono che la vita succede per caso, che le cose accadono senza scopo, o peggio, che le facciamo accadere noi. La storia che vi racconto è piuttosto la dimostrazione che esiste un Disegno provvidenziale (cioè pensato dalla Provvidenza) e che davvero nulla accade per caso. Da anni frequento un gruppo di discussione su Internet (be', sono quelle invenzioni di questa era tecnologica che ti aiutano a ingannare un po' il tempo al lavoro, ma non ditelo al mIo capo; a volte mi domando come facevamo a tirare otto ore prima dell'invenzione della Rete): il mio ha ovviamente a tema Bob Dylan. E' una roba grossa, saremo qualche migliaio di utenti, la maggior parte dei quali americani. Questi msg boards sono sì un buon modo di passare un po' il tempo e anche scoprire cose interessanti, ma per la maggior parte - complice l'anonimità della maggior parte degli tutenti - anche popolati da parecchi fanfaroni e - a dirla tutta - anche di cialtroni. Frequentarli, però, ti permette di capire di più la realtà, ad esempio di Paesi lontani come gli Stati Uniti, che a sentire i notiziari tv o certi programmi televisivi a cura dell'esperto di turno. Ad esempio ti rendi conto come l'America (e ancor di più l'Inghilterra) siano due dei Paesi più scristianizzati al mondo, altro che Paesi islamici. In questo mio gruppo di discussione, qualunque argomento a carattere religioso è inevitabilmente lo specchio di un ateismo militante, di un nichilismo e di un odio verso Dio che farebbe accapponare la pelle anche a uno come Robespierre. Be', fra queste migliaia di persone da tempo avevo notato questo ragazzo, Kevin, per la simpatia, la gentilezza, l'apertura mentale. Circa un anno fa Kevin ci raccontò di aver partecipato nella sua città (Peoria, nello Stato dell'Illinois, uno di quei paesotti sperduti nel Midwest americano,un po' come dire Gorgonzola o Vimercate qua da noi...)a un incontro dedicato a Giovanni Paolo II. La scusa del suo post era un anedotto raccontato durante la serata a proposito della volta che Bob Dylan suonò per il Papa. Ai molti che gli chiedevano perché fosse andato a una serata dedicata al Papa, Kevin rispose tranquillamente: "Sono cattolico, mi interessava l'argomento". Interessante, pensai io e per mesi lo dimenticai. Poche settimane fa mi sono ricordato dell'accaduto e gli ho scritto, così, per curiosità, chiedendogli, da cattolico americano, se avesse mai sentito parlare di questo movimento, dandogli il link del sito americano, http://www.clonline.us/. Aspettandomi una risposta del tipo, e cos'è un nuovo tipo di cheeseburger (quelli di CL negli States non sono moltissimi e - pensavo - figuriamoci a Peoria, Illinois). La sua risposta fu sorprendente. Kevin e sua moglie, Rachel "Oh sì" mi scrisse Kevin "mia moglie, prima che ci fidanzassimo, andava a scuola di comunità". DANG! Una scuola di comunità a Peoria, Illinois? E fra le migliaia di persone che frequento in quel sito, ho beccato proprio uno la cui moglie andava a scuola di comunità? Coincidenza? Mi dice che smise di andarci quando l'amico che l'aveva invitata, un amico a cui lei teneva moltissimo, come capita spesso in America, andò a vivere in un'altra città. Mi dice che a casa hanno ancora un libro di "Father" Giussani, ma lui non l'ha mai letto e che sua moglie onestamente ha sempre fatto fatica a capire il messaggio di CL: "Sembra che tutto sia centrato su 'l'esperienza'" dice Kevin "ma non capiamo cosa voglia dire veramente". Be', penso io, quello di non capire più che la fede è essenzialmente