16:04 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)

C'è poco da dire. Io non riesco ad abituarmi alle lettere di Padre Aldo. La sua travolgente esperienza umana è iniziata dentro un abbraccio che è identico a quello che ho provato io, anche se le mie risposte sono un pò diverse...ma quello che vedo è una possibilità per me, ora. Il santo di ottobre Una piccola trinità d’angeli sofferenti: Cristina, Victor e Aldo Cari amici, ho il cuore molto gonfio nel vedere i miei tre bambini, Cristina, Victor e Aldo trafitti dal dolore. Da giorni soffrono terribilmente. Cristina piange emettendo dei gemiti indescrivibili. Ha due anni circa, è cieca, sorda, idrocefala e altre deficienze. Quando la prendiamo in braccio non sappiamo da che parte appoggiare la sua testa. E’ lì nel lettino, la bacio teneramente, le metto la mia guancia vicino alla sua…si quieta un poco e poi riprende a piangere. Non ha nessuno al mondo, ha solo le nostre, le mie carezze. La sua malattia, dicono i miei cari medici, ha origine nei maltrattamenti sofferti appena nata. E’ da più di un anno che è qui con me. Vicino a lei, il piccolo Victor che già tutti conoscete. Questi giorni sono terribili per lui. Febbre a 39-40, impacchi di acqua fredda, ogni 10 minuti la misurazione della temperatura, convulsioni continue, stringe fortemente i piccoli pugni, respira affannosamente, il suo petto si gonfia e si sgonfia per lo sforzo continuo di respirare. Geme in continuazione. Sono seduto al suo fianco, ho gli occhi più che rossi e il cuore spezzato… Prego, sto in adorazione, gli accarezzo le manine, le stringo a me, le bacio delicatamente, lo chiamo soavemente. Non possiamo muoverlo facilmente, la sua testa che è un piccolo lago di acqua non ce lo permette. Eppure le mie care e tenere infermiere lo fanno, perché dietro ha tre grosse ulcere di decubito. Sono ferite aperte, che aumentano il suo già grande dolore. Chiunque lo vede non riesce a stare più di alcuni minuti senza il rischio di svenire. Tutti pieni di domande e in particolare: Perché? Per che cosa? Io, con le mie infermiere, stiamo lì con lui. Personalmente non riesco a lasciarlo solo eppure i tanti impegni mi obbligano e soffro ancora di più. Oggi, per esempio, è domenica, mi sono alzato alle 4.45. Avevo un ritiro dei bambini della prima comunione nella fattoria che abbiamo a 40 km da Asunciòn, dove vivono gli ammalati di AIDS non terminali. Poi alle 13.00 sono corso a casa dove mi aspettavano i bambini delle due casette di Betlemme per una grigliata. Sono 20 bambini da 6 mesi a 12 anni, di cui ho l’affido. Una grande tavolata con la mamma Cristina e noi 4 sacerdoti: uno spettacolo unico. Tutti insieme, mangiando, cantando, ridendo. I neonati nelle carrozzine con il biberon o in braccio. Ma che bella famiglia siamo, ho detto ad un certo punto! Ma il mio cuore stava nella clinica e così sono ritornato a vedere le mie piccole ostie bianche. Sono stato con loro recitando il breviario, pregando per tutti voi. Questa volta ho fissato gli occhi di Aldo, il mio figlio adottivo, con il suo testone di 50 cm di diametro e un corpo lungo e fino come uno stuzzicadente. Quando si muove, prima gira il testone enorme e per conseguenza tutto il resto del corpo gli va dietro. Sono 15 giorni che non ride più, non fa più casino con gli oggetti che gli mettiamo fra le mani. E’ sempre girato verso l’immobile e gemente Victor. Da quando Victor e Cristina sono peggiorati è peggiorato pure lui. Mi commuove, mi mette in adorazione perché vedo concretamente cos’è il corpo mistico di Cristo, per cui se uno soffre l’altro soffre, se uno gode l’altro fa casino. Come spiegare diversamente questo strano rapporto fra i tre bimbi, di cui solo il mio figlio adottivo, ma lo sono anche gli altri anche se non riconosciuti per legge, vede e ascolta però è muto e d’accordo con il giudice gli abbiamo dato 10 anni di età, facendolo nascere il giorno di Natale: 25 Dicembre 1998, se non perché il Mistero che li fa in ogni momento li mette insieme facendo di loro tre un movimento di fede unico e indispensabile per me, per voi, per la chiesa, per il mondo? Soffro tanto guardandoli e li guardo le 24 ore del giorno e sono geloso di questa piccola mia comunità, di questa comunione che è davvero liberazione, cioè esaltazione del mio io, della mia coscienza di essere rapporto con il Mistero. I gemiti terribili e forti di Cristinita, quelli deboli, sottili ma più dolorosi di Victor e il silenzio pieno di tristezza del mio piccolo e lungo Aldo mi fanno capire che la bellezza della vita è nel mio nesso ontologico con il Mistero. Fenomenicamente parlando sembrano “inutili”, direbbe il diabolico mondo (per me sono bellissimi anche nell’aspetto, come lo è ogni figlio, come lo è l’accattone, pieno di sporcizia che arriva al mio ospedale moribondo e putrefatto), ma ontologicamente sono Gesù, capite…sono Gesù: è la mia piccola compagnia di Gesù, è la mia piccola “Riduzione” che fa respirare il mondo. A me il compito di curarli e a voi di sostenerci con la vostra preghiera. Dopo la Messa delle 15.00 sono tornato a dare il bacino della buona notte agli altri miei figlioletti delle 2 case di Betlemme. Erano tutti lì seduti attorno al grande tavolo con la mamma Cristina, mentre i bebè erano già nelle loro culle che dormivano. Mi sono seduto con loro. Erano felici. Fanno fatica a capire quello strano rapporto fra me (il papà) e Cristina (la giovane mamma rimasta solo con un figlio naturale e le altre due piccole morte nella mia clinica e il marito in Spagna a lavorare), ma la verginità è un linguaggio, è l’unico linguaggio che anche i bambini comprendono e per questo ci vogliono un bene dell’altro mondo. I bambini mi sono saltati al collo e dopo tanti bacini ci siamo raccontati delle barzellette per mezz’ora. Ma che bella la verginità, ti fa vivere una tenerezza con Cristina che poi diventa paternità, maternità con questi bambini. Alle 21.00 tutti a letto. Do loro il bacino della buona notte, le preghiere…e poi adesso sanno mettersi il pigiamino, quindi ho un lavoro in meno. Sono 8 bambine, 4 bambini e 3 bebè. Qualcuno ha l’AIDS, altre sono state violentate dai “patrigni”, altri sono figli di nessuno. O meglio, Dio li ha dati a me. Per ultimo saluto Cristina con un bacino sulla testa (è piccola ma bella) e torno in convento in compagnia dei miei confratelli. Però prima vado alla clinica perché mi aspettano…Anche le belle infermiere del turno notte. Bacio i miei piccoli ammalati, li tocco e mi faccio il segno della croce, un bacino (sono gli ultimi del giro), passo per il S. Sacramento per consegnargli la giornata. Alle 23.00 vado a letto…un po’ di sonnifero con un po’ di antidepressivo (come vedete obbedisco anche al medico e non mi dà fastidio usare anche ciò che la scienza regala per vivere meglio…tutto ciò che è buono viene da Gesù) e dormo, dormo quanto necessario perché poi alle 04.45 devo già essere in piedi per l’ora di ginnastica, trotto recitando i 4 misteri del Rosario, così già il lunedì e ogni giorno inizio contemplando tutta la vita di Gesù. E poi il lunedì mattina viene il Vicepresidente della Repubblica, il vice ministro delle finanze e dalla prossima settimana anche l’amico ministro della pubblica istruzione a recitare le lodi con me, Paolino e Daf (l’ultimo sacerdote che don Massimo ci ha regalato). con affetto, P. Aldo Trento

