"Io sono un acchiappa anime per conto di Dio" disse una volta Nick Cave. Ieri sera, al Teatro Dal Verme di Milano, il cantante, musicista e scrittore australiano deve averne acchiappate di anime. Come sempre d'altro canto quando lui sale su di un palco. Anche l'amica seduta al mio fianco, che di solito non ci pensa granché, a Dio, me lo conferma: "Mentre cantava non potevo fare a meno di pensare a Dio". "La canzone d'amore è la luce di Dio, giù nel profondo, che si fa largo tra le nostre ferite. Alla fine la canzone d'amore esiste per riempire, con il linguaggio, il silenzio tra noi stessi e Dio", ha detto ancora Cave. Venuto per presentare il suo nuovo romanzo, La morte di Bunny Munro, dissacrante, provocatorio, a tratti osceno (come mel suo stile) racconto di un commesso viaggiatore la cui unica ossessione è il sesso e il tradimento continuo chene consegue, tanto da spingere la moglie al suicidio per la disperazione, il cantante ne ha eseguite di canzoni d'amore, seduto da solo al pianoforte, creando quella tensione emotiva così palpabile come lui solo sa fare: Are You The One That I've Been Waiting For, Love Letter, Lucy, Into My Arms, Lime Tree Arbor, The Weeping Song. Scatenandosi poi in piedi le mani rivolte al cielo come un predicatore folle del vecchio West, nel suo elegante completo gessato e gli anelli d'oro che brillavano alle dita, nei rituali voodoo di Red Right Hand, Dig Lazarus Dig (la resurrezione ambientata tra le strade di New York), Tupelo e Grinderman, contemplando infine la misericordia sul condannato a morte di The Mercy Seat. Così come le sue canzoni, anche il suo romanzo nonostante i temi scabrosi è un viaggio verso la redenzione, che si compie nel sacrificio del protagonista, accompagnato solo dal figlio che lo ama di un amore gratuito e dalla presenza misericordiosa del fantasma della moglie. Mentre, intorno a lui, un inquietante personaggio vestito da demonio - quasi a ricordargli il suo peccato - compie gesta sanguinose, incalzandolo sempre più vicino. E' la vita, e Nick cave ne sa una cosa o due. La vita sempre in bilico tra peccato e possibilità di redenzione. Realtà dell'uomo, innegabile e impossibile a mani d'uomo da risolvere. Ma c'è una possibilità. Lui lo sa, ce lo dice quando esegue quasi fossimo in una chiesa abbandonata dalla maggioranza degli uomini, ultimi sopravvissuti all'apocalisse dei tempi moderni, la commovente e sussurata God is in the House, Dio c'è, qui. "In ogni mia parola e in tutto quello che so, c'è una mano che mi protegge"
Intervento di D. Eugenio NEMBRINI all'evento: (trascrizione non rivista dall'autore)
Io sono stato a lavorare come prete sempre nei bassifondi, prima in un quartiere malfamato di Roma poi sono stato 10 anni in Kazakistan in un posto assurdo, adesso in una scuola di Milano, rettore di questa scuola.
Tra Roma, Kazakistan e la scuola di Milano non c’e’ differenza, certo che c’e’ differenza, mi capite anche voi, ambiente, situazione, tutto e’ diverso ma e’ impressionante che non c’e’ differenza, cioè il cuore dell’uomo qualunque uomo abbia incontrato dal più semplice al più casinista e’ proprio uguale. Ha dentro una voglia, ha dentro un desiderio ha dentro una volontà ha dentro un grido di bene che e’ impressionante. A me non frega assolutamente nulla poi che strada uno ha fatto ma il problema della vita e’ che uno, due, cinque, otto tra noi prima o dopo possano arrivare a incontrare questo destino buono per se. Strade tortuose magari, ma chi se ne frega, il problema della vita e’ se questo grido che abita nel tuo cuore prima o dopo può impattare con una speranza con una presenza. Io dico solo questo ai miei amici, continuo a ripeterlo, che cosa vi domando: io non vi chiedo di essere bravi, che e’ un termine così cretino che non vuole dire proprio niente, non vi chiedo di non sbagliare, io vi chiedo solo di essere seri con questo grido. Perché prima o dopo se uno grida, bussa, domanda prima o dopo sta tranquillo che il Padre risponde . Tutta la bellezza della vita sta in questa presa di coscienza e di serietà con il proprio cuore. Anche oggi comunque guardate, a parte un po’ le camionette, se fosse venuto qua chiunque a guardarci giocare avrebbe visto chi ? della gente lieta di essere insieme che gioca a pallone. Guardate siamo così. Poi i nostri amici dovranno ritornare. Io non so cosa ti aspetta o non ti aspetta nella vita. Ma io so che qualunque posto vai il tuo cuore non lo fa tacere nessuno, ma non solo voi che siete in carcere anche tu che vai a scuola. Seri e veri con questo cuore che ha solo voglia di incontrare una risposta. Il demonio non e’ quello che ci frega facendoci fare le cose brutte, ci frega facendo tacere il cuore. Dio non vuole le cose belle, riaccende tutti i giorni il nostro cuore. Il cristiano, il religioso e’ uno che si prende sul serio così. Per cui l’augurio per tutti liberi, non liberi, avvocati, guardie, carcerati e’ la stessa roba ; seri e grandi con il cuore. Se poi questa amicizia la continuate e’ una cosa straordinaria, io ci sono e spero proprio di venirvi ad incontrare ancora.
