08:20 / Pubblicato da Alessandro / commenti (2)

Rockin' at The White House - di Paolo VITES

18:01 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)


Quasi 50 anni fa, un ragazzo ebreo del Minnesota, fortunato abbastanza da essere stato invitato a esibirsi alla Marcia per i Diritti Civili a Washington organizzata da Martin Luther King, impressionato dall'evento, scrive una canzone, destinata a diventare inno e simbolo di quell'epoca storica, The Times They Are A-Changin'.
Un paio di mesi dopo il presidente degli Stati Uniti John Kennedy viene ucciso. La sera di quel tragico giorno, lo stesso ragazzo si deve esibire in concerto. Riluttante e sconvolto da quanto accaduto a Dallas quel giorno, apre lo show come faceva gni sera, con The Times They Are A-Changin' che questa sera suona ironica e svuotata di ogni suo significato.
The Times They Are A-Changin' ha certamente avuto, sin da quando venne composta, un aspetto da "inno generazionale" e sociale. Ma non è mai stata solo quello. Come ogni canzone di Bob Dylan, essa fuoriesce dal contesto storico in cui ha preso forma, e lo trascende. La ruota sta ancora girando e non è destinata a fermarsi probabilmente mai; il primo e l'ultimo, il lento e il veloce continuano a scambiarsi di posto e sempre lo faranno. Il presente, sempre, è destinato a diventare passato e l'ordine corrente delle cose domani sarà stato sostituito da un altro ordine.


Quasi cinquant'anni dopo, quel ragazzo ebreo è adesso un uomo anziano di quasi 70 anni. Per la prima volta nella sua vita è invitato a esibirsi alla Casa Bianca, davanti al presidente degli Stati Uniti, il primo presidente afro-americano. L'evento vuole celebrare proprio i giorni della Marcia per i Diritti Civili e tutti gli afro-americani che per essi si erano battuti. E' inevitabile che Bob Dylan decida di cantare The Times They Are A-Changin'. Che viene proposta in chiave intima, dolente e a tempo di valzer. No, non ha più alcuna sembianza di inno generazionale e sociale. Questa sera, questa scarna versione della canzone riflette di più la fonte a cui il ragazzo ebreo si era ispirato allora, il Libro dell'Ecclesiaste. Quella parte dell'Antico Testamento che vuole sottolineare come, sotto al sole, ogni tentativo da parte dell'uomo è cosa futile, vana, destinata a corrompersi.
Per tutte le volte, negli ultimi vent'anni, che Dylan ha eseguito questa canzone in modo privo di ogni ispirazione, con le parole sbagliate, quasi a deriderla, questa sera per la prima volta da quando venne incisa, la canzone mostra tutta la sua verità, eseguita con lo stesso amore e dedizioe con cui Dylan in anni recenti ha eseguito tante canzoni di altri artisti. E' come se non gli appartenesse più, è più grande del suo stesso autore. Ogni tronfia celebrazione, seppur giustificata dalla presenza di Obama in quella Casa Bianca dove un nero, ai tempi di Martin Luther King difficilmente avrebbe potuto mettere piede, perde improvvisamente senso. Davvero questa sera The Times They Are A-Changin' diventa una canzone senza tempo, oltre il tempo, ma incisa nel tempo. E così appare Bob Dylan, nell'oscurità del piccolo palcoscenico: un uomo che appare appartenere, ora e per sempre, a un tempo immemorabile.
Chiamato inutilmente e banalmente "profeta" per tanto tempo della sua carriera, questa sera Bob Dylan è davvero un profeta. Perché i tempi cambiano, e continueranno a farlo.

Post scriptum: una ventina d'anni fa, un Bob Dylan sull'orlo dello sbandamento spirituale più totale, disgustato del mondo attorno a lui e probabilmente disgustato anche di se stesso, scriveva un contro-inno generazionale e sociale, che suonava più come uno sberleffo punk. Per la canzone Political World venne girato un video clip. Che oggi, col senno di poi, nella sua ambientazione, sembra girato nella Casa Bianca. O magari nella Casa Bianca di un film che verrà anni dopo, Masked & Anonimous.



Rockin' the White House, for the times they are a-changin'.. 