La scure della Gelmini sulle scuole private

10:04 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (2)

Giorgio Vittadini martedì 28 ottobre 2008 Una certa mitologia ideologica che sta alimentando lo sciopero del 30 e che viene ad arte replicata nelle manifestazioni degli studenti, afferma che i tagli alla scuola pubblica sono fatti per finanziare la scuola privata. Ma non è così. Nel “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e il bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011” la voce complessiva riguardo l’istruzione è aumenta di 656milioni di euro: all’istruzione primaria andranno oltre 242milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di primo grado 228milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di secondo grado 395milioni di euro in più. Invece, il capitolo di bilancio riguardo l’istituzione scolastica non statale passa dai 535milioni e 318mila euro del 2008 ai 401milioni e 924mila euro per le previsioni del 2009, ovvero 133milioni e 393mila euro in meno. Inoltre, la voce “istruzione non statale” prevede per il 2010 una cifra pari a 406milioni e 121mila euro e per il 2011 la cifra di 312milioni e 410mila euro. C’è da precisare inoltre che la riduzione non riguarda le scuole medie e superiori, ma la scuola materna e la scuola elementare, livelli di scuola che hanno sempre ricevuto fondi statali. Sono scuole gestite da ordini religiosi o cooperative di famiglie, situate nei quartieri periferici e nei paesi a cui molte famiglie “del popolo”, spesso poco abbienti, mandano i figli perché sanno che vengono assicurati nello stesso tempo un’educazione ricca di ideali ed un alta qualità di insegnamento. Accolgono infatti ben 531.258 bambini su 1.652.689 della scuola dell’infanzia e 196.776 su 2.820.150 bambini della scuola primaria. Determinate è il loro contributo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuole materne ed elementari italiane, sancito dalle inchieste internazionali. Tuttavia, alla faccia della parità giuridica sancita dal ministro Berlinguer, non solo non si mette in programma di garantire l’effettiva libertà delle famiglie di scegliere le scuole paritarie attraverso detrazioni e deduzioni fiscali, ma le si vuole affossare definitivamente attraverso questi tagli di fondi che costringeranno le scuole ad aumentare le rette aggravando ulteriormente la situazione delle famiglie o addirittura a chiudere. La legge 133/08 impone di ridurre il debito pubblico nazionale senza ricorrere all’aumento della pressione fiscale, rispettando così gli accordi internazionali e quindi i tagli anche per il comparto dell’istruzione sono inevitabili. Tuttavia, ogni ministero può decidere liberamente come effettuare i tagli ed è quindi ancora possibile correggere questa scelta, tanto più che il taglio medio imposto dal Ministero del tesoro a ogni ministero è del 10%, mentre i tagli previsti per la scuola libera sono del 25-30%!Per questo 40 deputati della maggioranza hanno firmato un emendamento che propone di effettuare riduzioni di spesa del Ministero della pubblica istruzione in settori meno strategici. Sono pronti a votarlo anche molti deputati dell’opposizione, consci che si tratta di battaglia bipartisan di tante famiglie per la difesa della “biodiversità” della scuola italiana. Chi, sia nel mondo cattolico che in quello laico si astiene dal prendere posizione, sia conscio di collaborare all’ulteriore desertificazione della scuola italiana, per il male di tutti. http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=7750 da: Il Riformista, 28 ottobre 2008

Poca osservazione e molto ragionamento...

20:05 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Non sempre nel valutare i fatti usiamo la ragione nel modo corretto; più che imparare dalla realtà cerchiamo di applicare una nostra opinione o sensazione. Questo fa sì che , persi nelle nostre elucubrazioni cerebrali, smarriamo l'evidenza che abbiamo sotto il naso! Propongo un gustoso dialogo tra il Re dei detectives e il suo aiutante. SHERLOCK HOLMES e il DR.WATSON vanno in campeggio.... e dopo una buona cena ed una bottiglia di vino, entrano in tenda e si mettono a dormire. Alcune ore dopo, HOLMES si sveglia e, col gomito, sveglia il suo fedele amico: - Watson, guarda il cielo e dimmi cosa vedi! - Vedo milioni di stelle... - E ciò, cosa ti induce a pensare? WATSON pensa per qualche minuto: - Dal punto di vista astronomico, ciò mi dice che ci sono milioni di galassie e, potenzialmente, miliardi di pianeti. Dal punto di vista astronomico, osservo che Saturno è nella costellazione del Leone. Dal punto di vista temporale, deduco che sono circa le 3 e un quarto. Dal punto di vista teologico, posso vedere che Dio è potenza e noi siamo solo degli esseri piccoli ed insignificanti. Dal punto di vista metereologico, presumo domani sia una bella giornata. Dal punto di vista naturalistico, evidenzio un'aria sana e salutare per il nostro corpo. Invece tu cosa ne deduci? - WATSON, vaffanculo... qualcuno si è fregato la tenda!!! "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità."- A.Carrell

"Che cosa è per me" (Testimonianza "rubata" a Betty G.)

