Quella carezza alla Casa Rossa

19.28 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Caro Ale, ieri siamo andati alla "Casa Rossa"..... parto , Marina mi ha detto vieni, ne vale la pena, vado incuriosita con un popolo di giessini, insegnanti ed altri...
Arriviamo a Carrara, citta' un po' banale e insignificante, tutto chiuso, è domenica, neanche un bar aperto...Ci portano nella parrocchia, una piccola chiesa con una piccola casa  vicino: la Casa Rossa. Siamo in 250 andiamo a messa, bello, ti commuove sempre vedere il tuo popolo e le facce di tutti questi ragazzi. Finisce,  andiamo a visitare Carrara, un signore ci spiega la città e la sua storia, il Duomo bellissimo, ma non si sente bene quello che dice, non ha il megafono e noi siamo in tanti, qualcuno si distrae, io per prima ma tutto sommato è una distrazione composta. E' ora di pranzare torniamo alla parrocchia , carne alla brace per tutti, incredibile, è fredda ma tenera, vedo i ragazzi di Carrara servirci, tipi strani, vestiti strani, uno poi con dei capelli lunghi fino alla schiena,  guardo e penso chissa cosa ci sarà da vedere in questo posto!
Sono le 14 facciamo un po' di canti insieme , belli... bello! .Iniziano le testimonianze , parla il ragazzo con i capelli lunghi racconta di essere diventato amico di un medico e si accorge che stando con lui ha scoperto l'amicizia con Gesu', parla di questo campo che fanno con la Parrocchia d'estate e racconta che quella per lui è  la settimana più bella della sua vita...decidono di vedersi di più in tre,  in quattro: ascolto, bello, che grazia! Partono le altre testimonianze , tre ragazze di 18, 17, 20 anni,una è di famiglia protestante, incontra gli amici della Casa Rossa, rimane affascinata tanto che vuole capire di più  e va a fondo alla sua religione , a quello a cui è stata educata.Si accorge che manca qualcosa, inizia a discutere con il suo papa',  ci racconta come ha capito la confessione che per i protestanti è una cosa personale , la fai quando credi,  e da solo. Racconta  che il parroco gliel'ha spiegata così "é come se tu stessi annegando nei tuoi peccati e Gesù è sulla barca che ti tende la mano e ti fa salire con lui, capisce che è Qualcuno , che non sei tu,  che Ti prende:incomincio a non dire più: bello, mi assale un brivido, non è il freddo , Gesù è presente qui, ora.
La ragazza continua a raccontare, in un anno prende i sacramenti, comunione e cresima e dice al padre che diventerà cristiana! 18 anni... una semplicità e una certezza disarmanti! Le testimonianze continuano,  altre ragazze , tutte incalzanti (impossibile raccontare!!!) ognuna di loro è semplice, certo, vedi nelle loro facce la gioia di aver incontrato Gesù . I brividi non mi abbandonano , aumentano, non riesco proprio a cantare la canzone di Mina "mi sei scoppiato dentro al cuore all'improvviso,," , piango, Gesù è qui presente, non è più "bello", è riaccaduto, vorrei tornare a casa in ginocchio per dire grazie. Lui è qui, continuo ad avere gli occhi umidi, anche adesso che ti scrivo. Torniamo sul pullman, guardo tutti , siamo tutti un po' cosi', come quando ti succede una cosa così grande che non sai spiegarla, mi vengono in mente gli apostoli con quello sguardo del volantone, abbiamo tutti addosso quello stupore! Mi siedo, ripenso , gli amici della casa rossa non posso più lasciarli e come faccio a non dirti vai a vedere! Stasera vado dal mio papà in ospedale, oramai al tramonto, non so cosa dire, cosa pensare, però una cosa la farò sicuramente, una carezza, la stessa che Lui mi ha fatto ieri!
In lacrime, ti abbraccio Monica

