Un paio di scarpe in prestito

18:21 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Cari amici,

più di qualcuno mi chiede come mai non scrivo più tanto come prima. La risposta è molto semplice: è sempre più necessario che ci educhiamo a seguire e a prendere sul serio ciò che Carròn ci insegna con il suo modo di vivere il carisma di Giussani, arricchito dal suo personale dono di entrare nel cuore della realtà facendoci cogliere tutta la strepitosa positività che contiene. È come se guardando a lui, alla sua libertà, al suo modo di stare davanti a Cristo, percepissi sempre più che anche per me è lo stesso.

“Guardare in faccia a Cristo”: ecco in questa affermazione è contenuto tutto il mio vivere, stare davanti a Lui dalla mattina alla sera. Stare davanti a Lui quando mi alzo con l’umore nero e da subito ho bisogno di mettermi in ginocchio per guardare in faccia l’alba che spunta con un sorriso. Stare davanti a Lui per uscire, fare la mia corsetta di mezz’ora per permettere al mio diabete di non fare scherzi… stare davanti a Lui pregando, possibilmente, i 4 rosari per poter, anche distrattamente, godermi la Sua vita così ben sintetizzata nel rosario. Stare davanti a Lui prendendo il caffè e poi correre alle 7 del mattino a prendere i miei bambini per portarli a scuola, dopo aver dato ad ognuno il bacino che tanto aspettano e aver recitato insieme le preghiere davanti alla Madonna. Stare davanti a Lui quando, lasciati a scuola i bambini, corro in clinica dove alle 7 e 15 tutti i dipendenti della Divina Provvidenza, la padrona dell’ospedale, aspettano per la mezz’ora di adorazione, divisa fra la processione e la comunione agli ammalati, le letture del vangelo e un pensiero che svegli in ognuno la stessa posizione del cuore che già da più di un’ora e mezza mi riempie il mio. Stare davanti a Lui mentre mi inginocchio davanti ad ogni ammalato dandogli un bacio sulla fronte e una carezza. È il momento più bello del giorno: con l’Eucaristia nelle mani, in

ginocchio davanti ad ogni paziente. È il rivivere ogni momento il Mistero della passione, morte e risurrezione. Questo Mistero così concreto nella mia giornata, una giornata che inizia presto e termina tardi, quando, dopo aver dato il bacino della buona notte ai miei bambini (non sempre riesco ad andare alla casetta di Betlemme perché c’è sempre un imprevisto), ritorno alla clinica per salutare le mie piccole ostie bianche (Victor, Cristina, Celeste, Aldo, Mario) spesso ancora svegli. Li bacio, m’inginocchio davanti ad ognuno e poi toccando uno per uno la fronte, mi faccio il segno della croce. Sono il mio Gesù, quello che più soffre e che più mi conforta. Solo dopo aver salutato questo Crocifisso, che sono i miei piccoli ammalati, saluto Gesù Eucaristia e vado a letto cercando di dormire… però guardando Lui. Sapeste quante volte riprendo questo pezzo di scuola di comunità in cui Giussani parla di guardare in faccia a Cristo e quante volte leggo, rileggo cosa Carròn ci dice. La sorpresa più bella (ma potrete leggerla su Tempi) è stata la visita di Marcos, Cleuza e Bracco (responsabili del Brasile) la settimana scorsa. Ero tornato da un lungo giro e tutti sentivamo un grande desiderio di vederci. Così loro hanno preso il primo

aereo e sono piombati qui. Io ero molto stanco e avevo bisogno di vederli, di stare con loro, perché come dice Cleuza “spesso nella vita ci si può trovare nel fondo di un pozzo. Allora hai due possibilità: o guardarti attorno e sentirti soffocare o alzare gli occhi e vedere quel metro quadrato di cielo azzurro che ti fa chiedere, gridare “aiuto”. E di fatto è accaduto proprio così: loro sono stati per me quel pezzo di cielo azzurro.

Ma non perché abbiamo fatto un giorno di ritiro spirituale, ma per il semplice fatto che ci siamo fatti compagnia, aiutandoci con il testo di Carròn pubblicato su Repubblica per Pasqua: “Feriti, torniamo a Cristo”.

