Terra desolata

10:15 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (4)

"Che puoi fare per me? Puoi pregare per me". A dirmelo è un'amica atea che più atea non si può. Un'altra amica, cattolica, mi dice che pregare per lei non significa più nulla. Non mi aspetto più niente, dice. Allora pregherò io per te, le dico. Una domenica mattina presto ero nella bellissima basilica di San Lorenzo poco prima di andare a fare il mio turno di lavoro. C'era una messa in corso, il prete era all'omelia. Continuava a ripetere: "Domandiamoci cosa dobbiamo fare. Che cosa dobbiamo fare?". In fondo, dove mi trovavo io, una bellisima statua di Padre Pio in grandezza naturale, ricoperte di rosari. Vicino a me una famiglia non so se sudamericana o indiana. Padre, madre e figlioletta piccolina tutta imbacuccata per coprirsi dal freddo. A turno, prima il padre e poi la madre, si alzano e vanno a inginocchiarsi davanti a Padre Pio, con grandissima dignità mettono entrambi le mani sui piedi della statua. E pregano. La bambina, anche lei sembrava avere una grande dignità, li osserva entrambi con il capo dritto. Che cosa pensa. Non saprei, credo però che conserverà per tutta la vita l'immagine dei suoi genitori in ginocchio. Che pregano. Volevo alzarmi in piedi e interrompere l'omelia di quel prete: "Ecco csa dobbiamo fare" avrei voluto dirgli mostrandogli la famigliola di extra comunitari. "Pregare". Non c'è chiesto niente altro. Lo sa anche la mia amica atea. "E' la chiesa che ha abbondato gli uomini o sono gli uomini che hanno abbandonato la chiesa?" si chiedeva l'immenso poeta TS Eliot. Entrambi, probabilmente. Quella stessa domenica, uscendo dal lavoro, mi fermo nella straordinariamente bella chiesa di Sant'Alessandro per beccare una messa. E' una chiesa di una bellezza come ce ne sono poche in Italia e nel mondo. Però è quasi deserta, una dozzina di anziani e un paio di coppie giovani. Anche i due sacerdoti che celebrano la messa sono vecchi, vecchissimi. Penso, quando entrerò qua dentro alla stessa ora per prendere una messa fra 10 anni non ci sarà più nessuno, neanche un prete. La messa è finita, non vado in pace. Però mi fermo come faccio ogni mattina davanti al Crocefisso che sta in un angolo di questa chiesa, Mi sento un po' don Camillo ormai. E dico una preghiera, per la mia amica che non vuole più pregare. (Il Crocefisso nella chiesa di sant'Alessandro a Milano) Con una preghiera e un augurio per Sara Tanturli che oggi fa la santa cresima

La scelta

22:20 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (3)

Io ho scelto dice il personaggio che recita nello spot pro eutanasia (prodotto in Australia, vietato in Australia, finito sulla Rete grazie al partito Radicale Italiano). Ho scelto di andare all'università. Ho scelto di sposare Tina. Ho scelto di comprarmi quella macchina. Ho scelto. Ho scelto. Poi conclude: "Quello che non ho scelto è di diventare un malato terminale e certamente non ho scelto che la mia famiglia debba vivere questo inferno insieme a me. Adesso ho fatto la mia scelta finale, ho solo bisogno che il governo mi ascolti”. Non ci sarebbero commenti da fare perché lo spot si commenta da solo. Non scegli di ammalarti, dunque non scegli di morire né come morire ma soprattutto - lo spot ovvimamente non lo dice - non scegli neanche di nascere. Non scegli neanche di chiamarti col nome che hai. E' un altro che ti dà il nome, come un altro ti dà la vita. E anche la morte. Basterebbe questo semplice e onesto riconoscimento a togliere ogni presunzione riguardo al possesso della vita e della morte. Il problema di questo spot non è che fa promozione all'eutanasia, che già è cosa triste, disumana, ed è anche falso, perché la maggior parte dei malati terminali dichiara (ma i tiggì e il Partito radicale si guardano bene di dirlo) di desiderare di vivere, a qualunque costo. Ad esempio come lo desiderva Eluana. La cosa squallidamente triste di questo spot è il perfetto ritratto dell'uomo contemporaneo che esso fa. E' un po' guardarsi allo specchio, guardare questo spot: quello che sceglie, sempre. L'uomo ricco, dell'opulento occidente, l'uomo annoiato, l'uomo moderno. Che è già morto ancor prima di arrivare a una qualunque eutanasia. Si è già ucciso, molto tempo prima. Perché chi invece non può scegliere, ad esempio i bambini che fanno la fame in Africa, i malati di Aids, loro vorrebbero vivere ma loro sì che non possono scegliere. A loro non è concessa la scelta. Questo spot è uno spot a una cosa sola: l'orrore della solitudine che si è impossessata di questo mondo moderno. E allora certo, di fronte alla solitudine si può arrivare anche a desiderare la morte. Pardon, l'eutanasia, che è più politically correct.