St. Valentine

17.23 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Tene Ti Ala

19.57 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

L’evento consiste in una partita amichevole di pallanuoto alla quale parteciperanno i campioni della PRO RECCO – tra cui i giocatori della nazionale italiana Maurizio Felugo, Alessandro Calcaterra, Stefano Luongo, Andrea Mangiante e Stefano Tempesti – e una rappresentanza di atleti noti nel panorama sportivo del Tigullio – tra cui i campioni della nazionale di canoa polo Luca Bellini e Marco Porzio.
La partita verrà disputata domenica 07 febbraio 2010, a partire dalle ore 17,30, nella piscina comunale di Chiavari, in largo Pessagno 1.
L’obiettivo della manifestazione è raccogliere offerte da destinare alla missione delle Suore Francescane di Maigaro a Bouar, in Repubblica Centrafricana, dove già un centinaio di persone vi si sono recate dal Tigullio. Qui si trova un piccolo ospedale che necessita di migliorie tecnico – sanitarie. Nella vicina Bouar, inoltre, è presente Radio Sirirì – fondata nel ’94 - che in questi anni ha aiutato i centrafricani a maturare in cultura e conoscenze sanitarie. Prima che gli atleti scendano in acqua, verrà proiettato un filmato che spiegherà le caratteristiche di questa importante realtà africana. Al termine della partita seguirà buffet nello spazio esterno della piscina.
L’Associazione Tene Ti Ala si è costituita il 19 ottobre 2009, dopo un viaggio in Repubblica Centrafricana. Sulla scia di un’esperienza che è iniziata nel 1994, l’Associazione si pone l’obiettivo di essere un punto di riferimento per i molti che dal Tigullio hanno a cuore il futuro dell’ospedale di Maigaro e di Radio Sirirì. “Tene Ti Ala” è una frase in lingua centrafricana, il sango, e significa “Per loro…”: un modo, insomma, per rimanere vicini alla missione di Maigaro seppur da lontano.

Che cosa è un Santo

17.47 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)


Un santo è qualcuno che ha raggiunto una remota possibilità umana. Un santo non dissolve il caos. Se potesse farlo, il mondo sarebbe già cambiato tanto tempo fa. Non credo neanche che il santo possa dissolvere il caos per se stesso.

Ben lontano dal volare con gli angeli, egli traccia con la fedeltà della puntina di un sismografo lo stato del sanguinante orizzonte.

La sua casa è pericolosa e definita, ma lui si sente a casa sua nel mondo. Sa amare le varie forme dell’umanità, le belle e confuse forme del cuore. E’ una cosa bella avere in mezzo a noi tali uomini, tali mostri dell’amore che sanno come bilanciare la realtà.



Leonard Cohen, vincitore del Special Lifetime Achievement Grammy, 30 gennaio 2010 

                              Da: http://gamblin--ramblin.blogspot.com/    di Paolo VITES

Tim Tebow

17.02 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)


Non trasmettete quello spot anti-aborto. È questa la richiesta che un’organizzazione femminista di New York ha avanzato alla Cbs. Il network ha infatti intenzione di mandare in onda il 7 febbraio, durante la diretta televisiva del Super Bowl che vedrà impegnati gli Indianapolis Colts contro i New Orleans Saints, un filmato contro l'interruzione di gravidanza pagato dal gruppo cristiano conservatore Focus on the Family.
IL CAMPIONE - Il Women’s Media Center, sostenuto da gruppi quali l’Organizzazione Nazionale delle Donne e la Feminist Majority, ha preso di mira lo spot suggellato dallo slogan «Celebriamo la famiglia, celebriamo la vita»: il video ripercorre, in trenta secondi, la gravidanza della madre di Tim Tebow, superstar della squadra di football del college di Florida. Tebow, che negli Stati Uniti gode di enorme popolarità, nacque nel 1987 al termine di una gravidanza a rischio. La madre dell’ex quarterback dei Gators si ammalò durante una missione nelle Filippine e rifiutò l’aborto consigliato dai medici che la visitarono. Tebow, che ha quattro fratelli maggiori, ha vinto due titoli nazionali Ncaa alla guida di Florida conquistando anche l’Heisman Trophy, l’ambitissimo premio riservato al miglior giocatore del campionato universitario statunitense.
IL COSTO DELLO SPOT - «Uno spot che usa lo sport per dividere anziché unire non può trovare posto nell’evento sportivo più importante dell’anno», hanno protestato dal Women’s Media Center, «un evento fatto per unire gli americani». Proteste inutile perché il network Cbs, che trasmetterà la finale ad un pubblico di circa cento milioni di telespettatori nei soli Stati Uniti, ha fatto sapere di avere approvato il testo dello spot sotto accusa, che avrà un costo compreso tra 1,8 e 2 milioni di euro.
«MIA MADRE UNA DONNA CORAGGIOSA» -Tebow, che tra tre mesi dovrebbe fare il salto tra i professionisti della Nfl difende da parte sua lo spot che lo vede protagonista insieme alla madre: «So che qualcuno non sarà d’accordo ma io credo che queste persone debbano almeno rispettare il fatto che io difenda le mie convinzioni», ha spiegato il giocatore, che si è detto «convinto da sempre» delle sue ragioni anti-abortiste. «È per queste ragioni che io sono qui, perché mia madre è stata una donna molto coraggiosa» ha detto. (Fonte Apcom)