La Madonna è venuta, stava in cima al letto, dietro la testa di Caterina. L’ha benedetta e ha benedetto Alessandra e Marija che ha chiesto il miracolo della guarigione per Caterina.....
leggi il resto della testimonianza di Antonio Socci qui:
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=38846
Il racconto più bello di Flannery O'Connor, raccontato da Antonio Spadaro e Davide Rondoni
Monti di Pratosopralacroce
Un'estate semplice. Dove i luoghi, gli amici, le cose si sono presentati sotto un aspetto nuovo. Semplici cose piene di significato. Una giornata a Pratosopralacroce, bellissimo paese nell'entroterra chiavarese, dove dall'ospitale, desiderosa accoglienza di uno, è nata un'infinita storia d'amicizia. Guardavo questi luoghi, il bosco delle fate, i monti, le case contadine e non pensavo a niente di preciso. Improvvisamente mi sono sentito come rasserenato, come se fossi passato dalla percezione dei sensi ad una percezione tutta interiore. Tutti questi luoghi sembrano raccontare di un Altro. Del suo misterioso disegno. Luoghi che ho condiviso con alcuni amici, con cui la confidenza fraterna e semplice stabiliva tra i cuori una comunicazione dolce, serena, anche se non verbale. Mi sono riscoperto felice in un periodo in cui non è ancora chiaro nulla. Ma piccoli embrioni di luce mi sono stati donati, è chiaro.
Bosco delle Fate
La realtà ha dato sapore a quelle che erano prima parole un po' meno piene: amicizia, verità, libertà, amore. Da questi luoghi viene Renzo, una specie di cristiano raro come il bradipo albino delle molucche. La semplicità amorevole di Cristo la immagino un pò così. Poi c'è stata un'affinità misteriosa con una persona con cui ora sono più amico, perchè è possibile instaurare un rapporto profondo anche in poco tempo, quando ci sono affinità che convergono in un Punto. In questo agosto ho conosciuto meglio Mattia, mio piccolo amico di un anno che Gesù ha scelto per portare il peso di una passione fisica che mi è difficile comprendere, anche se Simone dovrebbe avermi insegnato qualcosa. Tenerlo in braccio per pochi minuti è stato come tenere in braccio Cristo in croce. Ridicoli i miei tentativi di non piangere tentando di distrarmi parlando d'altro, mentre lo cullavo tra le braccia. Che tu possa essere segno glorioso della misericordia di Dio per tutti noi, mio piccolo amico.
Poi l'incontro, bello e fascinoso, con l'amica che non vedevo dal '95. E me ne accorgo solo se ci penso. Forse se uno è in cammino verso la stessa meta accade così.
Un agosto con l'amico più "vicino", che scopri inaspettatamente più fragile, ma così affetto da quella fede viva, reale, vissuta con i limiti della carne, che renderebbe vitali anche le sue ceneri. E ti accorgi di come quel cuore, anche nei momenti più bui, non lascia spazio al grido della disperazione. Certi amici la vita li porta a te come un tesoro immenso e misterioso. Non è "naturale" avere amici così.