In quel lembo di mondo

20:56 / Pubblicato da Alessandro / commenti (3)

                                                    Dal carcere di Chiavari

Cari amici di Simone,
oggi è domenica e bighelloniamo nel cortile. Stiamo qui, a contemplare il tesoro di giornata che ci avete regalato ieri (partita di calcio tra Amici di Simone-Polizia Penitenziaria e detenuti -n.d.r.)  raccontandocelo orgogliosamente e raccontandolo a quelli di noi che non potevano esserci. Il divertente è che stamattina (intorno alla pila dove sciacquiamo i panni) in un modo o nell'altro abbiamo avuto tutti lo stesso rammarico: nel preciso momento in cui scattava il flash del ricordo, avremmo voluto poter non lavare l'odore delle maglie usate ieri per non cancellarne il ricordo.
Che schifo, penserete voi. Vero. Ma sapete, in certe condizioni (come quelle odierne) ci si osserva, ci si ascolta, come se si fosse stati oggetto di un miracolo, e quando si è stati così felici almeno per un pomeriggio è facile imbambolarsi a sperare che questo miracolo prima o poi arriverà definitivamente. Per altro un po' di meditazione non guasta, se no (qui) si diventa vecchi senza capire mai il senso di niente! Ma dietro ai pensieri che attecchiscono nella nostre menti e che ci fanno stare in questa sorta di torpore vegetale, ce n'è un altro, più importante, che è dirvi ciò che suggeriscono l'onestà e il cuore.
La prima cosa che affermeremo è che ieri volevamo il bel tempo per giocare e per abbrustolirci un po', ma il sole mancava. E' venuto ora, troppo tardi per noi e troppo tardi per altra gente che avrebbe voluto esserci. Peccato.
La seconda è che ci è mancato da matti quel "traditore" di don Eugenio Nembrini. Senza di lui nello schieramento, e con la defezione di Ernestino, la disfatta sportiva è stata inevitabile. Adesso il rettore ha qualcosa da farsi perdonare: che almeno venga a trovarci presto (se ne ha il coraggio!) .
In terzo luogo, parliamo di voi, amici, che ci siete sempre più cari. Benedetto mille volte il giorno e il minuto che siete entrati in questo istituto. Tra le cose che vogliamo dirvi, c'è che ci sorprendete e ci deliziate sempre: in questo lembo di mondo, dove tutto sembra invocare unicamente la certezza della pena, voi siete fra i pochi a dimostrare di non avere prevenzioni per i vestiti a strisce e la partita di beneficenza in cui ci avete coinvolti ieri testimonia anche una cultura della solidarietà tra società civile e detenuti che non può non accrescere la nostra speranza nel futuro e la nostra gratitudine e la nostra stima nei vostri confronti. Se tutto il mondo fosse così come ce lo mostrate voi, amici, fuori di qui noi avremmo nella bisaccia tutto ciò che vale e che occorre, se non a garantirci quel domani a misura d'uomo che cerchiamo, quanto meno a rendere migliore la nostra anima. Per questo abbiamo stretto con voi tenacissimi vincoli di affetto e siamo lieti di averlo fatto.
Torniamo a terra. Tutto ciò che si sente oggi in cortile è il rumore delle nostre voci, che vi rammentano, che condividono i ricordi di ieri pomeriggio ma anchele recondite speranze legate al futuro. D' altronde, la vita ci offre poca materia, il cerchio del soffocamento aumenta giorno per giorno e quando ci immaginiamo  fuori di qui è voi che vediamo, siamo noi insieme a voi che vediamo, sennò ce lo dite che cosa potremmo vedere? Qualcheduno sostiene che le nostre convinzioni sono solo merito di questo posto che ci ha fatti incontrare, ma noi sentiamo che c'è qualcosa in più e il tempo lo dirà.
Ora l'augurio che facciamo è che voi vi conserviate sempre così, belli e rari come siete adesso, e che le nostre storie di giustizia cadano presto nell'oblio, ma che le cose imparate grazie a questa importante amicizia vivano (da ambo i lati) per sempre.
Ricordateci nelle vostre preghiere, amici carissimi, e non avrete mai fatto voti per qualcuno che vi vuole più bene di noi.
Arrivederci a presto e ogni bene possibile (e consentito) dai vostri affezionati