Birra e nebbia. A Milano

09.35 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

All'inizio è qualche bottiglia di birra, che passa di mano in mano. Poi ne spunta una di grappa, ma è già mezza finita. Qualcuno ha portato del limoncello e si fa fuori anche quello. No, non siamo a un qualche ritrovo trendy della Milano da bere. Siamo alla periferia di questa Milano, immersa nella nebbia fredda che entra nelle ossa da farti urlare 'datemi un po' di sole per favore'. Siamo nell'ufficio del rettore di questa prestigiosa scuola privata milanese, che se lo vedessero, il suo ufficio, adesso, oltre alle bottiglie anche una nuvola spessa di fumo di sigarette, certi genitori in pelliccia che arrivano qua la mattina presto a portare i figli a bordo di fuoriserie extra lusso, forse i figli li porterebbero altrove. Scandalizzati. Le apparenze, le istituzioni, tutto è trasceso e diventa più umano, più bello, con don Eugenio, che è lui il rettore di questa scuola. Che è lui che ci ha invitati nel suo ufficio dopo l'usuale incontro che tiene, davanti a qualche centinaio di persone, ogni quindici giorni, a leggere e a discutere un testo di don Luigi Giussani. "Tutto per noi è importante, tranne la vita" abbiamo letto poco prima. Invece qui, con don Eugenio, l'unica cosa che conta è la vita, quella vera, quella dove si inciampa, si cade malamente e dove si può ricominciare ogni volta daccapo: "Puoi sbagliare un milione di volte" dice "tanto Dio ricomincia con te un milione di volte". E' così che mi sento stasera. Anche a 47 anni si ricomincia daccapo, se quello che ti interessa è la vita, la vita intera. Per qualche motivo mi viene da pensare alla prima volta. Anche allora fu un prete, don Batti come lo chiamavano, in una piccola parrocchia dalle parti di Sestri Levante, dove ci portavano, noi ragazzini di 12, 13 anni, a giocare e cantare insieme. Era, oggi come allora, un prete che non ti chiedeva proprio niente chi eri e cosa avevi fatto. Un abbraccio, stasera come allora, per cominciare e ricominciare. Che la cosa grande è che il posto c'è sempre, a Sestri Levante come nella periferia di Milano, che c'è una nebbia fredda da bestia e ci fosse un po' di sole per favore, domattina. "Posso passare a salutarti, tra un appuntamento che hai e l'altro, qualche volta?" chiedo quando birra e limoncello sono finiti. "Quanto tempo ti serve, cinque minuti?" risponde il prete. "Facciamo dieci". "No, se vieni, stiamo insieme un'ora". Forse era la birra, o l'ora tarda. Però è proprio vero, come diceva il prete prima, che non affidarsi a Colui a cui apparteniamo, a questa compagnia, quello è il peccato. Aggiungerei che non affidarsi a Colui a cui apparteniamo sarebbe proprio da cretini.

HOLY LAND - Nove giorni in Terrasanta

21.35 / Pubblicato da Alessandro / commenti (6)


"Non si può tornare dalla Palestina con il dubbio che il cristianesimo sia una favola"
(Luigi Giussani)