A fine agosto, dopo anni di assenza, il meeting a Rimini e l'incontro, inatteso, con Luigi, uno dal passato vivace. Uno che ha dato il nome di tuo figlio alla bellissima casa famiglia a Matino (LE), dove vive con la sua famiglia accogliendo disagi di ogni genere. Comunità familiare Simone Tanturli, e si che non lo ha mai conosciuto o, forse l'ha conosciuto meglio di tanti altri attraverso volti amici. E uno che ti dice: ti aspetto, vieni quando vuoi quella è la tua casa, ti spiazza. Ti fa aprire un poco quel tuo cuore indurito. Ci vedremo presto Luigi.
Casa Famiglia Comunità familiare Simone Tanturli, Matino (LE)
"Questa conversazione che stiamo facendo adesso è già accaduta" mi dice, lasciandomi alquanto perplesso, John Waters mentre ci fermiamo a parlare fuori del ristorante del Meeting dove abbiamo pranzato con alcuni amici del Sussidiario e la redattrice di Traces, la versione stelle e strisce di Tracce. "La mentalità moderna continua a insistere che bisogna guardare avanti" dice ancora il giornalista irlandese che ha ritrovato la fede dopo una esistenza nella corsia di sorpasso, "che il futuro realizzerà i nostri sogni. Non è vero. Passato e futuro esistono solo nel momento presente, è nel momento presente, in questo istante che accade ora che la vita si spiega. Quello che ci stiamo dicendo adesso è già stato pensato e voluto da Dio". Ecco. E io che lo avevo assillato con domande su cosa sarà della mia vita, le mie incertezze e i miei dubbi. Conversazioni che accadono facilmente al Meeting di Rimini, edizione del trentesimo anniversario. Non è un caso che uno degli incontri del Meeting, quello con il figlio del commissario Luigi Calabresi, si intitoli proprio "Il caso non esiste". Questo Meeting mette a dura prova. La fatica è cosa non da poco, specie per chi arriva da giorni di vacanza molle. Fa caldo, molto, e la calca di persone è in certi momenti insopportabile. La coda per visitare le mostre più significative, ad esempio quella bellissima dedicata al Rione Sanità di Napoli e alla novità affascinante che vi è nata grazie a un gruppo di amici, possono durare anche mezz'ora. Poi se fai come noi che ti porti al Meeting una banda di ragazzini la fatica è ancora di più. In certi momenti ti scoraggi pure: ma che ci sono venuto a fare qui dove per cenare ci metto anche due ore e mezza? Il fatto è che il Meeting è come la vita. Non è come le feste di partito o le sagre della melanzana dove ci si va per dimenticare la vita: qui, come dice John Waters, la vita accade, ora. Il Meeting è faticoso e richiede apertura e disponibilità totali proprio come nella vita. Trentamila persone sono piovute giù nel terzo giorno solo per ascoltare Julian Carròn parlare di San Paolo. Il Meeting, come la vita, richiede adesione. E poi fai gli incontri più belli, quelli che ti rilanciano. L'amica che ha lasciato il movimento da dieci anni ma che ancora adesso chiama quel luogo "l'unica casa che ho avuto". Ci si saluta con la promessa di non lasciarsi per strada. Puoi incontrare Vicky e Rose.
E alla fine, poco prima di partire, al bar dei "napoletani", incontri don Eugenio che come sempre lascia immediatamente la conversazione in corso per abbracciarti forte. Ecco, è in quell'abbraccio forte che si scioglie tutta la fatica fatta al Meeting e ti senti nell'unica casa che puoi avere. Adesso sei pronto a ripartire, a ripartire da quell'abbraccio che non ti lascia mai, seguendo l'esperienza di un altro. Come diceva Carròn agli esercizi della Fraternità, il Meeting insegna che bisogna "seguire fin quando a un certo punto uno segue se stesso colpito dall'esperienza che fa un altro, perché è così tutt'uno con se stesso che alla fine segue se stesso colpito dall'esperienza di un altro".