Tutti siamo feriti e per questo bisognosi di tornare a quel Tu, a quel stare davanti a Lui. È stato bellissimo perché, vivendo assieme a loro ciò che vivo tutti i giorni, è stato un entrare ancora di più nel cuore della questione: la passione per la gloria di Cristo. E poi è stato bello perché anche i miei confratelli sempre più vibrano di questa bellezza. Però su Tempi troverete tutti i dettagli di queste giornate. Il primo di maggio la clinica compie 6 anni. Ho accompagnato quasi 700 pazienti a morire fra le braccia di Gesù. In sei anni la morte mi è diventata amica e non ha più quella faccia così brutta come da sempre l’ho vista. Pensate: è il momento in cui stai per incontrare Gesù, quel Gesù per cui sono finito qui, quel Gesù per cui, grazie a tante miserie vissute, mi ha fatto toccare con mano cosa significhi l’orto del Getsemani, quel Gesù che si è servito e si serve di un poveraccio come me, con un caratteraccio unico e spesso con una emotività alterna, però ben ancorata alla certezza che nessun problema è più grande della risposta. Che nessun problema è più grande di Gesù. Mi diceva ieri una infermiera: “Ciò che muove la mia vita è il miracolo: tutto è per me un miracolo, dal modo con cui tolgo i pannoloni agli anziani a come li pulisco etc.. la fede non è dire “arrivo fino lì” , ma la certezza che Dio compie e per questo ti chiede tutto. Se io sto qui è perché il Signore mi vuole qui. La fede è la speranza che si compie. Per esempio quando arrivano i barboni uno direbbe: “Ma questi non cambieranno mai, con questi è inutile pensare di educarli”. Invece per me non è così perché ho la certezza che nasce dalla fede che, con il mio affetto, la speranza che accada in loro qualcosa si avveri. Di fatto, dopo mesi hanno imparato a usare il bagno, ad accettare le medicine, a stare assieme a tavola usando perfino il tovagliolo. Il miracolo è il frutto della insistenza della fede che è la speranza. Dipende da me che ciò accada, perché se la mia libertà non lascia una fessura aperta alla grazia, neanche Dio può fare niente”.

Ed è bello vedere come queste 150 persone che lavorano qui, dipendenti diretti del Padre Eterno, imparino a vivere così il lavoro, imparino a stare a Cristo e vedano ogni giorno i segni della Sua vittoria. Arrivano pieni di casini e nel tempo, educati a stare davanti a Lui, cambiano, diventano umani. È il mese di maggio e vi chiedo di pregare la Madonna per me e per i miei ammalati e tutto questo popolo che qui vive e soffre. Una nota finale: ieri, come ogni 15 giorni, incontriamo gli ammalati di AIDS per stare assieme, perché l’uomo è una compagnia. Questo è un Indio, transessuale con i capelli (tinteggiati) biondi. È anche il mio figlioccio di cresima. È uno di quelli che, grazie all’affetto e alle medicine, da moribondo ha ripreso a vivere. Ebbene è venuto da lontano, poverissimo fino al punto che ci ha detto: “Per venire a stare con voi in compagnia mi sono fatto prestare un paio di scarpe perché da mesi vado scalzo perché non ho niente, spesso neanche da mangiare”. Che commozione! È vero: quando c’è una domanda grande nella vita si cerca una compagnia adeguata e, non avendo le scarpe per raggiungerla, uno le chiede in prestito a chi ce le ha. Domanda piccola, incontri con uomini nani; domanda grande, incontri con giganti.