una esperienza, un incontro, e non un insieme di buoni sentimenti e dottrine, è un po' il problema di tutta la Chiesa moderna... Poi arriva la domanda che non mi aspetto: "Perché non mi spieghi tu cosa è Comunione e Liberazione?". Be', facile, con il mio inglese imparato dai dischi di Bob Dylan spiegare una cosa del genere... Ci provo, cercando di raccontagli essenzialmente la mia "esperienza". Nei giorni successivi ne discuteremo a lungo, via e-mail, ma soprattutto cominceremo a raccontarci cosa accade nelle nostre vite ("l'esperienza"). Scopro che lavora in un centro di accoglienza alla vita e di sostegno a ragazze-madre. Però, Kevin è davvero un bel tipo... Qualche giorno fa mi viene in mente di chiedere al mio grande amico Riro, uno che dalla comunità di Pesaro si è trasferito con tutta la famiglia in quella di New York, se mi dà un contatto con qualcuno di CL di Peoria. Mi dà l'e-mail di Father Klamut, il prete che segue la comunità di lì. Bene, penso io, prima o poi gli scriverò... chissà se riuscirà mai a incontrare il mio amico Kevin. Invece scrivo a Kevin,chiedendogli se ha mai sentito il nome di questo sacerdote di Peoria (figurati, penso ancora una volta io con lo scetticismo tipico di noi occidentali figli del razionalismo da baraccone, Peoria ha 100mila abitanti e chissà quante parrocchie). Ecco la risposta di Kevin, strabiliante ancora una volta: "Con la fortuna che uno non immagina, Padre Klamut è il sacerdote che unirà in matrimonio, il prossimo ottobre, il mio miglior amico. Era anche il cappellano della mia scuola, ma aveva cominciato dopo che io avevo già finito il liceo. Però divenne molto amico di mio fratello più piccolo. Una volta mio fratello lo invitò a parlare a un gruppo di giovani che lui seguiva personalmente a scuola, ma i responsabili di quel gruppo erano dei Protestanti (avete mai sentito parlare di WASP, white anglo-saxon protestant? non hanno molto in simpatia i cattolic da quelle parti... questo l'ho aggiunto io, non Kevin...) e non vollero che un prete cattolico venisse a tenere una conferenza. Non lo conosco personalmente, ma tutti quelli che l'hanno incontrato dicono che è una persona eccezionale". E poi conclude: "It's crazy how easy the internet makes it for someone in Italy to find out about a priest in Peoria, Illinois!", è pazzesco come Internet permetta a qualcuno in Italia di venire a conoscenza di un prete che sta a Peoria, Illinois! Be', le vie del Signore sono infinite e la Provvidenza va a mettere insieme le persone che ad essa si affidano. Non so se Kevin e sua moglie andranno un giorno a fare scuola di comunità. Sinceramente non me ne preoccupo. Ci sentiamo quasi ogni giorno, ormai, ed è una bella amicizia. Sono felice che possa, in qualunque momento, contare su una realtà che possa sostenerlo, visto quanto è dura essere cattolici oggi nell'opulento e scristianizzato mondo occidentale. E non posso che pensare con stupore come il buon Dio stenda i fili del destino, da una parte all'altra dell'oceano, da Milano a Peoria, Illinois, dove - ma chi lo sapeva - anche lì c'è una comunità di CL. Kevin è anche un valido cantautore, anzui un songwriter come dicono loro: qua potete ascoltare alcune sue composizioni: http://www.myspace.com/kpdmusic. A casa Davis è atteso il primo pargolo, una bambina che si chiamerà Cecilia. Arriverà a gennaio del nuovo anno. Magari questa estate vado a fare le vacanze a Peoria, Illinois. Mi ha detto Kevin che là ci sono i migliori "burger joint" di tutta l'America.