Tratto da: http://gamblin--ramblin.blogspot.com   di Paolo VITES

Quella carezza alla Casa Rossa

19:28 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Caro Ale, ieri siamo andati alla "Casa Rossa"..... parto , Marina mi ha detto vieni, ne vale la pena, vado incuriosita con un popolo di giessini, insegnanti ed altri...
Arriviamo a Carrara, citta' un po' banale e insignificante, tutto chiuso, è domenica, neanche un bar aperto...Ci portano nella parrocchia, una piccola chiesa con una piccola casa  vicino: la Casa Rossa. Siamo in 250 andiamo a messa, bello, ti commuove sempre vedere il tuo popolo e le facce di tutti questi ragazzi. Finisce,  andiamo a visitare Carrara, un signore ci spiega la città e la sua storia, il Duomo bellissimo, ma non si sente bene quello che dice, non ha il megafono e noi siamo in tanti, qualcuno si distrae, io per prima ma tutto sommato è una distrazione composta. E' ora di pranzare torniamo alla parrocchia , carne alla brace per tutti, incredibile, è fredda ma tenera, vedo i ragazzi di Carrara servirci, tipi strani, vestiti strani, uno poi con dei capelli lunghi fino alla schiena,  guardo e penso chissa cosa ci sarà da vedere in questo posto!
Sono le 14 facciamo un po' di canti insieme , belli... bello! .Iniziano le testimonianze , parla il ragazzo con i capelli lunghi racconta di essere diventato amico di un medico e si accorge che stando con lui ha scoperto l'amicizia con Gesu', parla di questo campo che fanno con la Parrocchia d'estate e racconta che quella per lui è  la settimana più bella della sua vita...decidono di vedersi di più in tre,  in quattro: ascolto, bello, che grazia! Partono le altre testimonianze , tre ragazze di 18, 17, 20 anni,una è di famiglia protestante, incontra gli amici della Casa Rossa, rimane affascinata tanto che vuole capire di più  e va a fondo alla sua religione , a quello a cui è stata educata.Si accorge che manca qualcosa, inizia a discutere con il suo papa',  ci racconta come ha capito la confessione che per i protestanti è una cosa personale , la fai quando credi,  e da solo. Racconta  che il parroco gliel'ha spiegata così "é come se tu stessi annegando nei tuoi peccati e Gesù è sulla barca che ti tende la mano e ti fa salire con lui, capisce che è Qualcuno , che non sei tu,  che Ti prende:incomincio a non dire più: bello, mi assale un brivido, non è il freddo , Gesù è presente qui, ora.
La ragazza continua a raccontare, in un anno prende i sacramenti, comunione e cresima e dice al padre che diventerà cristiana! 18 anni... una semplicità e una certezza disarmanti! Le testimonianze continuano,  altre ragazze , tutte incalzanti (impossibile raccontare!!!) ognuna di loro è semplice, certo, vedi nelle loro facce la gioia di aver incontrato Gesù . I brividi non mi abbandonano , aumentano, non riesco proprio a cantare la canzone di Mina "mi sei scoppiato dentro al cuore all'improvviso,," , piango, Gesù è qui presente, non è più "bello", è riaccaduto, vorrei tornare a casa in ginocchio per dire grazie. Lui è qui, continuo ad avere gli occhi umidi, anche adesso che ti scrivo. Torniamo sul pullman, guardo tutti , siamo tutti un po' cosi', come quando ti succede una cosa così grande che non sai spiegarla, mi vengono in mente gli apostoli con quello sguardo del volantone, abbiamo tutti addosso quello stupore! Mi siedo, ripenso , gli amici della casa rossa non posso più lasciarli e come faccio a non dirti vai a vedere! Stasera vado dal mio papà in ospedale, oramai al tramonto, non so cosa dire, cosa pensare, però una cosa la farò sicuramente, una carezza, la stessa che Lui mi ha fatto ieri!
In lacrime, ti abbraccio Monica