Renato, Damian, Angel, Gianni, Pino, Andrea, Rida, Bush e Mame Mor

Ratzinger è rock

21:42 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

Spero di non apparire blasfemo e soprattutto di non apparire come uno che fa il verso a quell'ex grande interprete musicale che fu Adriano Celentano, oggi patetica macchietta (non so se avete presente l'ultima lettera che ha mandato qualche giorno fa al Corriere della Sera). Sto parlando di un Papa, in fondo. Massimo rispetto dunque. Accidenti, adesso sto facendo l'hip-hopper. Ma sta di fatto che oggi ho letto alcune frasi della sua udienza del mercoledì e ho provato una gioia immensa. Capite, quando un Papa pensa quello che anche tu pensi, è praticamente... wow... accidenti mi accorgo che sto usando solo linguaggi para Mtv. Che ci volete fare, con una figlia che mi distorce le orecchie in questo esatto momento facendo dei ruomorosissimi feedback di chitarra elettrica dietro le spalle... Comunque, Benedetto XVI - che in realtà non è rock, visto che non voleva che Bob Dylan si esibisse per Giovanni Paolo II - oggi ha detto: "Sono le donne che guidano i mariti nel cammino di fede». E poi ha aggiunto: "Giorno dopo giorno illuminano le proprie famiglie con la loro testimonianza di vita cristiana". Accidenti come è vero. E' quello che vado scrivendo da anni, citando una marea di canzoni rock, che poi a loro volta citano poeti immensi ad esempio Dante Alighieri: il 90% delle canzoni rock parla di donne. Perché è attraverso la donna che si manifesta la Bellezza e poi anche - non sempre, ma spesso - la salvezza. Io posso dirlo. Mi basta pensare a mia moglie,che ogni giorno mi costringe a fare memoria di Quello che ho incontrato. E lo fa nel più banale e autentico senso della parola: "Va' che non sei ancora andato a messa oggi". Sì, perché io sono uno che ha anche bisogno di farsi dire questo, visto che il 99% dei preti che ci sono in giro oggi mi farebbe stare un milione di chilometri lontano dalle chiese. Ma così facendo perderei l'Essenziale, che è quello a cui ti riportano le donne. Il sneso del realismo, della realtà, che hanno le donne, noi possiamo solo sognarcelo. Ma questo è solo un particolare banale, come dicevo. E' di più molto di più. E' la fedeltà e la dedizione assoluta a un mistero più grande, quello che le donne custodiscono nel cuore e lasciano trapelare nel mistero della famiglia che fa di mia moglie - delle mogli - il punto di richiamo alla Memoria, alla conversione. Basti pensare a Maria, il paradigma di tutte le mogli. E le canzoni rock non fanno altro che parlare da 50 anni di questo fatto. Così come i quadri, i libri, le poesie. Da Beatrice di Dante Alighieri alla Sad Eyed lady of the Lowlands di Bob Dylan, è tutto un richiamo alla Bellezza che si trasfigura nel volto della donna. E che ci costringe, noi uomini perditempo, sempre che lo desideriamo, a guardare oltre. All'Essenziale, appunto.