“Feriti, cerchiamo Cristo”… ma prendiamolo sul serio … ma se non si è feriti …non chiediamo in prestito le scarpe …
Con affetto,
P. Aldo

Ogni granello di sabbia

19:07 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (6)

Un grande amico, una grande canzone da lui tradotta in italiano. Ogni Granello di Sabbia - Renzo Cozzani (Every Grain of Sand, by Bob Dylan)

La Passione della Chiesa

10:43 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

La Passione della Chiesa, che è in corso, è stata profetizzata per filo e per segno. Qualunque cosa si pensi delle moderne apparizioni della Madonna, i documenti parlano chiaro.  
I due volti simbolo dell’attuale Passione della Chiesa sono il Papa e un povero e umile cristiano del Pakistan, Arshed Masih, 38 anni, che lavorava come autista a Rawalpindi.
Davanti a tre poliziotti e alcuni capi religiosi musulmani è stato cosparso di benzina e bruciato vivo perché si rifiutava di rinnegare Cristo e di convertirsi all’Islam.
E quando la moglie Martha, distrutta dal dolore, è andata al commissariato a denunciare l’assassinio del marito, è stata torturata e stuprata dai poliziotti davanti agli occhi atterriti dei figlioletti di 7, 10 e 12 anni.
L’episodio è di questi giorni, ma documenta il continuo, immane martirio di cristiani che nel Novecento è stato perpetrato sotto tutti i regimi, le ideologie e le latitudini.
Uno sociologo di Oxford ha calcolato in 45 milioni i cristiani che hanno perso la vita, in modo diretto o indiretto, a causa della propria fede.
Questo oceano di sangue cristiano era stato profetizzato esplicitamente a Fatima, dalla Madonna. E’ scritto nero su bianco.
Tale martirio resta tuttora sconosciuto ai più. Anzi, ad esso viene aggiunto il martirio morale della Chiesa trascinata sul banco degli accusati e bollata col marchio di infamia.  
Sempre a Fatima la Madonna ha profetizzato la persecuzione del Papa e in una visione di Giacinta (una dei tre pastorelli, beatificata nel 2000), sembra di scorgere un suo linciaggio morale che pare coincidere con ciò che Benedetto XVI si trova a vivere in queste settimane.
Tale visione è descritta nella “terza memoria” di suor Lucia, datata 31 agosto 1941:
“Un giorno Giacinta si sedette sulle lastre del pozzo dei miei genitori… Dopo qualche tempo mi chiama.
-        Non hai visto il Santo Padre?
-        No !
-        Non so com’è stato! Io ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, inginocchiato davanti a un tavolo, con la faccia tra le mani, in pianto. Fuori dalla casa c’era molta gente, alcuni tiravano sassi, altri imprecavano e dicevano molte parolacce. Povero Santo Padre! Dobbiamo pregare molto per Lui!”.
Sembra la descrizione del linciaggio morale a cui è sottoposto oggi il Papa. E’ in corso infatti una delegittimazione morale della Chiesa di cui non si ricorda uguale, addirittura col tentativo esplicito di trascinare personalmente il Pontefice in giudizio come capo di un’accolita di malfattori.
Va aggiunto che alle persecuzioni contro la Chiesa seguono sempre disgrazie per il mondo. Infatti la visione di Giacinta prosegue così:
“Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono di fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con Lui?”.
Tutto questo martirio materiale e morale della Chiesa del XX secolo sembra rappresentare una svolta drammatica della sua storia millenaria.
Come è stato rivelato – quando stava iniziando – a un papa, quel Leone XIII, autore della “Rerum novarum” (la prima enciclica sociale) che traghettò la Chiesa nel Novecento.
Una mattina infatti, il 13 ottobre 1884 (lo stesso giorno dell’apparizione finale di Fatima: 13 ottobre 1917), dopo la celebrazione della Messa, mentre papa Leone XIII era in preghiera, fu visto alzare la testa come se avesse una visione.
Sembrò terrorizzato: gli fu dato di sentire un dialogo, presso il tabernacolo. Una voce orribile, appartenente a Satana, lanciava la sfida a Dio, dicendosi capace di distruggere la Chiesa se solo avesse potuto metterla alla prova (Satana disprezza sempre gli uomini che continuamente accusa. Mentre Dio dà sempre fiducia ai suoi figli).
Sembra sia stata permessa tale prova per circa un secolo.