St. Valentine

17:23 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Tene Ti Ala

19:57 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

L’evento consiste in una partita amichevole di pallanuoto alla quale parteciperanno i campioni della PRO RECCO – tra cui i giocatori della nazionale italiana Maurizio Felugo, Alessandro Calcaterra, Stefano Luongo, Andrea Mangiante e Stefano Tempesti – e una rappresentanza di atleti noti nel panorama sportivo del Tigullio – tra cui i campioni della nazionale di canoa polo Luca Bellini e Marco Porzio.
La partita verrà disputata domenica 07 febbraio 2010, a partire dalle ore 17,30, nella piscina comunale di Chiavari, in largo Pessagno 1.
L’obiettivo della manifestazione è raccogliere offerte da destinare alla missione delle Suore Francescane di Maigaro a Bouar, in Repubblica Centrafricana, dove già un centinaio di persone vi si sono recate dal Tigullio. Qui si trova un piccolo ospedale che necessita di migliorie tecnico – sanitarie. Nella vicina Bouar, inoltre, è presente Radio Sirirì – fondata nel ’94 - che in questi anni ha aiutato i centrafricani a maturare in cultura e conoscenze sanitarie. Prima che gli atleti scendano in acqua, verrà proiettato un filmato che spiegherà le caratteristiche di questa importante realtà africana. Al termine della partita seguirà buffet nello spazio esterno della piscina.
L’Associazione Tene Ti Ala si è costituita il 19 ottobre 2009, dopo un viaggio in Repubblica Centrafricana. Sulla scia di un’esperienza che è iniziata nel 1994, l’Associazione si pone l’obiettivo di essere un punto di riferimento per i molti che dal Tigullio hanno a cuore il futuro dell’ospedale di Maigaro e di Radio Sirirì. “Tene Ti Ala” è una frase in lingua centrafricana, il sango, e significa “Per loro…”: un modo, insomma, per rimanere vicini alla missione di Maigaro seppur da lontano.

Che cosa è un Santo

17:47 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)


Un santo è qualcuno che ha raggiunto una remota possibilità umana. Un santo non dissolve il caos. Se potesse farlo, il mondo sarebbe già cambiato tanto tempo fa. Non credo neanche che il santo possa dissolvere il caos per se stesso.

Ben lontano dal volare con gli angeli, egli traccia con la fedeltà della puntina di un sismografo lo stato del sanguinante orizzonte.

La sua casa è pericolosa e definita, ma lui si sente a casa sua nel mondo. Sa amare le varie forme dell’umanità, le belle e confuse forme del cuore. E’ una cosa bella avere in mezzo a noi tali uomini, tali mostri dell’amore che sanno come bilanciare la realtà.



Leonard Cohen, vincitore del Special Lifetime Achievement Grammy, 30 gennaio 2010 

                              Da: http://gamblin--ramblin.blogspot.com/    di Paolo VITES

Tim Tebow

17:02 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)


Non trasmettete quello spot anti-aborto. È questa la richiesta che un’organizzazione femminista di New York ha avanzato alla Cbs. Il network ha infatti intenzione di mandare in onda il 7 febbraio, durante la diretta televisiva del Super Bowl che vedrà impegnati gli Indianapolis Colts contro i New Orleans Saints, un filmato contro l'interruzione di gravidanza pagato dal gruppo cristiano conservatore Focus on the Family.
IL CAMPIONE - Il Women’s Media Center, sostenuto da gruppi quali l’Organizzazione Nazionale delle Donne e la Feminist Majority, ha preso di mira lo spot suggellato dallo slogan «Celebriamo la famiglia, celebriamo la vita»: il video ripercorre, in trenta secondi, la gravidanza della madre di Tim Tebow, superstar della squadra di football del college di Florida. Tebow, che negli Stati Uniti gode di enorme popolarità, nacque nel 1987 al termine di una gravidanza a rischio. La madre dell’ex quarterback dei Gators si ammalò durante una missione nelle Filippine e rifiutò l’aborto consigliato dai medici che la visitarono. Tebow, che ha quattro fratelli maggiori, ha vinto due titoli nazionali Ncaa alla guida di Florida conquistando anche l’Heisman Trophy, l’ambitissimo premio riservato al miglior giocatore del campionato universitario statunitense.
IL COSTO DELLO SPOT - «Uno spot che usa lo sport per dividere anziché unire non può trovare posto nell’evento sportivo più importante dell’anno», hanno protestato dal Women’s Media Center, «un evento fatto per unire gli americani». Proteste inutile perché il network Cbs, che trasmetterà la finale ad un pubblico di circa cento milioni di telespettatori nei soli Stati Uniti, ha fatto sapere di avere approvato il testo dello spot sotto accusa, che avrà un costo compreso tra 1,8 e 2 milioni di euro.
«MIA MADRE UNA DONNA CORAGGIOSA» -Tebow, che tra tre mesi dovrebbe fare il salto tra i professionisti della Nfl difende da parte sua lo spot che lo vede protagonista insieme alla madre: «So che qualcuno non sarà d’accordo ma io credo che queste persone debbano almeno rispettare il fatto che io difenda le mie convinzioni», ha spiegato il giocatore, che si è detto «convinto da sempre» delle sue ragioni anti-abortiste. «È per queste ragioni che io sono qui, perché mia madre è stata una donna molto coraggiosa» ha detto. (Fonte Apcom)