Like a Hurricane (2)

14:12 / Pubblicato da Alessandro / commenti (2)

Se sei vivo capita. Se sei padre capita. Una figlia "vivace", cresciuta (a te pare) troppo in fretta. E allora provi a controllare, a possedere. A sforzarti di tirarla su come piace a te. E impazzisci. Non è possibile. Allora emerge tutto il tuo limite. La tua impotenza. Chiedi aiuto. Non è un umiliazione, è una completezza di sguardo su tutto. Guardi il positivo che dai a quella cosa. E a casa tua capita che arrivi un vecchio prete ultrasettantenne. Un padre. E subito vorresti essere felice come lui, vedere il mondo come lo vede lui, avere lo stesso desiderio di abbracciare tutto come ha lui, di imparare, come ha il desiderio lui. Tu che hai piu' di trentanni in meno e ti senti già arrivato. Che bello avere avuto questa serata, i problemi sono rimasti intatti. E' cambiato un po' il mio cuore. E mi sento di amare di più mia figlia.
Il giorno dopo basta la scoperta di una sigaretta, una menzogna ulteriore e sprofondi di nuovo nel tuo dolore, ti arrendi al tuo limite. Affidi a Maria questa sofferenza ma ti pare non basti. Magari anche la telefonata di un amico che mentre sei li, con gli occhi umidi e senza il coraggio di entrare in casa per non farti vedere cosi, senza che si interessi a cosa stai passando, ti rimprovera per delle idiozie. Avevi solo bisogno di guardare la speranza. Il cuore è ferito ma mi fa chiedere di più, che emerga tutto l'amore che ho al Destino di mia figlia, perchè è veramente tanto. Vorrei avere la stessa misericordia che mi sono sentito addosso in tanti momenti della mia vita. E saperle fare compagnia, quella vera e degna. Quella che di fronte agli errori ti sa dare la speranza. 
E una casa, una compagnia dove qualcuno ti abbracci senza avere ripugnanza per quello che di te sembra non andare.
Tira un vento implacabile stasera. Che lasci pure il dolore e la tristezza. Sento, più che mai, che servono. A guardare l' unica ipotesi positiva su tutto ciò che ho da vivere.

Totally busted

22:46 / Pubblicato da Alessandro / commenti (4)

Cinque e trenta del mattino. Già in macchina stamani, sveglia alle cinque e via. E neanche un'alba decente che mi aiuti ad aprire un po' il cuore.
In sottofondo scorrono le note di Southside of Heaven di Ryan Bingham. Avevo un cd di questo ragazzo e non me ne ero accorto. Da riascoltare sicuramente, magari al ritorno quando, senza assilli da orario, mi faccio l'autostrada a 85 km/h in relax. No, non è pericolosa quest'andatura, qui non siamo sulle highway americane. Qui sembra di essere su una Salerno-Reggio Calabria costellata però di viadotti, gallerie e curve che feriscono come artigli queste montagne tese a tuffarsi nel mare, li sotto. 50 Km. di asfalto con sei cantieri aperti e due soli operai in vista. Che mistero, un giorno di questi provo a contattare l'a.d. della società autostrade per chiedergli se questi lavori fantasma sono solo una scusa per il salasso che ti fanno al casello.
Sciocchi pensieri di una mattina qualunque. Grazie a Dio me ne accorgo e chiedo sostegno per this day. Totally busted, a volte mi sento cosi.
Eppure, mentre riprendono le note di Bingham, sento che Lui è qui. Dentro ogni istante di questa grigia giornata iniziata troppo presto. E' più facile accorgersi di Lui nella stanchezza, nella fatica. Mica sono masochista, ma è così. Quando il lamento cede il passo al riconoscere l'evidente abbraccio che mi cinge, si rispalanca tutto. E allora i “se avessi un altro lavoro”, “se arrivassi in condizioni serene coi soldi a fine mese”, “se fossi in ferie ai caraibi”, “se, se, se...” si trasformano in 'alleati' della realta'. Condizioni attraverso cui passa la mia felicità. Diventano divine.
Che c'entra Bingham in questo viaggio? Non lo so. Ma capita che una canzone tocchi il cuore e aiuti a vivere meglio. Mi ritrovo a sorridere della mia idiozia desiderando l'infinito.