14:44 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Vorrei dire oggi che cosa e’ e cosa significa per me, l’associazione amici di simone tanturli. La nostra Associazione è uno dei frutti del dono che e’ stato ed e’ ancora Simone ed e’ nata dall’amicizia che si e’ generata intorno ad Alessandro e Francesca e avendo presente cosa aveva significato per lui poter frequentare la nostra scuola a Chiavari. Constatando ogni giorno il sacrificio necessario, e spesso non affrontabile dal punto di vista economico, per le famiglie con bimbi che hanno bisogno di un’insegnante tutta per loro, abbiamo pensato di fare qualcosa per agevolare e sostenere queste famiglie. In pratica cerchiamo di aiutare la scuola come possiamo, organizziamo momenti per i genitori come le cene di classe o alcuni pranzi e pomeriggi domenicali da passare insieme, serate danzanti e concerti, tornei di calcio, abbiamo visto insieme partite e film su un mega schermo vendendo panini e bibite, prepariamo buffet per varie occasioni, qualche volta abbiamo confezionato bomboniere, quello che capita insomma, cogliendo tentativamente al volo le occasioni che capitano. Cosi’ mettiamo insieme soldi che vengono distribuiti sotto forma di borse di studio per le famiglie che ne hanno necessita’. Circa due anni fa poi, direi come conseguenza naturale di quanto iniziato, abbiamo dato vita ad un momento a cui Famiglie per l'accoglienza ha dato identità e struttura e l’abbiamo chiamato “la casa si allarga”. Ho detto “come conseguenza naturale” perché incontrando famiglie con bambini speciali, ci siamo accorti che c’era in loro, e anche in noi, il desiderio di condividere di più tra di noi, di mettere a tema quanto viviamo con i nostri figli, tutti, quelli normodotati e quelli no, di poter condividere un po’ di più la fatica, le terapie, i giochi, il tempo che si passa con loro, il modo di educarli, e queste cose valgono veramente per tutti. Quindi ci ritroviamo un pomeriggio alla settimana, dopo la scuola: i bambini giocano e fanno merenda, noi grandi stiamo insieme e con loro. In questa avventura si sono coinvolti alcuni ragazzi di GS che offrono questo tempo della loro settimana come gesto di caritativa, ed è davvero uno spettacolo guardare come stanno di fronte a questi bambini, anche quelli più particolari, più “misteriosi” se vogliamo. Ecco, miseramente detto rispetto al significato che porta, questo e’ tutto. Ma tutto questo mi interessa perché qui, in questo luogo, io sono la prima ad essere accolta. Spesso questo gesto viene definito caritativa, ma per me non e’ questo. Io vado per me, quella accolta sono io. Ecco, semmai e’ caritativa verso di me, che poi e’ la prima da doversi fare. Ho iniziato ad andare per l’amicizia con i genitori di Simone, per come accoglievano me ogni giorno, una appena tornata da vari giri per il mondo, una per cui quello che c’era intorno, la realtà, era estranea. Per me, per i miei amici, per le persone che incontriamo, il tempo trascorso insieme e’ un privilegio, e’ un ambito di grazia. Chi si avvicina se ne accorge, come le persone che abbiamo incontrato in spiaggia la scorsa estate. Io sono grata di questi amici, sono grata della possibilità’ di questo ambito. Stare con questi bambini, come anche con i ragazzi disabili della cooperativa in cui lavoro, e’ una conquista continua; dicono per esempio che sono la preferita di Vittoria perché gliele do’ tutte vinte… e’ solo che cerco di farla contenta. Se a lei piace raccogliere pigne, sfilacciare i bordi dei bicchieri di plastica e girare dappertutto per trovare il rubinetto dell’acqua… bisogna fare quelle cose li’, almeno nel possibile, altrimenti si prescinde da lei, si immagina che lei sia un’altra bambina a cui piace fare altri giochi… e invece la Vittoria e’ quella li’ e non un’altra. E questo e’ molto interessante ed educativo per me, perche’ e’ cosi’ sempre e per tutti, vale per tutti questa cosa, che poi mille volte non sia cosi’ e’ un altro discorso, e’ perche’ scatta la pretesa, con quelli a cui voglio piu’ bene… con me stessa… e invece e’ la stessa cosa. Solo con loro e’ molto piu’ evidente che non puoi pretendere, e se non sei stupido dopo un po’ lo capisci. Ma non e’ che non puoi pretendere perche’ sono diversi o perche’ non capiscono, e’ perche Gesu’ li ha voluti cosi’, e a questo proposito sono rimasta colpitissima da quello che sta raccontando padre Aldo Trento nelle sue lettere, Gesu’ mi ha voluta cosi’ e non una virgola diversa... solo che potendo stare in certi luoghi e a certi momenti si capisce bene e prima. Elisabetta G.

Una cosa dell'Altro mondo...

15:13 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Cari amici,

bisogna partire sempre dalla vita, dalla realtà e non dal fatto che siamo sposati, consacrati, scapoli o dal ruolo, perché è la vita che chiede l’eternità. Quante volte l’abbiamo cantato in “povera voce”, ma è come se tutto fosse scontato. Oggi è un giorno difficile per me a causa dell’insonnia, che oltre a farmi sentire stanco mi fa sudare in modo strano. Così con il clima a 40 gradi e per di più questa mia situazione vi lascio immaginare il mio stato d’animo. Ma da 20 anni sto imparando a ripetermi: “io sono Tu che mi fai”, “anche i capelli del mio capo sono contati”, “prima di formarti nel seno di tua madre ho pronunciato il tuo nome”, “sei come la pupilla dei miei occhi”. Ebbene, anche in barba a chi non sopporta la parola depressione e per questo come buon amico gliela auguro così capiranno cosa vuol dire diventare uomo e non rimanere dei pirla borghesi pieni di se stessi, dentro questa situazione, emotivamente negra, non è questo stato d’animo a definirmi, ma la certezza che Lui mi ama così come sono.