Birra e nebbia. A Milano

09:35 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

All'inizio è qualche bottiglia di birra, che passa di mano in mano. Poi ne spunta una di grappa, ma è già mezza finita. Qualcuno ha portato del limoncello e si fa fuori anche quello. No, non siamo a un qualche ritrovo trendy della Milano da bere. Siamo alla periferia di questa Milano, immersa nella nebbia fredda che entra nelle ossa da farti urlare 'datemi un po' di sole per favore'. Siamo nell'ufficio del rettore di questa prestigiosa scuola privata milanese, che se lo vedessero, il suo ufficio, adesso, oltre alle bottiglie anche una nuvola spessa di fumo di sigarette, certi genitori in pelliccia che arrivano qua la mattina presto a portare i figli a bordo di fuoriserie extra lusso, forse i figli li porterebbero altrove. Scandalizzati. Le apparenze, le istituzioni, tutto è trasceso e diventa più umano, più bello, con don Eugenio, che è lui il rettore di questa scuola. Che è lui che ci ha invitati nel suo ufficio dopo l'usuale incontro che tiene, davanti a qualche centinaio di persone, ogni quindici giorni, a leggere e a discutere un testo di don Luigi Giussani. "Tutto per noi è importante, tranne la vita" abbiamo letto poco prima. Invece qui, con don Eugenio, l'unica cosa che conta è la vita, quella vera, quella dove si inciampa, si cade malamente e dove si può ricominciare ogni volta daccapo: "Puoi sbagliare un milione di volte" dice "tanto Dio ricomincia con te un milione di volte". E' così che mi sento stasera. Anche a 47 anni si ricomincia daccapo, se quello che ti interessa è la vita, la vita intera. Per qualche motivo mi viene da pensare alla prima volta. Anche allora fu un prete, don Batti come lo chiamavano, in una piccola parrocchia dalle parti di Sestri Levante, dove ci portavano, noi ragazzini di 12, 13 anni, a giocare e cantare insieme. Era, oggi come allora, un prete che non ti chiedeva proprio niente chi eri e cosa avevi fatto. Un abbraccio, stasera come allora, per cominciare e ricominciare. Che la cosa grande è che il posto c'è sempre, a Sestri Levante come nella periferia di Milano, che c'è una nebbia fredda da bestia e ci fosse un po' di sole per favore, domattina. "Posso passare a salutarti, tra un appuntamento che hai e l'altro, qualche volta?" chiedo quando birra e limoncello sono finiti. "Quanto tempo ti serve, cinque minuti?" risponde il prete. "Facciamo dieci". "No, se vieni, stiamo insieme un'ora". Forse era la birra, o l'ora tarda. Però è proprio vero, come diceva il prete prima, che non affidarsi a Colui a cui apparteniamo, a questa compagnia, quello è il peccato. Aggiungerei che non affidarsi a Colui a cui apparteniamo sarebbe proprio da cretini.

HOLY LAND - Nove giorni in Terrasanta

21:35 / Pubblicato da Alessandro / commenti (6)


"Non si può tornare dalla Palestina con il dubbio che il cristianesimo sia una favola"
(Luigi Giussani)