Un volto al supermercato

10:16 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)



Solita spesa al supermercato "tedesco" stamani. E' che mi sono rotto di badare alle esigenze di fine mese e fare la spesa in questo posto, ci sono tutte le pessime imitazioni della roba buona dei market veri.
Però alla fine esco e con 50 euro ho riempito il carrello. Mi sento un po' babbeo ad essere soddisfatto per una cosa così.
All'uscita non c'è il solito rumenalbanmontenegkazako che chiede l'elemosina. C'è una donna. Beh la nazionalità è una di quelle. La faccia riflette antichi dolori. Gli occhi chissà cosa stanno guardando. Passo oltre e carico in macchina. Riporto il carrello e ritiro l'euro. Incrocio lo sguardo mentre le poso la moneta in mano. Non mi incazzo neanche dentro di me, mentre sta seduta e tende la mano. Qui a Chiavari non ne trovi uno che si alzi per mettere a posto il carrello, mi ricordano uno dei pastorelli, flauto in legno e gilet di pecora seduto in prossimità della grotta nel mio vecchio presepe, che da bambino mi ostinavo a tenere incollato col bostik perchè mi cadeva sempre. Lei no. Un viso che pare raccontare storie che non vorresti ascoltare.
Penso alla discussione avuta in settimana al lavoro, secondo cui non si deve aiutare nessun straniero qui da noi. Eventualmente vanno aiutati in patria perchè diventino autosufficienti, bla, bla, bla.... e ovviamente cito solo il commento migliore...
Solita storia che tende a sopprimere l'elemosina. Quel gesto che imparai da mia mamma quando andavo a messa con lei. Sedevo sulla panca e pregavo Gesù che aiutasse il tipo là fuori. Teorie e progetti ne posso fare all'infinito, anche validi. Ma cosa posso dire a chi mi tende la mano? Lo porto con me e senza dargli nulla gli sto a spiegare come funziona il mondo? Gli porgo la ricetta per vivere? O potrei fargli un piccolo dettato sul sistema economico mondiale con progetti di riforma politica...
Ho provato altre volte a non lasciar nulla ma poi me ne andavo e mi sentivo più triste. Non è moralismo cristiancattodaminesanvincenzo. E' che vedo uno in carne e ossa che soffre a un palmo da me e che cazzo mi viene in mente? Un progetto sociale? Un euro non risolverà niente ma sono contento di aver guardato quel volto.

Meeting/ 365 giorni l'anno

21:50 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (2)