Piazza don Luigi Giussani

17:23 / Pubblicato da Alessandro / commenti (3)

Don Giussani realmente voleva non avere per sé la vita, ma ha dato la vita, e proprio così ha trovato la vita non solo per sé, ma per tanti altri. Ha realizzato quanto abbiamo sentito nel Vangelo: non voleva essere un padrone, voleva servire, era un fedele servitore del Vangelo, ha distribuito tutta la ricchezza del suo cuore, ha distribuito la ricchezza divina del Vangelo, della quale era penetrato e, servendo così, dando la vita, questa sua vita ha portato un frutto ricco - come vediamo in questo momento - è divenuto realmente padre di molti e, avendo guidato le persone non a sé, ma a Cristo, proprio ha guadagnato i cuori, ha aiutato a migliorare il mondo, ad aprire le porte del mondo per il cielo. Joseph Ratzinger "...Perchè sei proprio come questo mare: immenso ed arcano, che sempre lo senti dire un suo misterioso pensiero profondo, che capisci, ma non sai ridirtelo a te stesso con parole comprensibili e determinate; questo mare che ora è calmo ed a stento l'odi appena ansare sulla riva e sembra che sogni, e dopo poche ore è tutto tribulato ed ansimante ed appassionato, e non sai il perchè... ma calmo od agitato, silenzioso od irato, il mare ha ogni giorno ed ogni istante un minimo comun denominatore, un significato base unico ed inesorabile, che è la sua grandezza; il senso travolgente di una immane aspirazione all'infinito, al mistero infinito." (D. Luigi Giussani, da una lettera 24.9.1946)

Esperienze con gli Amici di Simone

15:59 / Pubblicato da Alessandro / commenti (7)

Ciao Ale, avevo promesso che ti avrei scritto sabato, ma gli impegni, il lavoro e la distrazione hanno preso il sopravvento. Quello che ti anticipavo al telefono riguarda le attività dell’associazione Amici di Simone. Io leggo il Blog da un po’… e ringrazio tutti coloro che ci scrivono (Vites in testa… bella la foto con John Waters…). Riguardo appunto all’Associazione ciò che stava nascendo era come per me, sì, una cosa grande ed evidente ma qualcosa di cui parlarne ai colleghi, esserne fiera perché molti sono amici della mia Fraternità…qualcosa che è successo.. un Miracolo.. ma come qualcosa lontano da me, non tangibile..che non lascia il Segno?!?.. Allora mi sono chiesta ma dove è questo centuplo? Questa amicizia… per me.. Silvia? Il desiderio però così grande di un abbraccio si è fatto più evidente con l’esperienza del Meeting, lo stesso Padre Aldo in quell’articolo commovente dove spaziava dalla depressione (argomento che ho sentito per la prima volta trattare con tanto affetto....), all’innamoramento, alla sua Missione… diceva che il grido dell’uomo ha bisogno non di consigli e telefonate ma di una Compagnia.. Ebbene quando l’ultima volta sono stata chiamata al cell. per la festa di GS, da te e mio cognato, ho pensato ma che caspita centro io con la festa di GS? In più dopo una settimana di Km e Km in macchina l’idea di riprendere l’autostrada… Ma ok parto..arrivo al Maria Luigia, una marea di ragazzini, nipoti e amici dei nipoti e molti dei tuoi amici al lavoro con mio cognato number one a fare i testaieu (si scrive così?)..mi viene da partecipare, cosa fare lì tra mille giovincelli felici di incontrarsi? Mi avvicino alla piastra dei testaroli dove c’è magistralmente Bosco e li trasporto dalla cottura per il contorno del pesto o della nutella... alla Betty e a Francesco... Qualcosa di pazzesco... qualcuno può pensare... veramente impegnativo!! Ma la cosa pazzesca è stata aver percepito un di più… un qualcosa di indecifrabile, un abbraccio a tutto ciò che ero, un sentirmi accolta e voluta... anche i ragazzini sono stati un aiuto quella sera.. Ho pensato ecco perché molti sono lì a cuocere gli Hot Dog, a fare cassa e a servire, perché è un di più per sè... uno capisce che quel servire li è per il suo Destino, finchè uno non risponde non lo sperimenta… A Milano il weekend è piuttosto pesante…. rapporti faticosi e lavoro, lavoro… mi lamento.. ma tutto è salvato in questo Abbraccio sperimentato?!? Mi viene da rispondere solo di sì… A presto Silvia