Oggi sono facilmente irritabile, eppure nessuno se ne accorge, si accorgono che sono stanco, ma la pace, la gioia del cuore vince tutto. Mi muovo già da tempo solo perché Lui mi muova e il mio stato d’animo è come assorbito, santificato da questa certezza.

Per cui oggi ho potuto accogliere (vedi foto)

questa piccola bambina, Celeste è il suo nome, ormai alla fine per colpa di una leucemia, trascurata a motivo della povertà. La mamma ha 31 anni e 8 bambini. Da sempre non sorride. La sua vita è stata solo stenti, dolore, miseria, violenza. Oggi, stando io nelle condizioni di cui sopra, l’ho ascoltata. I miei occhi rossi non riuscivano a sostenere il suo sguardo pieno di dolore. “Padre, sono figlia della violenza come tutti i miei 8 bambini. Violentata, picchiata a sangue, sono dovuta scappare dalle grinfie di un uomo che mi ha distrutta. Ho dovuta abbandonare i miei bambini nelle mani di questa bestia. Adesso il dolore della mia bambina di 12 anni mi ha inchiodato qui nella sua clinica…la prego di aiutarmi. Non ho più lacrime da versare... mi sento come una statua...” La guardavo, vedendo nel suo volto una tristezza infinita come nella maggioranza delle donne di questo paese, ridotte ad animali, abbruttite dalla violenza. Eppure una tenerezza ed era già un’altra. Guardo la sua bimba, già senza capelli, dolori forti, non parla più, mi guarda fisso ma non sorride. Quanto dolore! Il mio cuore spesso ha paura che non resista ma poi la Provvidenza mi recupera subito. Alcune ore prima ho celebrato il funerale di un ,travestito, un figlio di Dio di 28 anni morto di AIDS. Erano presenti gli altri amici ammalati di AIDS, questi miei figli prediletti. Nella breve omelia ho detto: “figli miei, siamo qui per celebrare la misericordia di Dio. Guardatelo, questo ragazzo, ha vissuto come un animale ed è morto come un santo. Vi ricordate com’era la sua faccia quando è arrivato da noi e ora guardatelo bene: è la faccia di un uomo vero. E’davvero il trionfo della misericordia che non distingue gli esseri umani in normali, omosessuali, travestiti, ermafroditi, ma che guarda ad ognuno come figlio. Amici, capite, che bello: per Dio siamo figli, siamo creature sue”. Mi guardavano commossi, loro gli emarginati, loro i lebbrosi del secolo XXI, loro giudicati la perversione del vizio…loro che mi vogliono bene, che ogni mattina bacio e mi inginocchio davanti ad ognuno, non importa se deformati da fattezze femminili o maschili finte. Loro che chiedono di confessarsi, che mi chiedono se la propria compagna o compagno con la stessa malattia possono venire a visitarli. E così, come mi dice la suora, approfitto per annunciare anche a loro la misericordia di Dio.

Victor, che tutti conoscono, e sul quale è nata una reazione a catena a livello mondiale, dividendo quanti mi scrivono in due partiti: quello perché viva e l’altro perché lo lasciamo morire. Quanto mi duole questo secondo partito. Se lo vedessero gemere, soffrire, si renderebbero conto del perché Gesù è morto per me e anche per loro. Ma perché voler eliminare il dolore dal mondo, quando questo dal peccato di Adamo è condizione inevitabile? E’come che io volessi togliermi la depressione, togliermi le notti insonni, togliermi l’ansia. Ma non è possibile. Posso prendere, e lo faccio, delle pastiglie per aiutare la mia pazza emotività, ma non posso, non chiedo a Gesù di togliermi la fatica perché sarebbe ripetere a Gesù quanto quel giorno Pietro gli disse perché non accettasse il dolore…e Gesù gli rispose: “allontanati da me, Satana, perché ragioni secondo il mondo e non secondo la volontà del mio Padre”. Chiaro che Victor soffre, lo vedo 24 ore al giorno. Ma possibile che ci sia chi si permetta di dirmi: lascialo morire. Quando non sono io che lo faccio vivere, ma il Mistero che lo crea in ogni istante. Ma possibile che non capiamo che la vita, non importa le condizioni in cui si manifesta, è sempre l’affermazione del “io sono Tu che mi fai”. Victor ha perfino il piccolo torace incurvato per il dolore, per la fatica del respiro, per le convulsioni. Ha la testa appoggiata nel cuscino con tante lacerazioni per decubito, non si può muovere…ma capite che per ognuno di noi è Gesù, è Gesù. Victor non è riconducibile alla sua dolorosissima malattia, perché è Cristo. E allora se è Cristo, capite che è il Paradiso qui in terra.

Io non posso stare senza contemplarlo, perché è il mio conforto, come in questi giorni in cui la fatica si fa sentire. Guardarlo, baciarlo, è sentire vibrare la dolce Presenza di Gesù che mi accarezza nei momenti difficili. Certamente senza prendere sul serio la vita, come ci ricorda Giussani nel Senso Religioso citando quel pezzo di un dialogo fra Richard e la nonna Henry, è impossibile riconoscere in questi fatti la grande Presenza, il Mistero che da senso e bellezza a tutto… Quando lo si riconosce come mi ha detto l’altro giorno Cristina, la giovane mamma di una delle casette di Betlemme, con 14 bambini da 0 a 11 anni: “padre, da quando Dio mi ha tolto le mie uniche due figlie del mio matrimonio. Nageli di 6 anni e Natali di 9, e mi ha chiamato ad essere madre di tutti questi bimbi ho capito che per me essere madre significa non possedere mai i miei figli. Ogni attimo li guardo, li amo immensamente, ma so che non saranno mai miei e che prima o poi se ne andranno. Ma questa è la mia vocazione. Mi tortura il cuore, però se Gesù vuole questo è anche vero che mi ha regalato un vero cuore di mamma: farli crescere e poi lasciarli andare seguendo il disegno buono di Dio... ed io rimanere ogni volta a ricominciare e pregare”. Questa è la santità.

Grazie a quanto mi siete amici.