Nove giorni inaspettati in Terrasanta. Arrivati per l'amicizia di chi lì è già stato e ha detto:"ne vale la pena, ti aiuto io". La Verità toccata con le mani. L'uomo è fatto della sete di toccare, di vedere, di udire il Verbo della vita. Lo ricordava, in una sua poesia, il premio Nobel Milosz: "Sono solo un uomo. Ho quindi bisogno di segni sensibili. Il costruire scale di astrazioni mi stanca presto".
Nove giorni a vedere e toccare sassi. In fondo non sono altro che sassi. A Betlemme, a Nazareth, a Gerusalemme. Sassi ovunque. Tutti protetti da strati sovrapposti di civiltà antiche. Qui è passata la storia: romani, bizantini, musulmani, crociati, predoni di ogni razza, di nuovo musulmani. E poi ancora cristiani ortodossi o armeni, copti e maroniti. Oggi ci sono 40 riti diversi, a Gerusalemme, solo tra i cristiani. Ma non è un'accozzaglia di gente, quella che vedi. Ognuno sta lì orgoglioso di quel che è, della sua storia, della sua provenienza, delle sue tradizioni, della sua identitá.
Capisci di essere nel cuore del mondo. Nei secoli si sono avvicendati coloro che hanno tentato di preservare questi luoghi a coloro che invece hanno tentato invano di distruggerne la memoria. Cancellare il ricordo di quell'uomo morto in croce.Una terra tanto amata e venerata da più religioni quanto divisa e tormentata da un' infinità di problemi.
Accarezzare con le mani tremolanti la pietra levigata del SANTO SEPOLCRO, proprio lì, dove Gesù è risorto, è forse l'esperienza più forte del mio viaggio in Terra Santa. Gesù è anche a Chiavari, nella piccola città borghese in cui sono nato e cresciuto, lo so. A Gerusalemme è “solo” risorto, ma come non sentir il cuore scoppiare quando si è lì davanti? Come non sentire che è risorto per me? Per me.
La Chiesa del Santo Sepolcro, così come le altre decine di chiese viste in Terrasanta, non è bella, anzi.
Appena ti avvicini senti però calamitare il cuore verso ciò che custodisce. Entrando, sulla destra, c'è una scalinata molto ripida, che porta in cima alla collina del CALVARIO. Mentre sali non puoi non pensare alla sofferenza di Chi quella fatica l'ha fatta sotto il peso della croce, dopo essere stato torturato, deriso, ingiuriato.
Arrivi davanti ad un altare e vedi la roccia del Calvario, la roccia nuda, e quando ti inginocchi puoi mettere le mani dentro una fessura circolare, e toccare la roccia, la roccia vera del Calvario, proprio quella che c'era duemila anni fa quando l'hanno crocefisso. Tutt'intorno c'è penombra, tante candele e tante lampade illuminano discretamente le icone alle pareti. Lampade e icone tipiche delle Chiese ortodosse.
Poi si scende una scalinata e vicino, c'è il vero e proprio Santo Sepolcro. E' una piccola Chiesa nella Chiesa più grande. Io immaginavo fosse lontano chilometri dal punto in cui Gesù era stato crocefisso, invece è vicinissimo, 'a un tiro di sasso' dice il Vangelo, saranno al massimo trenta metri in linea d'aria. Entri nel primo ambiente, piccolo, al centro c'è una roccia, su cui è apparso l'angelo ad annunciare alle donne che Gesù era risorto, e poi ti chini, passi attraverso un'apertura stretta, ed entri nel cuore del mondo. Sulla destra c'è una pietra, la superficie di un altare, consumata da mille e mille mani, capisci che è successo tutto lì, proprio lì. Mi sono inginocchiato, ho baciato la pietra e l'ho accarezzata. Lo spazio è angusto, si sta al massimo in tre in ginocchio, e lì, nel cuore del mondo, ho affidato me, la mia famiglia, i miei amici. Qualcuno più in particolare. Il mio piccolo amico Mattia è stato il primo.
Cristo è risorto mi ripeto. Anche per me. Ora mi è un po' più chiaro. E questo mi rasserena.
E' difficile raccontare tutto, impossibile. Il viaggio è durato nove giorni ed ogni giorno è durato quaranta ore.
E poi Betlemme. Territori autonomi palestinesi, posti di blocco.
La porta della basilica è bassa e stretta. Fatta per impedire che i musulmani ci entrassero dentro a cavallo. La Chiesa della Nativitá è sporca, tenuta male, gestita da cristiani ortodossi, c'è aria di abbandono. Chissà poi perchè. Scendo piccole scale e a destra una piccola grotta. E' il luogo dove è nato Gesù. Un luogo più povero e semplice difficile immaginarselo.
Starei lì per giorni. Ma uscendo la commozione per la grotta del Gesù Bambino lascia spazio al mio orgoglio. Avrei voglia di una nuova crociata per riprendere i luoghi della nostra storia. Ma subito mi ricordo di chi, tempo fa, mi ricordava che all'intenzione buona accompagno sempre un metodo sbagliato. E infatti di quello che hanno fatto i crociati non è rimasto praticamente nulla. Quello che qui è rimasto è il lavoro dei francescani, quello che hanno costruito in secoli di presenza qui.
Custodito questi luoghi sacri, costruito scuole per tutti, aiutato tutti. Missionari veri con centinaia di martiri. Hanno testimoniato Gesù stando in mezzo alla gente.
Qui abbiamo conosciuto il priore, padre Pizzaballa, alla messa dell'ultimo dell'anno. Ho sorriso solo quando lo hanno presentato. Poi incantato nel sentirlo raccontare dei suoi fratelli e di sé, degli amici arabi e israeliani con un'umiltà a me sconosciuta.
E la speranza, da queste parti, ha le facce di coraggiosi uomini di fede che, ringraziando Gesù, qui non mancano. Uno era con noi, guida instancabile ed affascinante, padre Afif, cristiano maronita che ci ha accompagnato intelligentemente tutti i giorni. Perchè non ci ha fatto sprecare il tempo in un percorso turistico religioso di cui non sentivo il bisogno.
E poi Tiberiade. La piccola chiesa costruita sulla roccia in riva al lago dove Gesù chiese a Pietro: “mi ami tu più di costoro?” Qui fu il primo papa. Qui rinnovo, con i miei amici, la promessa battesimale. Al momento della benedizione al nostro amico padre Afif sfugge il tappo della bottiglia di Acqua Santa e mi lava. Sarà che ne ho più bisogno degli altri?
Il lago è stupendo, le sue rive sono a ridosso di una vegetazione ricca. Qui Gesù visse più di tre anni e compì molti miracoli. Credo che il tempo abbia cambiato poco o nulla da allora. Anche qui starei per giorni. Non si può.
A Gerusalemme abbiamo fatto la via crucis in mezzo ai suk arabi. Tra musulmani che frantumavano i coglioni per acquistare qualcosa, bambini urlanti, turisti che manco ci pensavano a fare un po' di silenzio. Ma credo che, come ci ha detto Afif, Gesù abbia attraversato la città con la croce sulle spalle in questo contesto, tra l'indifferenza dei più.
Ho visto tanti sassi. Ma sono sassi della mia storia, della storia di tutti. Della storia magnifica che ci ha preso dentro.
Tornando a casa ho la sensazione di stare venendo via proprio dalla mia vera casa.
                             