Caritativa a Chiavari

13:34 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Trascorsa felicemente anche la seconda stagione della “caritativa” tra famiglie, bambini e ragazzi al Centro Acquarone, la mia pigrizia aveva già sentenziato che “si va bè luglio e agosto liberi tutti perchè fa caldo”. Invece, come sempre è accaduto nella mia vita, l'imprevisto arriva a smuovere le acque dello stagno (altrimenti immobili se lasciate alla mia iniziativa!): la proposta non solo di continuare a vederci ma addirittura organizzare il mese di luglio alla spiaggia! L'instancabile Rosi si accorda con i gestori dei Bagni Gianni di Chiavari e chiama Francesca, di Milano, che sceglie questa iniziativa per il suo tirocinio universitario, e quindi grandi e piccini sono pronti a partire con “la casa si allarga... sulla spiaggia”. Naturalmente, nonostante i miei “se” e i miei “ma” (si suda, i sassi sono pericolosi, gli altri bagnanti cosa diranno, etc etc), è bastata l'espressione felice di Vittoria pucciata nella piscinetta con palline, la serenità e la gioia di ritrovarsi insieme di tutti noi, l'amicizia con nuovi bambini, a dimostrare che valeva la pena eccome. E arrivati alla fine di luglio, salutata con un po' di nostalgia la brava e simpatica Francesca, è stato naturale ad agosto proseguire ad incontrarci il pomeriggio al Centro Acquarone, al fresco del parco giochi, tanto che chi tra noi è andato in vacanza era quasi dispiaciuto perchè mancava un lunedì!!! Adesso ci prepariamo alla ripresa della normalità, scuola, lavoro, palestre, impegni vari, e continueremo a ritrovarci per un semplice pomeriggio insieme, certi che nulla succede per caso, che ci incontriamo per condividere le esperienze di tutti i giorni e per aiutarci a ricordare che tutto (anche un figlio malato) ci è dato per la Felicità. Francesca B.

Tutti a Portofino

19:41 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

(clicca sulle immagini per ingrandirle e leggere il testo)

Lettera di Padre Aldo dal Paraguay

21:31 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)

Il Santo del mese di settembre

A dire il vero sarebbero tanti i santi di questo mese. Santi incontrati al Meeting di Rimini, santi che ogni giorno mi riempiono di e-mail, una più bella dell’altra, e santi che stanno morendo nella clinica “Casa Divina Provvidenza S. Riccardo Pampuri”.

E chi sono questi santi? Sono le centinaia di persone, di tutte le età che dopo l’incontro di Rimini mi “assediano” con il loro grido di verità, di bellezza, di amore, di felicità. Persone desiderose, bramose di saperne di più rispetto al centuplo. Padre ma è vero che quanto è accaduto a lei è possibile anche per me? Padre è vero che la depressione è una grazia? E come accettarla così? Dove trovare un uomo con questa libertà di vivere, di amare? Padre ho paura del sacrificio, del dolore…come ha fatto lei a sopportare tutti questi anni di sofferenza psichica e morale? Ma è possibile amare e come coniugare l’amore con il dolore? Ma che bella la verginità se poi accade quanto è accaduto a lei! Dove ha trovato l’energia per obbedire a Giussani? Come ha fatto a dargli credito? Padre ci parli dell’umanità di questo uomo che ha saputo condurlo per mano in un modo così umano che sbalordisce e nello stesso tempo sentiamo che se non fosse così non varrebbe la pena credere in Cristo.

Le e-mail di questi giorni sono tutte un tentativo di rispondere a queste domande.

C’è un vuoto affettivo, una paura d’amare e un’assenza di padri impressionante. Come non ricordare le code di ragazzi, ragazze, adulti che hanno fatto impazzire Miriam, la hostess, per poter sentirsi dire che ciò che il cuore desidera è vero e può incontrare una risposta adeguata?