P.Aldo

L' Alba di un giorno che non finisce

14:13 / Pubblicato da Alessandro / commenti (2)

Robert Hughes definì “cultura del piagnisteo” quella della sinistra politically correct. Ma anche la destra reazionaria vive di geremiadi. Il piagnone sommo, Oswald Spengler, le unisce. Da questi acquitrini di lacrime, nel XX secolo, sono nati frutti avvelenati. Oggi col crollo delle Borse tornano gli apocalittici. Stanno col culo al caldo, ma annunciano il tramonto dell’Occidente. Se si voltassero (“metanoia”, convertire lo sguardo) vedrebbero l’alba di un tempo nuovo. E gente non disperata: i cristiani. Certo, c’è il partito dei distruttori, dei pescecani che hanno prodotto lo sfacelo dell’economia. Ma c’è anche il “partito dell’aratro”, di quelli che sembrano meno forti, come dice Péguy, ma che fanno la storia. Quando irruppero i barbari crollò l’impero romano e una civiltà millenaria fu travolta. L’economia crolla fino alla sussistenza, le campagne si spopolano, il continente si copre di foreste selvagge piene di lupi e briganti. Tutto sembra perduto per sempre e l’Europa regredisce all’età primitiva. Eppure rinacque una civiltà più grande, bella e luminosa. Da alcuni uomini che cercavano Dio. L’unico che non passa, che non tramonta, l’eterna giovinezza. Lo ha spiegato il Papa, nel suo splendido discorso parigino: “non era intenzione dei monaci di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato”. Volevano semplicemente conoscere Gesù Cristo. Gustare la sua presenza che non abbandona e non delude mai: “Jesu dulcis memoria/ dans vera cordis gaudia/ sed super mele et omnia/ Ejus dulcis praesentia…”. Era la loro unica, struggente passione. Da cui venne tutto. Per questo salvarono la cultura antica. E “inventarono” il lavoro. Gesù lavoratore aveva nobilitato il lavoro manuale, un tempo ritenuto prerogativa degli schiavi, al livello divino della preghiera. Col lavoro i monaci trasformarono l’Europa devastata e selvaggia in un giardino fertile e rigoglioso. Uno storico scrive: “Dobbiamo ai monaci la ricostruzione agraria di gran parte dell’Europa”, con tutto ciò che comportò in termini di alimentazione, benessere, esplosione demografica. “Educatori economici”, li definì Henri Pirenne. Il cristianesimo spazzò via la schiavitù e svegliò l’ingegno cosicché si inventarono macchine per sfruttare l’energia idraulica che “i monaci usavano per battere il frumento, setacciare la farina, follare i panni per la conciatura”. I monaci insegnarono ai contadini a dissodare, bonificare, coltivare e irrigare, introdussero l’allevamento del bestiame e dei cavalli, l’apicoltura, la frutticoltura, i vivai di salmone in Irlanda, la fabbricazione della birra, l’invenzione del prosciutto, del formaggio e perfino dello champagne. I cristiani inventarono gli ospedali, le università, la musica, coprirono l’Europa di cattedrali e di bellezza, inventarono la tecnologia, la scienza, la stessa libertà, l’economia moderna e la democrazia. I monaci avevano cercato solo il regno di Dio: il resto – secondo la promessa di Gesù – arrivò in sovrappiù. Fu il frutto di una liberazione dell’umano. Il loro pensiero quotidiano era alla Gerusalemme celeste, l’incontro definitivo con Gesù. Ecco le travolgenti parole di un autore monastico del XII secolo: “Egli è il bellissimo d’aspetto, il desiderabile a vedersi, colui che gli angeli desiderano contemplare. Egli è il re pacifico, il cui volto tutta la terra desidera. Egli è la propiziazione dei penitenti, l’amico dei miseri, il consolatore degli afflitti, il custode dei piccoli, il maestro dei semplici, la guida dei pellegrini, il redentore dei morti, forte ausilio di chi combatte, pio remuneratore di chi vince”. Lorenzo Crosta E oggi? Oggi il mondo è pieno di nuovi monaci. I mass media non se ne accorgono, perché un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Potrei riempire questo giornale con i loro nomi e le loro bellissime storie. Andate in Lombardia a conoscere Lorenzo Crosta che ha creato cooperative dove lavorano un centinaio di ragazzi, con handicap fisici e mentali, pieni di umanità, sorrisi e dedizione. Andate a Teramo a vedere cosa hanno messo in piedi Ercole D’Annunzio e sua moglie, Enza Piccolroaz, partendo dal dramma di una figlia nata con una grave malattia: una delle più straordinarie strutture di riabilitazione del meridione, con un pullulare di altre opere anche di ricerca medico-scientifica. Ma penso anche ai detenuti del carcere di Padova che stanno diventando uomini nuovi e all’ultimo Meeting di Rimini hanno stupito e commosso tutti (ci hanno pure deliziato con i prodotti di pasticceria della loro Cooperativa Giotto). Penso all’immensa opera del Banco alimentare che – nato dallo sguardo di carità di don Giussani -oggi letteralmente coinvolge milioni di italiani e dà da mangiare a un oceano di persone. Volontari al Banco Alimentare E a quella stupenda cattedrale della speranza e della preghiera che è Radio Maria. E gli studenti che, invece di okkupare scuole e università dove svaccarsi, portano in giro per le strade i “cento canti” di Dante. E poi i tanti padri e madri di famiglia che sono veri eroi della speranza. E insegnanti come Mariella o Gianni che fanno scoprire ai giovani la Bellezza. E artisti pieni di fede, simpatia e talento come Francesco che ha dipinto il rosone duccesco del Duomo di Siena e si prepara a fare le vetrate della splendida cattedrale barocca di Noto. E lo scultore giapponese Etsuro Sotoo che continua l’opera di Gaudì alla “Sagrada Familia”. Guardate i silenziosi volontari che lavorano nei Centri di Aiuto alla vita. E quel fiume di straordinarie donne e uomini di Dio su ognuno dei quali si potrebbe scrivere un libro, dalle clarisse di suor Milena, a Trevi, a quelle di suor Beatrice a Perugia, alle francescane di suor Chiara ad Assisi? Penso alle suore che assistono da anni Eluana Englaro e che supplicano: “lasciatela qui, ce ne prendiamo cura noi”. E i tanti religiosi che donano tutta la loro esistenza a sostenere la speranza dei disperati. Penso a Stefano Borgonovo, l’ex calciatore del Milan e della Fiorentina ora malato di Sla: lui, la sua bellissima famiglia, i suoi amici. Leggete su “Tracce” che umanità e che forza! E i tanti malati che offrono la loro sofferenza e così letteralmente tengono in piedi il mondo. Andate a visitare la Casa di accoglienza “Don Dante Savini”, a Perugia, che accoglie e assiste professionalmente malati terminali di Aids o di altre gravi patologie. Guardate i volti, gli occhi, dei giovani seminaristi che vivono alla Fraternità San Carlo e si preparano ad andare fino ai quattro angoli della Terra a portare il senso della vita a popoli assetati di Cristo. Non sono afflitti dal futuro dell’Occidente, perché hanno e gustano l’Eterno nel presente. Così dissodare, irrigare, coltivare, amare, anche inventare, ingegnarsi diventano come la preghiera. Scoprite l’incredibile storia di Giuseppe Ranalli e della sua Tecnomatic che, nelle sperdute campagne dell’Abruzzo, oggi con un fatturato di 40 milioni di euro ( +32 per cento nel 2008), lavora per le maggiori case automobilistiche del mondo grazie a brevetti rivoluzionari. E Pippo Angelico, imprenditore brianzolo della Ceccato spa (settore manifatture di precisione) che – per un’amicizia nata al Meeting del 2005 - ha deciso di andare a investire a Napoli grazie al Centro di solidarietà che lavora nel Rione Sanità e che si fa carico di tanti problemi della povera gente . O scoprite “il circolino di Crescenzago”, come lo chiama Giorgio Vittadini. Mi fermo per mancanza di spazio (se Scalfari conoscesse tutte queste cose non avrebbe scritto ciò che ha scritto della Compagnia delle opere). Ma poi c’è il mondo. La stupefacente storia brasiliana di Cleuza e Marcos Zerbini e dei “Senza Terra”, 50 mila persone spesso nipoti di schiavi, che hanno “scoperto” Comunione e liberazione. Cleuza e Marcos E i missionari che in India – come spiega padre Gheddo – stanno letteralmente capovolgendo le millenarie caste, restituendo dignità a milioni di Dalit? E donne straordinarie come l’infermiera Rose che in Uganda cura i malati di Aids? E la “resurrezione” della sua amica Vicky che è stata raccontata in un film premiato al Festival di Cannes da Spike Lee? Certo, molte cose tramontano. Ma se voltate lo sguardo vedrete l’alba di un giorno che non finisce. (articolo di Antonio Socci)