Domani, sabato, il Meeting finisce. E' già sabato in realtà perché sono le due di notte. Questa volta è andata così, abbiamo tirato tardi nel bunker, tra partita dell'Inter, cenetta di redazione, qualche articolo da caricare sul sito, anche qualche discussione. E' stata dura, ma ce l'abbiamo fatta. Domani si torna a casa. Attraversiamo il salone deserto, a quest'ora profonda della notte. Fa impressione camminare là dove due ore prima c'erano migliaia di persone accaldate e accalcate, adesso è il deserto totale. Silenzio irreale nell'immensa fiera. Ogni tanto passa qualche volontario del turno di notte in bicicletta. Chissà dove sta andando. Si sente solo una possente, armoniosa voce echeggiare per tutta la fiera. E'quella di don Giussani. E' il messaggio registrato che si sente durante la visita alla sua, bellissima, mostra. Lo lasciano andare in repeat per tutta la notte. E' una voce calda, che dice quello che conta veramente: "Non voglio vivere inutilmente. E' la mia ossessione". Fa venire anche un po' i brividi questa voce che ti segue mentre cerchi di guadagnare l'uscita della fiera. E' il Destino che bussa alla porta. Fuori, è luna piena. Le torri alla luce blu si stagliano contro il cielo. E'una notte magnifica. E' una notte totale. Tutto è come deve essere, ogni cosa va nella direzione voluta dal Destino. Il Meeting sta per finire, ma non è vero. Il Meeting continua 365 giorni all'anno. Basta farne memoria e continuare a tornare all'Essenziale. E non vivere inutilmente, come vorrebbero che facessimo. Si torna a Milano. Abbiamo un nuovo amico, Tommy (redattori de Il Sussidiario si concedono un sigaro) Il popolo del Meeting Volontarie stramazzate Flannery Nella casa di specchi di Flannery O'Connor L'angelo della redazione, la Cami

Meeting/ Day.. what?!

16:28 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (3)

Devo dormire. E’ da sabato scorso che dormo quattro, cinque ore a notte. La mia camera d’albergo sembra quella di Hunter S. Thompson impersonato da Johnny Depp nel film Paura e disgusto a Las Vegas. Che Hunter S. Thompson era il re degli scrittori gonzo, dunque uno dei miei eroi. Ma insomma, non è che me ne sono andato dal Meeting, è che non riesco più a stargli dietro. Ho sentito le parole della vedova Coletta e per la prima volta in vita mia mi sono sentito orgoglioso di essere un italiano, e vorrei avere un centesimo della fede che ha lei. Ho incontrato un sacco di bella gente, rivisto amici, fatto notte tarda dopo la cena – sontuosa – della Fondazione Sussidiarietà con un sacco di amici… Il Meeting è troppo grande, ti supera da tutte le parti, e io ho bisogno di dormire. Insomma, al Meeting è arrivato anche Alessandro Tanturli per cui degli ultimi giorni ne parlerà lui. Mi sembra giusto. Intanto lascerò spazio all’amico Germano, che ha cose molto più belle e intelligenti delle mie, da dire… vado a dormire sulle scale della redazione… “Leggendo queste righe sulla mostra di Solidarnosc, mi è tornato in mente che quelli erano proprio gli anni che arrivavo alle superiori dalla parrocchia con la raccomandazione di fare attenzione a quelli di CL, “brutta gente”. E io invece incontrai proprio Andraghetti, Bottai, la Fiamma, Battifora, Bottino… E il tramite furono proprio quelle spilline e le cartoline di Solidarnosc. Di acqua sotto i ponti ne è passata una cifra, il rischio è la nostalgia da vecchietto, , ma alla fine in una spirale di incontri vengo rilanciato dal Cardinale Simonis. “La speranza per il continente siete voi” mi dice in auto mentre lo accompagno al Meeting, lui che da vent’anni ci viene sempre. Quella speranza che aspetta al Portico di Compostela, a braccia aperte anche un coglione come me tanti anni dopo quella prima volta nonostante i miei tradimenti: avevano ragione, “brutta gente” quelli di CL. Ti aspettano anche una riga di anni, sono sempre lì, solo un po’ più vecchi e con un po’ di pancia in più” (Germano)

Meeting/ Day Four

09:14 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (4)