Paolo Vites
E' un momento particolare. Uno di quei momenti in cui la domanda è viva e presente. Io che sono un'ansiosa preferisco che tutto (o quasi...) sia a posto, che non avvengano troppi scossoni. Invece quest'estate 2009 è uno scossone. Mi ha obbligato a cercare di stare in modo serio davanti alla mia vita.... Ed eccoci al Meeting! Sì, può prevalere il lamento (non si portano i bambini al meeting, che caldo, ma quanta gente c'è, che palle tutte 'ste code, ecc) ma poi non si può non guardare a Chi ha permesso tutto questo. A Chi ha permesso gli scossoni nella mia vita. Ho visto bene solo 2 mostre, ho partecipato a 3 incontri e ho speso un pò di soldini in libreria. Poi con i miei amici ho incontrato Rose e VicKy. E poi un amico, anzi, l'amico dell'estate 2009 (perchè attraverso gli scossoni Gesù ti fa incontrare amici nuovi che ti guardano in modo nuovo, come ti guardano i tuoi amici-fratelli più cari, quelli di sempre) mi presenta a Don Eugenio, il prete che mi ha fatto prendere coscienza dell'imminente scossone, e il suo sguardo e quell'abbraccio me lo porto via! Lieta come non mai. In questo momento in cui troppe volte i se prendono il sopravvento sono lieta, perchè certa che "tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una Sapienza che - il Cielo ne sia lodato - non è la nostra". E guardo i miei amici, l'amico più caro, l'amico nuovo che col suo sguardo e un regalo mi fa sentire voluta bene, sul serio... e il mio bambino che nonostante i capricci mi ringrazia per averlo portato in un posto dove eravamo tutti amici! Ecco perchè si portano i figli... perchè per loro, le loro vite e gli eventuali improvvisi scossoni desidero solo questo!
Cristina Bona
Le dieci di sera di martedì 4 agosto 2009
Amici carissimi,
sono davvero lieto che oggi mi abbiate scritto di nuovo, e con oggi (4 ago) intendo il giorno in cui ricevo a mano la lettera di Maurizio e Alessandra C.. Prima c'era stata la lettera di Francesca T., altro scritto tanto gradito quanto delizioso, ma sempre preceduto dall'attenzione e dalle preghiere di voi tutti. Devo dire che mi piacciono moltissimo queste sorprese da parte vostra, oltre che per le cose che mi dite, anche perchè per istinto mi confortano. Mi confortano perchè la cosa peggiore che può capitare ad un uomo che, come me, rimane molto tempo da solo è di non avere più molta immaginazione, ma voi, non interrompendo il cordone ombelicale con quell'irripetibile esperienza delle torte fatte in onore di Simone, fate in modo che la mia fantasia rimanga sempre viva e, in questo modo, mi tenete legato alla vita. Del resto voi non potete immaginare quante cose io so di voi perchè Vincenzo e altri mi raccontano, in cui voi apparite come una forza benefica e piena di responsabilità per noi. Perdonatemi anzi del mio silenzio e della mia tristezza, ma è tutta colpa delle pubbliche sciagure se fino ad oggi non mi sono degnato di ringraziarvi con uno scritto. Nell'ultimo periodo mi sono ritrovato senza verve e senza forze, ho attraversato una condizione di gran lunga peggiore delle precedenti, perchè senza aspettarmelo ho visto polverizzarsi tutte le aspettative processuali che mi ero creato. Mi ripetevo, allora, che la vita per me in questo stato, la vita così non è vita. E a che serve essere ottimisti se non esiste rimedio?
Non ho mai pensato di cedere alla tentazione di una depressione, sia chiaro, ma cercate di capirmi: che fai quando ti senti solo e così insicuro di tutto? Quando provi un profondo senso di smarrimento e di disperazione? Dove andare, che fare, che dire ai figli, che dire a se stessi? Riuscite a capire quanto può essere amaro per un uomo colpito da un dramma personale di così grande portata? Si guarda il mondo come da una finestra. Da un lato si vedono persone felici, senza pensieri, e dall'altro si vede se stessi: non è facile da accettare. Per carità, non merito di essere compianto nemmeno da voi, perchè al punto in cui sono ci sono voluto arrivare io, però credetemi che si aprono ferite non facili da medicare. Ci sono soprattutto famiglie che pagano il prezzo di decisioni insensate. Ci sono figli cresciuti senza genitore che soltanto adesso cominciano ad elaborare l'enormità di quanto accaduto. E lo fanno da soli, sulle loro spalle, lottando con un imbarazzo difficile da ignorare. Questa è la verità prevalente che mi rendeva così cupo, al di là del fatto che in tutta la mia vicenda non c' è un discorso, non c'è una parola che odori di giustizia, d'intelligenza, di buon senso. Poi c'è stata la mobilitazione che sapete, tante persone che si sono schierate dalla mia parte, sicchè in essa ho trovato la forza per uscire dall'apatia in cui stavo per sprofondare e, buon Dio, ora sfiderei tutte le forze dell'Inferno, sapendo di poter contare sul vostro appoggio e sulle vostre preghiere. Ma ho verificato ancora una volta che quando uno dipende dagli altri in tutto, beh, perde la capacità di essere se stesso, perde la razionalità, perde tutto. E se non trova il giusto aiuto, finisce per perdersi.