Prima che venga notte

12:25 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

http://www.tempi.it/opinioni/003317-prim-che-venga-notte Lo schiaffo della morte improvvisa di un amico e tutte le cose che non ci sarebbero state senza di lui di Marina Corradi «L’eterno riposo dona a lui, o Signore. Splenda a lui la luce perpetua». Nella chiesa alla periferia di Milano in una sera di ottobre, per un amico morto all’improvviso s’è radunata una gran folla. Muti, prima che inizi il rosario, tramortiti da quel suo essersene andato in un giorno. Immobili, che puoi guardarne come fossero una fotografia le facce – molti non li vedevi da anni, e li ritrovi invecchiati, oppure erano bambini e li scopri ormai grandi, con un’ombra di barba sulle guance. Un pezzo non breve della tua vita ti sta davanti, stasera, impietrita dallo schiaffo di una morte arrivata come un ladro. Di quei quattro ragazzi seduti al primo banco accanto alla moglie, una te la ricordi al tuo matrimonio, neonata, in braccio al padre. E tutto in quel giorno di giugno era promessa, tu vestita di bianco, e quegli amici con la loro bambina. L’unica femmina. Lui la chiamava, da piccola, «la mia principessa». («L’eterno riposo dona a lui, o Signore», ripete l’assemblea.) «È stato A. – ti racconta qualcuno – a portarmi per la prima volta a San Siro. Inter-Pisa, c’era. Era pazzo dell’Inter, ancora adesso andava anche in trasferta». («L’eterno riposo dona a lui, o Signore».) «Da ragazzo – ricorda un altro – lo vedevi arrivare in università solo all’ora di pranzo. Era sempre affamatissimo. Un giorno al ristorante ripulì così bene col pane il piatto delle lasagne che il cameriere, credendo di non avergli portato il primo, glielo riportò». («L’eterno riposo dona a lui, o Signore».) E tu, a casa di quest’amico, hai conosciuto l’uomo che avresti sposato. Che era un timido, e ancora sorridi nel ricordare la prima uscita, una sera, in tre: tu, l’aspirante fidanzato e il suo amico A. a fargli coraggio. Tutto era nuovo, tutto era promessa quella sera. Stanotte non fa freddo, ma senti già il fiato umido dell’autunno addosso. («L’eterno riposo dona a lui, o Signore».) Abbracci con lo sguardo i tuoi figli, accanto a te. Non ci sarebbero, pensi, senza quell’amico che costringeva l’altro a telefonarti: «Chiamala, deciditi, cretino!». Allora una tenerezza e gratitudine smuove la massa cupa di tristezza di un rosario in morte di un amico. Qualcosa che intravvedi anche sulle facce degli altri, gli ex compagni di università, i colleghi. Nel dolore, il non poter dimenticare ciò che si è ricevuto. E dunque non rabbia: ma il silenzio attonito di chi, non comprendendo, pure ostinatamente si fida. È buia e giallastra alla luce dei fari questa notte a Lambrate – e quanto luminoso e lieto invece quel mattino di giugno delle tue nozze. Ma ci ritroveremo ancora, fuori da queste tenebre, nel sole, prometti perentoria. La morte brucia come uno schiaffo sulle guance; eppure tu così stranamente certa, in questa notte d’autunno, che ciò che è promesso è vero.