                                                                                        (con materiale tratto in parte da stranocristiano.it)






 Qumran - i rotoli del Mar Morto


 La Chiesa sulle rive del lago di Tiberiade- primato di Pietro


 Sfondo di Gerusalemme


 La Scala Santa - Salita al Sinedrio






Posto blocco palestinese

Il portico del mistero della seconda virtù

11.18 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

Ma viene un giorno, viene un’ora. In cui bisogna prendere il coraggio a due mani. E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella. Perché è anche infinitamente buona. A colei che è infinitamente nobile. Perché è anche infinitamente cortese. A colei che è infinitamente ricca. Perché è anche infinitamente povera. A colei che è infinitamente grande. Perché è anche infinitamente piccola. A colei che è infinitamente giovane. Perché è anche infinitamente madre. A colei che è infinitamente ritta. Perché è anche infinitamente protesa. A colei che è infinitamente gioiosa. Perché è anche infinitamente dolorosa. Settanta e sette volte settanta dolorosa. Bisogna salire A colei che è infinitamente celeste. Perché è anche infinitamente terrestre. A colei che è infinitamente al di sopra di noi. Perché è anche infinitamente tra di noi. A colei che è Maria. Perché è piena di grazia. Ascolta, ora ti spiegherò come, in che la santa Vergine è una creatura unica, Di una rarità infinita. Seguimi bene. Tutta la creazione era pura. Ma il peccato di Satana sedusse, corruppe la metà degli angeli. E il peccato di Adamo sedusse, corruppe nel sangue la totalità degli uomini. In modo che non c’era più di puro che la metà degli angeli. E nulla degli uomini, Nessuno degli uomini, In tutta la creazione. Quando fu creata questa creatura unica, Benedetta fra tutte e donne, Infinitamente unica, infinitamente rara, Adesso. Infinitamente gradita a Dio. E nell’ora della nostra morte così sia. Ascoltami bene. A tutte le creature manca qualcosa. Non soltanto il fatto che non sono il Creatore. (Questo è nell’ordine delle cose.) A quelle che sono carnali manca precisamente di essere pure. Noi lo sappiamo. Ma a quelle che sono pure manca precisamente di essere carnali. Bisogna saperlo. E a lei al contrario non manca nulla. Perché essendo carnale lei è pura. Ma, essendo pura, è anche carnale. Ed è così che lei non è solo una donna unica fra tutte le donne. Ma è una creatura unica fra tutte le creature. In questo disastro. In questo difetto. In questa mancanza. In questo disastro della metà degli angeli e della totalità degli uomini non c’era più nulla di carnale che fosse puro. Quando un giorno questa donna nacque dalla tribù di Giuda Per la salvezza del mondo Piena di grazia. Charles Péguy