Perfino mi correvano dietro con il loro dramma anche quando andavo al bagno. No, non è spento il cuore dell’uomo, il cuore del santo. Solamente, mi domando, dove siamo noi adulti? Sentiamo che il grido dell’uomo è sempre potente ed è un grido che ha bisogno non di telefonate,di consigli, ma di una compagnia? Vorrei mandarvi le e-mail che ricevo perché potessimo rendercene conto. I santi sono quelli che gridano, che vivono irrequieti, senza patria, mendicanti dell’Infinito.

Tornando a casa ho rivisto tutti i miei figli ed è stata una festa. Ma ho rivisto in particolare il piccolo Victor di un anno.

Se non ve lo ricordate vi rimando la foto…però così come è ora.

Sono rimasto sconvolto appena l’ho visto. Gemeva, geme in continuazione…mmm, ah, ah, ah…e tende le braccia stringendo forte le manine a forma di pugno. La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore si è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio. Cos’è successo? D’improvviso, attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa, quell’acqua che avvolgeva il suo piccolissimo cervello. Una immagine impressionante, dolorosissima. E’ come guardare un pallone da calcio bucato. Non bastasse questo, l’altro giorno gli è scappato l’occhio sinistro, rimanendo una cavità vuota che spurga di tutto. Abbiamo dovuto mettergli una garza. Lo guardo e non posso non andare con la mente al testo di Isaia, lì dove il profeta parla del servo sofferente, di Gesù, senza apparenza senza nessuna bellezza, distrutto fisicamente, gemente per l’atrocità del dolore. Victor il mio bambino non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo. Il mondo ha paura di lui, sente ribrezzo, non sopporta vedere questo piccolo ridotto ad un mostro. Il mondo dice: perché non lo lasciate morire? Ma voi siete inumani, non è giusto, etc…Io lo guardo, piango, soffro perché Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme, che chiede un po’ di amore. Lo bacio, lo bacio sempre…i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte…non più testa ormai sgonfiata con la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù.

Le domande mie sono tante e tutte rivolte a Gesù e così pure le domande di chi ha il cuore di Cristo per vederlo, perché senza questo cuore posseduto da Cristo uno non ce la fa. Chiedo a Gesù di aiutarmi perché questa piccola ostia bianca, ridotta ad un “mostro”, così lo definirebbero quanti in Italia vogliono che Eluana muoia, cambi il cuore, lasciando a Gesù di possederlo, tenga desto in me quella drammaticità toccata con mano in Rimini. Mentre scrivo sento i suoi gemiti continui, come un sibilo che ti rompe il cuore…e non mi resta che inginocchiarmi davanti a Lui, Gesù che sta morendo sulla croce. Però Gesù aveva il Padre, la mamma ai suoi piedi, questo Gesù ha solo me, noi poveri uomini e per di più non ha mai conosciuto il sorriso, né il pianto…ma solo un gemito che dura dalla nascita fino ad ora. Il suo corpicino deformate non ha più niente di sano, gli manca solo che si spappoli l’occhio sinistro poi tutto è consumato. Amici, quanto dolore nel mondo e noi? Noi siamo grati a Gesù per quanto ci dà? Per me Rimini ha voluto dire la percezione che Gesù da quel momento in avanti mi avrebbe chiesto ancor di più sia come capacità di soffrire, sia come capacità di fare compagnia. E ne ho avuto subito l’esperienza appena tornato in cui da subito, lontano da quel frastuono umano, mi sono trovato alle prese con la vita quotidiana.

Aiutatemi con la vostra preghiera perché a chi molto è stato dato, molto gli è chiesto. Sono grato a Gesù perché non mi lascia tranquillo un secondo e così la vita diventa supplica.

Con affetto,

P. Aldo

Nota Bene: Come vorrei che questo scritto con la foto arrivasse a coloro che hanno deciso che Eluana “deve” morire. No, non può morire se Dio non ha ancora deciso. La vita è sua, di Dio... se la uccidiamo saremmo tutti più poveri e disgraziati.