100% cattolico

08:23 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

Vediamo quanti milanisti e juventini riuscirò a far scappare da questo blog. Spero di no, anche perché la persona che ci ha raccontato questo episodio (anzi, pare che gli piaccia così tanto che ormai lo racconta a ogni occasione, anche domenica scorsa alla giornata di inizio d’anno della Cometa) lo introduce sempre con un “Io sono anti-interista”. È Giorgio Vittadini, io l’ho sentito raccontarlo settimana scorsa durante la scuola di comunità: “Questa cosa va raccontata” ha detto, “perché ci vuole un bel coraggio oggi a dirsi cattolici in televisione”. L’episodio è questo. Durante la partita di calcio Inter-Bologna, poco prima che il suo giocatore Adriano tiri un calcio di rigore, l’allenatore nerazzurro Mourinho viene inquadrato dalle telecamere mentre bacia il crocifisso che porta al collo. Immediatamente, nel dopo partita, scatta la domanda: “Ma lei l’ha fatto perché è superstizioso?” (quello di farsi il segno della croce prima di entrare in campo è un gesto che si vede piuttosto spesso, anche se raramente lo si vede fare da giocatori italiani). Risposta: “Superstizioso 0%. Cattolico 100%. Ho sempre presente Gesù Cristo, appena ho un momento di tempo lo rendo evidente come posso, ad esempio come ho fatto prima del rigore”. Si può essere antipatici, come un po’ Mourinho lo è in effetti, si possono guadagnare 14 milioni di euro all’anno, e si può essere testimoni. Perché davvero, ci vuole un bel coraggio oggigiorno ad andare in televisione e dichiararsi “100% cattolici”. E a proposito di calcio, avete visto che spettacolo stupendo è stata la partita di calcio per Stefano Borgonovo, qualche sera fa? Roberto Baggio, che cattolico non è, lo ha definito “un eroe dei nostri tempi”. Tempi, questi, in cui la vita sembra essere un fastidio da eliminare come un sacchetto di patatine vuoto. Borgonovo è invece la testimonianza gioiosa che la vita vale sempre la pena essere vissuta. Ps: per la par condicio, alcuni amici mi dicono che Ancelotti, in panchina, ha spesso un rosario tra le dita.

Domenica delle Famiglie

18:52 / Pubblicato da Alessandro / commenti (4)

Un'altra giornata alla scuola Maria Luigia. Un'altra settimana di compralaroba,mancaquestomancaquello,prendiquestoprendiquello, scaricaquiscaricalà. Grazie a Dio ogni tanto mi fermo a chiedermi perchè mi sto sbattendo. Le risposte (banali) sono tante: trovare i fondi per le famiglie in difficoltà, che bello stare insieme,incontriamo famiglie nuove,blablabla... Ma io non amo sentirmi buono! Non lo sono, e' un dato di fatto. C'è però, quell'abbraccio chiaro,forte,sicuro che ho sentito su di me. Il riconoscere Chi ha reso possibile il mio esistere (non il mio sopravvivere), e mi fà sentire uomo, amato, creatura viva, questo mi fà muovere. Questa circostanza (l'Associazione Amici di Simone) è solo un'altra occasione, bella , gioiosa e da prendere sul serio. Ma non finisce qui, non è questo il punto. Vero è che la creatività sprigionatesi da un gesto semplice e concreto come un pranzo a scuola (ca. 280 persone e la polenta buonissima) aiuta a rompere quell'ottuso ripiegamento sul proprio ombelico. Si Gesù, la Madonna, i Santi, il Gius, e poi non mi muove neanche un carroarmato sulle balle. Il fare le cose non può essere frutto di una volontaristica tensione a pur nobili scopi, magari con la ricerca di una perfezione umanamente irrangiungibile, ma il risultato di uno sguardo chiaro e sicuro (pur in tutta l'umana debolezza) a Chi ha reso possibile il nostro esistere. Stare come i miei amici sono stati non è generosità, o solidarietà, ma un'unità profonda, con coloro che hai al tuo fianco. Grazie Amici per essermi stati Testimoni. Vedervi partire da un'ipotesi positiva di fronte alle persone, a tutte le persone, è stato x me un colpo (io con i miei mille preconcetti su tutto e tutti). La prima esperienza di cambiamento importante la sto' vivendo io, perché sto' imparando a stare con la gente in modo gratuito. Gli uomini riconoscono quando qualcuno li vuole abbracciare e accettare così come sono, senza chiedere loro nulla, e questo è qualcosa di grande per qualunque uomo. Anche per me. Grazie alla Ermanna e alla Gianna a Marco e a Paola e a tutti quelli che si sono coinvolti con noi. Grazie agli amici che mi testimoniano questo legame alla vita, quel desiderio vivace di dare risposta alle esigenze umane di ciascuno: verità e bellezza. Le mie esigenze. L'esigenze dell'uomo.

GENOCIDIO DOWN - I Santi del mese di Ottobre

08:38 / Pubblicato da Alessandro / commenti (0)

Capisco sia difficile da comprendere per una "civiltà" miope, edonista e fondata sulla merda espansa come la nostra, ma basta guardare questi "delfini in terraferma" per farsi venire qualche dubbio. Forse non tutti fanno mente locale: la "devianza" SD (Sindrome di Down) è un esempio, nel senso che è stata tra le prime per le quali la Scienza Medica (maiuscole d'obbligo) offre diagnosi prenatali precise, standardizzate e diffuse (l'amniocentesi). As a result, di bimbi Down ne vengono al mondo sempre meno, i nostri occhi e le nostre sensibili menti sempre meno rischiano di venir ferite dalle inenarrabili sofferenze di questi "diversi". Ebbene si, chiamiamo le cose con il loro nome: i Down sono da decenni oggetto di vivisezione. A questa categoria (quasi una "razza"), per la quasi totalità, viene impedito in modo mirato di soffrire. Cioè di vivere. Lungi da me condannare moralmente le mamme che prendono la decisione di evitare al loro bimbo nascituro "una vita di emarginazione e sofferenze"; comprendo anche la esplicitazione dal politically correct, cioe' il piu' prosaicamente umano desiderio di evitarsi una vita dura di assistenza, compatimenti e emarginazione. Del resto il coraggio come diceva Manzoni chi non ce l'ha non puo' darselo (ma può chiederlo): bisogna esserci in mezzo per provare, tutti noi fragili tra le pressioni insostenibili del "dover essere" di 'sta società ipocrita, egoista e liberal solo fin che c'è l' interno coscia da mostrare. Per questo dico grazie infinite alle tante mamme coraggiose fuori dagli schemi dell'ovvio, che per loro fortuna trovano compenso non nella mia gratitudine ma nell'immensa gioia che l'accettazione di quegli "scampati al genocidio" porta con sè. Un dono "speciale". Si. Così, 'sto post un po' buttato lì, ha il solo scopo di invitare il passante a pensarci su un attimo; poi riprendiamo pure tutti a spinnin' the wheel , a girare all'infinito ma sempre fermi sulle nostre ruote da criceti. (Thanks Jesus for all that was and is Simone) Ma è meglio ascoltare chi è più felice di me. Sono sempre più consapevole che Gesù sceglie il niente per costruire il suo Regno e io mi sento veramente niente. Questa testimonianza che segue, del nostro amico P. Aldo, mi fà capire ancora di più dove sta la felicità. Bimbi della Parrocchia di San Rafael - Don Aldo Trento

Carissimi amici,

Questa volta vi mando la foto dei “santi” del mese di Ottobre, essendo questo mese dedicato dalla chiesa alla preghiera e all´aiuto ai missionari.