Quella nostalgia verso l'infinito

15.20 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

"C’è una frase di Dostoevskij che mi accompagna in questi tempi, dovendo parlare del cristianesimo alle persone più diverse in Italia e all’estero: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?». Questa domanda suona come una sfida a ciascuno di noi. È precisamente dalla risposta ad essa che dipende la possibilità di successo della fede oggi. In un discorso del 1996, l’allora cardinale Ratzinger rispose che la fede può sperare questo «perché essa trova corrispondenza nella natura dell’uomo. Nell’uomo vi è un’inestinguibile aspirazione nostalgica verso l’infinito». E con ciò indicava anche la condizione necessaria: che il cristianesimo ha bisogno di trovare l’uomo che vibra in ciascuno di noi per mostrare tutta la portata della sua pretesa......... Continua qui: http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2009/12/24/NATALE-Julian-Carron-quella-nostalgia-verso-l-infinito/57584/

Bella gente d'Appennino

10.20 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

"E’ il Santo Natale: dovere dei cristiani non è essere buoni,categoria morale alquanto confusa, ma piegare le ginocchia in adorazione di fronte al mistero della vita, della salvezza: l’Incarnazione". Giovanni Lindo Ferretti

Regali di Natale

13.39 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (0)

“Adesso che sta per arrivare Natale le statuine del presepio si risvegliano…” Alcuni giorni prima della morte di Claudio Chieffo, Arcadio Lobato va a trovarlo in ospedale. Sul suo comodino, mette un volto di Gesù, fatto a matita da lui. Sopra c’è scritto: “A Claudio, che mi ha portato a Gesù”. Spagnolo, da anni residente in Italia, illustratore specializzato in libri per ragazzi (il suo “La valle nella nebbia”è stato scelto fra le 100 migliori opere di letteratura spagnola per ragazzi del Ventesimo secolo), Arcadio aveva conosciuto Chieffo nel 2001. Ne era nata una amicizia profonda e discreta. Per questo, al momento di pensare un libro illustrato che fosse anche una strenna natalizia, la famiglia del cantautore scomparso ha pensato subito a lui. "La notte che ho visto le stelle" è un libro con 14 tavole a colori che raccontano alcune canzoni di Chieffo. Per bambini, ma ovviamente non solo. Il CD che è allegato al libro contiene le 14 canzoni illustrate da Lobato, grandi classici del cantautore romagnolo, ma la particolarità è che sono quasi tutte registrazioni fatte nel suo studio casalingo, in totale solitudine. La voce, la sua grande voce, in nudità, che apre uno squarcio nella intimità, nel momento in cui queste bellissime canzoni venivano composte. Adesso quei momenti in cui il genio si confessava davanti al Suo creatore appartengono a tutti. Compresa l'ultima registrazione effettuata prima della morte, il 6 giugno 2006; Stella del mattino, a cui sono state aggiunte parti di organo e le voci del Coro San Filippo Neri di Forlì. Perché i grandi uomini che hanno incrociato le nostre strade sono impossibili da dimenticare. http://www.galbost.com/modules.php?op=modload&name=catalogo&file=index&mcat=all&artid=399

Da quel nodo stecchito nascerà l'iris

16.36 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)