In generale, io evito sempre di valutare chiunque fondandomi su ciò che si suole chiamare intelligenza, bontà naturale, prontezza di spirito, perchè so che tali valutazione hanno ben scarsa portata e a volte si rivelano ingannevoli. L'opinione che mi sono formato, tuttavia, è che la gioia nella vita venga soprattutto dalle persone che incontri -se trovi quelle giuste- e da tutti i pezzetti che ho messo insieme, ho capito che voi lo siete. Anzi, lo dico perchè mi da molta soddisfazione farlo, voi siete senza confronto le persone più gradevoli e concrete che io abbia mai visto operare in carcere. E non lo penso solo io, in molti qui, dicono che avete lasciato il segno.
Qualcuno potrà obiettare che è piuttosto comune diventare emotivi dopo un'esperienza come la mia, ma tutto ciò che io e Vincenzo abbiamo ricevuto da voi, amici, non ha prezzo. Prendete le lettere che mi avete scritto: sono deliziose per il tono di dolcezza e di fiducia che vi regnano, personalmente le ho trovate oneste e sincere come il vostro animo. Anche oggi, infatti ero cupo, triste, sofferente, ma poi ho ricevuto la seconda lettera portatami da Francesca, l'ho letta, e ho brillato per il resto della giornata. Ve lo farei domandare a Ernesto, se sia vero oppure no. Allora, non so se voi siete fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni; non so se quello che dite nelle vostre preziose lettere sia solo un'illusione gonfiata dalla speranza; non so nemmeno se dico queste cose perchè la mia vita ora è ridotta a un centimetro quadrato e questo condiziona concretamente le mie vedute; ma tutto quello che so è che vi voglio bene più della felicità e del piacere, di questo siatene certi, perchè voi mi tenete in vita come niente e nessuno al mondo. Francesca S. è una persona piena di sorprese, d'accordo, non la scopro certo io anche se ho avuto la fortuna di constatarlo personalmente, ma di sicuro siete stati voi tutti, insieme, che avete smosso le acque del mio immobile stagno, facendomi l'onore di credere che sono rimasto incastrato ingiustamente nella sentenza che ho subìto. Questo significa che Dio c'è, che mi vuole bene, che nutre per voi una profonda stima, se vi ha messo sulla mia difficile strada. E c'è da capirLo: le persone virtuose e sincere sono talmente rare, che non si finisce mai di apprezzarle e usarle per fare il bene. Credo perciò anche alle virgole che parlano di voi.
Un'ultima cosa: mi sono riconosciuto in Francesca T., quando nella sua lettera ha accennato al vuoto lasciato da Simone. Capisco quanto sono importanti i figli, io ho cercato di sopportare tutto soprattutto per il mio Emanuele, che si preoccupa molto per me. Perciò un fattore ha pesato più di ogni altro sulla mia decisione di accettare il vostro aiuto, quello che questa donna e suo marito hanno sofferto veramente. Ho pensato che solo persone in questa situazione potevano capire la mia e intuire il mio inferno, e con loro tutti gli amici che hanno aderito all'Associazione, i quali, svolgendo una gran quantità di lavoro serio per altri bisognosi, non hanno fatto sentire inutile una perdita così importante. Ebbene, grazie a tutti voi per non avermi fatto cadere in quello stato di inerzia che non mi avrebbe permesso di essere grato per ciò che mi viene dato.
Non so per quanto tempo dovrò mangiare questa pasta scondita e dormire in letti scomodi, ma vi assicuro che se un giorno avrò la possibilità di dimostrarvi la mia riconoscenza lo farò molto volentieri. Che questo accada o meno è probabile pure che non ci vedremo mai. In ogni caso, carissimi amici di Simone, sappiate che quell'embrione di stima e di amicizia che è nato per voi resterà sempre intatto in fondo al mio cuore come la prima pietra di un edificio.
Mille abbracci e tante cose a tutti.
Giuseppe.