Nove giorni inaspettati in Terrasanta. Arrivati per l'amicizia di chi lì è già stato e ha detto:"ne vale la pena, ti aiuto io". La Verità toccata con le mani. L'uomo è fatto della sete di toccare, di vedere, di udire il Verbo della vita. Lo ricordava, in una sua poesia, il premio Nobel Milosz: "Sono solo un uomo. Ho quindi bisogno di segni sensibili. Il costruire scale di astrazioni mi stanca presto".
Nove giorni a vedere e toccare sassi. In fondo non sono altro che sassi. A Betlemme, a Nazareth, a Gerusalemme. Sassi ovunque. Tutti protetti da strati sovrapposti di civiltà antiche. Qui è passata la storia: romani, bizantini, musulmani, crociati, predoni di ogni razza, di nuovo musulmani. E poi ancora cristiani ortodossi o armeni, copti e maroniti. Oggi ci sono 40 riti diversi, a Gerusalemme, solo tra i cristiani. Ma non è un'accozzaglia di gente, quella che vedi. Ognuno sta lì orgoglioso di quel che è, della sua storia, della sua provenienza, delle sue tradizioni, della sua identitá.
Capisci di essere nel cuore del mondo. Nei secoli si sono avvicendati coloro che hanno tentato di preservare questi luoghi a coloro che invece hanno tentato invano di distruggerne la memoria. Cancellare il ricordo di quell'uomo morto in croce.Una terra tanto amata e venerata da più religioni quanto divisa e tormentata da un' infinità di problemi.
Accarezzare con le mani tremolanti la pietra levigata del SANTO SEPOLCRO, proprio lì, dove Gesù è risorto, è forse l'esperienza più forte del mio viaggio in Terra Santa. Gesù è anche a Chiavari, nella piccola città borghese in cui sono nato e cresciuto, lo so. A Gerusalemme è “solo” risorto, ma come non sentir il cuore scoppiare quando si è lì davanti? Come non sentire che è risorto per me? Per me.
La Chiesa del Santo Sepolcro, così come le altre decine di chiese viste in Terrasanta, non è bella, anzi.
Appena ti avvicini senti però calamitare il cuore verso ciò che custodisce. Entrando, sulla destra, c'è una scalinata molto ripida, che porta in cima alla collina del CALVARIO. Mentre sali non puoi non pensare alla sofferenza di Chi quella fatica l'ha fatta sotto il peso della croce, dopo essere stato torturato, deriso, ingiuriato.
Arrivi davanti ad un altare e vedi la roccia del Calvario, la roccia nuda, e quando ti inginocchi puoi mettere le mani dentro una fessura circolare, e toccare la roccia, la roccia vera del Calvario, proprio quella che c'era duemila anni fa quando l'hanno crocefisso. Tutt'intorno c'è penombra, tante candele e tante lampade illuminano discretamente le icone alle pareti. Lampade e icone tipiche delle Chiese ortodosse.
Poi si scende una scalinata e vicino, c'è il vero e proprio Santo Sepolcro. E' una piccola Chiesa nella Chiesa più grande. Io immaginavo fosse lontano chilometri dal punto in cui Gesù era stato crocefisso, invece è vicinissimo, 'a un tiro di sasso' dice il Vangelo, saranno al massimo trenta metri in linea d'aria. Entri nel primo ambiente, piccolo, al centro c'è una roccia, su cui è apparso l'angelo ad annunciare alle donne che Gesù era risorto, e poi ti chini, passi attraverso un'apertura stretta, ed entri nel cuore del mondo. Sulla destra c'è una pietra, la superficie di un altare, consumata da mille e mille mani, capisci che è successo tutto lì, proprio lì. Mi sono inginocchiato, ho baciato la pietra e l'ho accarezzata. Lo spazio è angusto, si sta al massimo in tre in ginocchio, e lì, nel cuore del mondo, ho affidato me, la mia famiglia, i miei amici. Qualcuno più in particolare. Il mio piccolo amico Mattia è stato il primo.
Cristo è risorto mi ripeto. Anche per me. Ora mi è un po' più chiaro. E questo mi rasserena.
E' difficile raccontare tutto, impossibile. Il viaggio è durato nove giorni ed ogni giorno è durato quaranta ore.
E poi Betlemme. Territori autonomi palestinesi, posti di blocco.
La porta della basilica è bassa e stretta. Fatta per impedire che i musulmani ci entrassero dentro a cavallo. La Chiesa della Nativitá è sporca, tenuta male, gestita da cristiani ortodossi, c'è aria di abbandono. Chissà poi perchè. Scendo piccole scale e a destra una piccola grotta. E' il luogo dove è nato Gesù. Un luogo più povero e semplice difficile immaginarselo.
Starei lì per giorni. Ma uscendo la commozione per la grotta del Gesù Bambino lascia spazio al mio orgoglio. Avrei voglia di una nuova crociata per riprendere i luoghi della nostra storia. Ma subito mi ricordo di chi, tempo fa, mi ricordava che all'intenzione buona accompagno sempre un metodo sbagliato. E infatti di quello che hanno fatto i crociati non è rimasto praticamente nulla. Quello che qui è rimasto è il lavoro dei francescani, quello che hanno costruito in secoli di presenza qui.
Custodito questi luoghi sacri, costruito scuole per tutti, aiutato tutti. Missionari veri con centinaia di martiri. Hanno testimoniato Gesù stando in mezzo alla gente.
Qui abbiamo conosciuto il priore, padre Pizzaballa, alla messa dell'ultimo dell'anno. Ho sorriso solo quando lo hanno presentato. Poi incantato nel sentirlo raccontare dei suoi fratelli e di sé, degli amici arabi e israeliani con un'umiltà a me sconosciuta.
E la speranza, da queste parti, ha le facce di coraggiosi uomini di fede che, ringraziando Gesù, qui non mancano. Uno era con noi, guida instancabile ed affascinante, padre Afif, cristiano maronita che ci ha accompagnato intelligentemente tutti i giorni. Perchè non ci ha fatto sprecare il tempo in un percorso turistico religioso di cui non sentivo il bisogno.
E poi Tiberiade. La piccola chiesa costruita sulla roccia in riva al lago dove Gesù chiese a Pietro: “mi ami tu più di costoro?” Qui fu il primo papa. Qui rinnovo, con i miei amici, la promessa battesimale. Al momento della benedizione al nostro amico padre Afif sfugge il tappo della bottiglia di Acqua Santa e mi lava. Sarà che ne ho più bisogno degli altri?
Il lago è stupendo, le sue rive sono a ridosso di una vegetazione ricca. Qui Gesù visse più di tre anni e compì molti miracoli. Credo che il tempo abbia cambiato poco o nulla da allora. Anche qui starei per giorni. Non si può.
A Gerusalemme abbiamo fatto la via crucis in mezzo ai suk arabi. Tra musulmani che frantumavano i coglioni per acquistare qualcosa, bambini urlanti, turisti che manco ci pensavano a fare un po' di silenzio. Ma credo che, come ci ha detto Afif, Gesù abbia attraversato la città con la croce sulle spalle in questo contesto, tra l'indifferenza dei più.
Ho visto tanti sassi. Ma sono sassi della mia storia, della storia di tutti. Della storia magnifica che ci ha preso dentro.
Tornando a casa ho la sensazione di stare venendo via proprio dalla mia vera casa.
                             