Tre di dicembre. Giorno di autunno profondo. Sotto al cielo basso già alle quattro e mezza viene buio. Nell’aria che sa di pioggia la gente va in fretta. Siamo tutti pallidi, ingrigiti nelle giacche scure; e scure o nere le macchine, e l’asfalto, che alle prime gocce luccica sotto alla luce fredda dei lampioni. Tutte le gradazioni del grigio, dal ghiaccio al piombo, in questa Milano di dicembre; neanche un colore vivo. Il giallo ardente dei girasoli in campagna, lo smeraldo del mare in Sardegna, questa estate: possibile? Probabilmente hai sognato.
E mentre cammino col cane – infreddolito anche lui, e con le orecchie basse – passo davanti a un vivaio. Non è tempo di fiori, scuote la testa severa la parte saggia di me, e fa per andare oltre. Ma un’idea mi accende; entro, decisa. Oltre le schiere di abeti di Natale. So dove andare. Avranno bene dei bulbi. È questo, se mi ricordo bene, il momento.
Ecco qui. Come sono miseri: magre cipolle che rifiuteresti al mercato. Duri, secchi, bitorzoluti. (Non ha apparenza, il seme. Non seduce. Deve solo scendere nella terra e morire). Poi, ad aprile, ma i crocus già a marzo, nelle aiuole ancora spoglie spunteranno i primi germogli. Eccole nelle foto sui sacchetti, le promesse di aprile. Sgargianti, raggianti di tutti i rosa e i viola. Gli iris alteri, e i narcisi, e i tulipani con la corolla chiusa come una rocca: color giallo sole, o di un fucsia abbagliante, che in questo giorno buio sembra una promessa tanto audace da fare sorridere, come la smargiassata di un bambino. Via, come è possibile credere, sotto a questo cielo di piombo, che da un nodo stecchito verrà un simile fiore? E i giacinti? Quelle infiorescenze minute, da mano d’orafo, come stanno dentro a questi bulbi cinerei?
Eppure. Ragionevole è crederci: accade tutte le primavere. Ragionevole è, sotto a questo cielo di acciaio, credere che puntualmente fioriranno gli iris candidi e regali. Ne metto nel carrello a manciate, avidamente. Tulipani di fuoco, e narcisi. E crocus, che sono i primi a fiorire, i primi ad annunciare. Poi realizzo che ne ho presi troppi. A malincuore ne scarto un po’ – come i bambini a quei banchi del mercato con le caramelle di gomma colorate. Comunque, è un bel malloppo quello che mi porto a casa, golosa come di un bottino. Occorre scavare nella terra nera. Piccole buche discretamente profonde. Umido e freddo il terriccio sotto le dita; non è una cuccia, piuttosto una fossa. I bulbi così poveri e brutti, qualcuno con un’avventata punta verde di germe spuntata anzitempo. Il cane li annusa e li abbandona, deluso: cipolle, pare dire, roba incommestibile. «Vedrai come saranno belli», spiego ai suoi innocenti occhi nocciola. I cani non capiscono. E anche gli uomini capiscono a fatica. Perché è strano: occorre scendere nella terra morta, nei giorni più bui, perché rinasca ciò che è più bello. Perché una mattina d’aprile si apra la corolla dell’iris regale. E quel lontano giorno di dicembre sembri un sogno. E quel fiorire, un miracolo.
Marina Corradi (da Tempi)


La strada verso casa

10.27 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (3)