Quindi papa Leone XIII – quella mattina del 1884 – vide in visione la Basilica di San Pietro assalita dai demoni e scossa fin dalle fondamenta.
La rivelazione al papa coincide con quella alla mistica Anna Katharina Emmerich, che scrisse:
“Se non sbaglio sentii che Lucifero sarà liberato e gli verranno tolte le catene, cinquanta o sessant’anni prima degli anni 2000 dopo Cristo, per un certo tempo. Sentii che altri avvenimenti sarebbero accaduti in tempi determinati, ma che ho dimenticato”.  
Fu dopo quella visione che Leone XIII scrisse la preghiera, per la protezione della Chiesa, a San Michele Arcangelo che si è recitata alla fine della Messa fino al Concilio. Dopo il quale fu abolita e dopo il quale, già nei primi anni Sessanta, Paolo VI annuncerà drammaticamente: “Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”.
Di recente il famoso esorcista, padre Gabriele Amorth, ha spiegato che quel fumo di Satana in Vaticano va inteso anche in senso letterale: uomini sotto il potere di Satana che sarebbero presenti nella Chiesa e nel Vaticano stesso.
Che questo attacco demoniaco comprenda anche la caduta di alcuni preti in perversioni come la pedofilia (crimini contro i figli di Dio più innocenti e inermi: i bambini), è stato predetto dalla Madonna – a quanto pare – a La Salette nel 1846 (dove la Vergine preannunciò pure le sofferenze del papa e attentati ai suoi danni).
L’apparizione è riconosciuta dalla Chiesa, ma su questo testo non c’è un giudizio ufficiale: “La Chiesa subirà una crisi spaventosa” avrebbe detto la Madonna, “si vedrà l’abominio nei luoghi santi; nei conventi i fiori della Chiesa saranno putrefatti e il demonio diventerà come il re dei cuori (…) i sacerdoti con la loro cattiva vita sono diventati delle cloache di impurità”.
Dopo 150 anni, nella celebre Via Crucis del 25 marzo 2005, il cardinal Ratzinger constaterà: “quanta sporcizia nella Chiesa”. Con le pesanti parole di quella Via crucis probabilmente Ratzinger e Giovanni Paolo II intesero implicitamente rivelare (per obbedire alla Madonna), i contenuti ancora non pubblicati del “terzo segreto di Fatima”, dello stesso tenore della Salette.
Tutta questa serie di apparizioni della Madonna, che convergono nei contenuti, aveva lo scopo di avvertire che quella attuale è un’epoca eccezionale della storia della Chiesa e che è in corso uno speciale soccorso del Cielo.
Quello che è accaduto e che sta accadendo prova che gli avvertimenti profetici erano autentici e dimostra pure che la Madonna ha la missione speciale di salvare la Chiesa in questa terribile, lunga prova.
Purché la si ascolti. Perché il misfatto peggiore che il ceto ecclesiastico ha compiuto e può compiere è proprio quello di “disprezzare le profezie” e “spegnere lo Spirito”.
Fu perpetrato con le persecuzioni a preti santi, come padre Pio. E fu ripetuto in parte con Fatima, rifiutandosi per decenni di fare la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria (per esorcizzare il comunismo), come chiesto dalla Madonna stessa.
Infatti, apparendo a suor Lucia, Gesù nel 1930 previde la persecuzione dei papi proprio a causa di quella sordità.
Adesso il “piano di salvataggio” della Madonna riemerge con le sue apparizioni a Medjugorje (“la prosecuzione di Fatima”, ha detto lei stessa).
Da quando, nel 1981, sono iniziate queste straordinarie apparizioni oltrecortina si è assistito al compiersi di varie profezie (sulla guerra in Jugoslavia), al crollo del comunismo e a un’ondata oceanica di conversioni.
Proprio in questi mesi una commissione vaticana, presieduta dal cardinal Ruini, sta valutando le apparizioni di Medjugorje di cui Giovanni Paolo II era certo ed entusiasta. Dovranno decidere se accogliere questo estremo, formidabile soccorso soprannaturale o rifiutarlo, smentendo papa Wojtyla.
Il ceto clericale, che oggi è al centro della tempesta, dovrebbe considerare con umiltà l’immensità dei frutti e dei segni di queste apparizioni.
E, consapevole dei propri enormi limiti, affidare la Chiesa alla protezione di Maria, l’Immacolata, la sola “senza macchia”.
In caso contrario…

Antonio Socci
Da “Libero”, 2 aprile 2010