                                                                                        (con materiale tratto in parte da stranocristiano.it)






 Qumran - i rotoli del Mar Morto


 La Chiesa sulle rive del lago di Tiberiade- primato di Pietro


 Sfondo di Gerusalemme


 La Scala Santa - Salita al Sinedrio






Posto blocco palestinese

Il portico del mistero della seconda virtù

11:18 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

Ma viene un giorno, viene un’ora. In cui bisogna prendere il coraggio a due mani. E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella. Perché è anche infinitamente buona. A colei che è infinitamente nobile. Perché è anche infinitamente cortese. A colei che è infinitamente ricca. Perché è anche infinitamente povera. A colei che è infinitamente grande. Perché è anche infinitamente piccola. A colei che è infinitamente giovane. Perché è anche infinitamente madre. A colei che è infinitamente ritta. Perché è anche infinitamente protesa. A colei che è infinitamente gioiosa. Perché è anche infinitamente dolorosa. Settanta e sette volte settanta dolorosa. Bisogna salire A colei che è infinitamente celeste. Perché è anche infinitamente terrestre. A colei che è infinitamente al di sopra di noi. Perché è anche infinitamente tra di noi. A colei che è Maria. Perché è piena di grazia. Ascolta, ora ti spiegherò come, in che la santa Vergine è una creatura unica, Di una rarità infinita. Seguimi bene. Tutta la creazione era pura. Ma il peccato di Satana sedusse, corruppe la metà degli angeli. E il peccato di Adamo sedusse, corruppe nel sangue la totalità degli uomini. In modo che non c’era più di puro che la metà degli angeli. E nulla degli uomini, Nessuno degli uomini, In tutta la creazione. Quando fu creata questa creatura unica, Benedetta fra tutte e donne, Infinitamente unica, infinitamente rara, Adesso. Infinitamente gradita a Dio. E nell’ora della nostra morte così sia. Ascoltami bene. A tutte le creature manca qualcosa. Non soltanto il fatto che non sono il Creatore. (Questo è nell’ordine delle cose.) A quelle che sono carnali manca precisamente di essere pure. Noi lo sappiamo. Ma a quelle che sono pure manca precisamente di essere carnali. Bisogna saperlo. E a lei al contrario non manca nulla. Perché essendo carnale lei è pura. Ma, essendo pura, è anche carnale. Ed è così che lei non è solo una donna unica fra tutte le donne. Ma è una creatura unica fra tutte le creature. In questo disastro. In questo difetto. In questa mancanza. In questo disastro della metà degli angeli e della totalità degli uomini non c’era più nulla di carnale che fosse puro. Quando un giorno questa donna nacque dalla tribù di Giuda Per la salvezza del mondo Piena di grazia. Charles Péguy