"Spettacolo di serata, tra lo splendore della piazza e di amicizie vecchie e nuove e l'incontro con storie incredibili. Grazie a te e ai tuoi amici". L'sms di Giorgio, il leader degli ShamRock, meneghina irish band che si è esibita durante la giornata dedicata alle Tende dell'AVSI a Chiavari, mi giunge questa mattina presto. Uno spettacolo di serata, davvero. Un anno fa più o meno davo alle stampe una sorta di libretto autobiografico che sottointitolavo "La strada verso casa". Pensavo di aver raggiunto una meta, di raccontare dove fossi arrivato. A casa. Un anno dopo mi rendo conto che la strada è ancora tutta davanti a me, che di cose in questo anno ne sono successe a scatafascio. Di tutto e di più, e che se la casa, la meta, appare sempre più chiara, non si finisce mai di camminare. Ogni giorno si riparte da capo. Era evidente ieri, in Piazza Mazzini, a Chiavari, osservando tutto quel via vai un po' caotico di persone che facevano la spola tra i portici addobbati e lo shopping natalizio, tra una tazza di cioccolato e una canzone dal palco che, ovviamente, aveva dentro la nostalgia tutta irlandese di casa. Amici vecchi e nuovi. Storie incredibili. Quello che fa alzare lo sguardo è sempre qualcosa di inaspettato, lungi dalle preoccupazioni ansiolitiche riguardo a quello che si è organizzato, proposto. Il gesto. Quello che fa alzare lo sguardo è vedere invece uno degli amici carcerati, che si sono dati da fare a preparare ottime torte il cui ricavato andrà a sostengo dell'Associazione Amici di Simone, aggirarsi con un sorriso inarrestabile in mezzo ai passanti invitandoli a comprarne una. E' contento, e si vede. E soprattutto si muove, si sta muovendo, incontra le persone. In quel momento è sulla strada, la sua, verso casa. Oppure qualcuno che di sua iniziativa prende su un pacco di Buone Notizie, il giornale di informazione dell'AVSI, e si butta nella folla a proporle, "le buone notizie". Anche lui si sta muovendo verso la sua strada verso casa, invitando altri a incamminarsi. In fondo lo diceva già Sant'Agostino, di quanto siamo distratti da noi stessi: "Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi". Intanto la musica irlandese sale nell'aria fredda, ma tersa, della sera. Musica che rimanda alla casa da raggiungere. Mi diceva Francesco De Gregori, una delle "cose innaspettate" di questo anno tutto in cammino, qualche giorno fa: "Ci vediamo sulla strada, che ne siamo degni". Non tutti ne sono degni. Ne sono degni quelli che lasciano aperta la ferita, perché è da lì che passa la luce. Sulla strada si compie il destino, non importa essere buoni o sempre fedeli. Si inciampa, ci si alza e si ricomincia. Ce lo hanno insegnato ieri gli amici carcerati di Chiavari. In questo splendore di piazza, tra amicizie vecchie e nuove. Buon cammino, buon Natale.




  









Adeste Fideles

16.18 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)


Beh, mi commuovo facilmente. Sono anche un frignone, a volte. E sentire cantare, buona parte in latino, questo pezzo del '700 da un  uomo di quasi settant'anni, mi ridesta emozioni forti. E in macchina, oramai l'unico luogo dove trovo spazio per l'ascolto, la risento due, tre, dieci volte.  
Ci sono canzoni che mi "attraversano" più di altre. Sono le canzoni che amo di piu’. Che danno un piacere viscerale quando permetti a quelle note di penetrarti.



Cerco l'etimologia di "commozione" e trovo il significato: -violenta scossa al cervello, stato dell'animo perturbato- muoversi per qualcosa -. Mi piace questa definizione. Ho sempre creduto che commuoversi volesse dire intenerirsi per qualcosa o farsi toccare l'animo da qualcosa. "Stato dell'animo perturbato", mi è sempre piaciuto sentirmi "perturbato". Quando sono troppo tranquillo c'è sempre qualcosa che non va, il mio -io- è in stand-by. "Muoversi per qualcosa". Anche una banale canzone puo' contribuire a farmi muovere. Mica è cosa da poco. Quante volte, quando vado a lavorare in macchina, sparo su dei pezzi storici ed è come se ridestassero la mia anima? E lavoro anche meglio...
Grazie caro vecchio Bob per questi pezzi che fanno sorridere solo chi è imbottito della perfezione, della "pulizia" delle canzoni d'oggi. Quelle senz'anima. E anche se queste sono cover, tu le canti "cercando qualcosa di Dio" come è sempre stato. E quelle note portano "qualcosa di Dio" anche al mio cuore.

« Adeste fideles læti triumphantes,
venite, venite in Bethlehem.
Natum videte Regem angelorum.
Venite adoremus (ter)
Dominum. En grege relicto humiles ad cunas,
vocati pastores adproperant,
et nos ovanti gradu festinemus.
Venite adoremus (ter)
Dominum.
Æterni Parentis splendorem æternum,
velatum sub carne videbimus,
Deum infantem pannis involutum.
Venite adoremus (ter)
Dominum.
Pro nobis egenum et fœno cubantem
piis foveamus amplexibus;
sic nos amantem quis non redamaret?
Venite adoremus (ter)
Dominum. »

La Bellezza

17.06 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

BENEDETTO XVI ,,UDIENZA GENERALE,,Aula Paolo VI,,Mercoledì, 18 novembre 2009: ...Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?”