Giornata degli incontri. Oddio, al Meeting è praticamente impossibile non incontrarsi, ma la cosa bizzarra è che su una media giornaliera di 200mila visitatori, ci sono sempre quei due o tre che li incontri sempre. Deve esserci una legge della fisica applicata alla casualità del fato. Comunque giornata tranquilla ieri, giorno del Meeting terzo. Abbiamo preso un bel ritmo qua nel bunker. Io ho anche fatto un paio di interviste. C’è in giro Letizia Moratti con il suo amico Red Ronnie. Mentre i nostri politici di redazione intercettavano il sindaco, io dovevo intercettare Red. Ovviamente mi ero dimenticato, ma soprattutto non avevo visto che era già fuori della porta della redazione. Così quando un amico mi vede passare sulla balaustra che porta in redazione, mi chiama, “vieni a farti una birra”. Al Meeting, si sa, visto il casino di gente, bisogna urlare per comunicare. Così gli urlo, “non posso devo intervistare Red Ronnie”. Lo urlo due volte. Mi giro e vedo il direttore che mi presenta Ronnie. Zzzo penso, meno male che non ho urlato “devo intervistare quel c.. di Red Ronnie”. Che è un tipo simpaticissimo, e poi mai nessuno in Italia ha intervistato tutti ma proprio prima, come si dice, mi è capitata fra capo e collo all’improvviso. Ero in bagno, una delle poche volte che avevo trovato il tempo per andarci, e mi squilla il cellulare. Zzzo. Era il mio collega, “vieni in redazione che facciamo quella cosa che sai”. Io, come sapete, non so niente o quasi. Mi ero infatti dimenticato che oggi dal Meeting passava Red Ronnie con la sua amica Letizia tutti, da George Harrison a Paul McCartney eccetera eccetera. E il suo programma tv era l’unico vero programma tv dove ascoltare musica live, ad esempio Ben Harper prima che Ben Harper diventasse di moda. O Ani Di Franco, o anche il mio amico Elliott Murphy. Fa un solo errore, il buon Red: non sa con che giornalista sta parlando. Infatti a un certo punto dice che Jimi Hendrix scriveva vere poesie, mica Bob Dylan. Scusa Red? Vado a fumare una cicca, e incontro il figlio sedicenne di una coppia di amici. Sta aspettando di entrare a un incontro, è lì da solo. Lui è in sedia a rotelle da quando è nato, e tanti altri problemi. Eppure non ho mai visto un ragazzo più contento di stare al mondo. Mi viene voglia di abbracciarlo forte mentre lo saluto, e non sono pensieri che mi vengono spesso, tutt’altro. Come avrebbe detto don Pino nell’incontro di oggi pomeriggio, “il cuore è infallibile”. Già. Qualche ora dopo, un’altra cicca, lungo una delle piscine. Eccolo lì, in braghe corte e sandali, sigaretta anche lui. Don Eugenio, “Genio” come lo chiamiamo talvolta. UN abbraccio, questa volta, e subito a informarsi delle mie cose, disoccupazione, lavoro, eccetera. Gli dico che sono stato assunto, “hai visto” dice ridendo. Già, lui me lo diceva sempre di fare delle novene quando ero disoccupato. Le faccio anche adesso che ho trovato lavoro. Il cuore è infallibile. L’ultimo incontro è per lavoro, che il mio è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Vado al soundcheck di Terra Naomi, la brava, e bella, cantante americana che stasera si esibisce al Meeting. L’avevo intervistata via e-mail l’anno scorso, trovarsi di persona, anzi incontrarsi, è però tutta un’altra cosa. La cosa forte è che il suo primo tour in Italia glielo aveva organizzato un sacerdote, che incontro anche lui. “Quando è arrivata in Italia e ha visto che ero un prete, è rimasta un po’… “ se la ride di grosso. Forte, questo prete: “Adesso voglio portare in Italia The Tallest Man on Earth!”. ‘Cidenti, dico io, magari. “Ah, la musica….” Mi fa. “Pensa che capii di avere la vocazione ascoltando musica rock”. E c’è chi dice che il rock è la musica del diavolo… Come diceva Lou Reed, tutti abbiamo un cuore rock’n’roll. E il cuore è infallibile. L’intervista a Terra invece la trovate qui,http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=108305