Che cosa significa essere missionari? Respondo con la mia esperienza. Io non sono stato mandato in missione per fare opere sociali, né per aiutare lo sviluppo socio-economico di questi popoli al limite della sopravivenza. Quando mi hanno mandato ero un uomo psicologicamente distrutto e ne avevo abbastanza per riuscire con la grazia di Dio a mettere insieme me stesso, cosa che è durata 15 anni e che ancora oggi sto cercando di fare.

Sono qui solo per annunciare il grande e unico amore della mia vita: Gesù Cristo, perché io e la migliaia di persone incontrate hanno bisogno solo di questo. Avevo perso il senso della vita e in missione l´ho ritrovato: la passione per la gloria umana di Cristo. Le persone che incontro mi domandano sempre e solo questo: “Padre perché soffro, padre ho cercato di togliermi la vita, padre perché il cancro, l´AIDS etc?”. Guardo a Gesú e alla Madonna e li invito, assieme con me, a fissare lo sguardo su di loro, e da lì comincia la vita nuova. Nella foto che vi mando è racchiusa una storia di disperazione e santitá.

Questa foto é stata fatti ieri, domenica 30 settembre, quando ho celebrato il battesimo dei tre bambini di Alice e la cresima di Orlando.

Alice é una ragazza di 21 anni che mi é stata donata quasi un anno fa. Ricordo quella sera in cui è arrivata. Era accovaciata nel fondo di una macchina orribile, come un cagnolino: sporca, irriconoscibile, in fin di vita. L´AIDS la stava distruggendo. La presi fra le braccia, non pesava niente, solo un terribile odore. Sembrava moribonda. Alcuni giorni nella clinica e giá incominciava a rifiorire e quello che sembrava un essere umano irriconoscibile si è rivelata una bella ragazza.

Da un anno vive con me, l´AIDS é per il momento sotto controllo. Ha ritrovato il gusto della vita. Adesso vive in una piccola stanza di fronte a casa mia. Una santa vecchietta la cura, la aiuta. Lavora come aiuto nella farmacia della clinica, stira, lava la roba dei suoi amici di AIDS, riceve un piccolo stipendio. Cura con passsione la sua stanzetta.

La sua vita,me l´ha raccontato un pó alla volta, é stata un inferno. Abbandonata dai genitori, a 15 anni ha avuto la prima figlia da uno sconosciuto. Poi, bisognosa di protezione e nella sua ingenuitá si é messa con un altro ragazzo, ammalato di AIDS, ma lei non ne sapeva niente e neppure sapeva cos´era l´AIDS, e ha avuto due bambini, Mattia e Jennifer, la piú piccola, nata con la stessa malattia della mamma e del papá. Il suo compagno era violento, la trattava come una bestia, oltre che averle distrutto la vita contagiandola. Lei, vittima e distrutta psicologicamente non era neppure capace di reagire, sopportava tutto.

Non aveva neanche 20 anni. Finalmente arriva alla Clinica della Divina Provvidenza, si sente amata, chiede il battesimo e la cresima. Mi sceglie come papá e da quel momento la sua vita va ritrovando ogni giorno di piú la bellezza della primavera. Apprende a curare il suo corpo, a farsi bella, a gustare la sua femminilitá. Insomma diventa una donna. Nel frattempo il suo compagno, cieco per l´AIDS, e gravemente ammalato viene ricoverato nella nostra clinica. Lei lo accoglie, gli sta vicina, gli perdona, cosciente che, come direbbe il “mondo”, lui le ha distrutto la giovinezza e la vita... ma la grazia di Dio é piú forte di qualsiasi odio e Alice la perdona e lo assiste fino alla morte.

E´molto aggressivo anche con me e solo Alice riesce a calmarlo. Muore dopo alcune settimane. Lei rimane con noi, adesso siamo noi la sua famiglia. Peró ha un cruccio: i suoi tre bimbi sono presi in custodia da diverse realtà e questo la fa soffrire molto. Riusciamo che almeno ogni fine settimana stiano con lei, nella speranza di trovarle una stanza in piú perché vivano assieme.

Stiamo lavorando in questa direzione. L´altro giorno mi chiama la psicologa, erano le 23, e mi dice preoccupata: “Alice non ha piú voglia di vivere”.

Corro da lei, la trovo nella sua stanza in un mare di lacrime. Mi siedo al suo fianco, le tengo la testa fra le mie braccia e mi racconta che sente terribilmente la assenza dei suoi bambini ed è preoccupata perché sta per arrivare il giorno del loro battesimo e non ha una “lira” per andare a prenderli e poi comprarli un vestitino.

“Alice, ma se io sono il tuo papá, perché non mi chiedi?” prendo i soldi, glieli do… torna a sorridere. Le do un bacino e dorme contenta. Cosí ieri 30 settembre alle 16, ho battezato i suoi, i miei gioielli.

E´stata una festa bellissima, come bellissima era Alice e i suoi tre bimbi. Gli ammalati di AIDS le facevano corona, erano felici come lei. Orlando, con l´AIDS, al suo fianco ha ricevuto la cresima.

Sergio, suo amico, di 19 anni, era in coma e morirá alle 5 di questa mattina lunedi. Figlio di un barbone e anche lui come suo padre, dopo due tentativi di suicidio nella clinica, sventati dall´amore, é morto come un santo. Domani lo porteró nel mio cimitero con i numerosi figli che mi sono morti fra le braccia in questi anni. E li aspetterá la Risurrezione.

Mentre Alice é contenta, é tornata a sorridere. A 24 anni ne ha tutto il diritto. Davvero in questa clinica il cui direttore Sanitario é l´Eucarestia, la vita non si spegne mai. Una lezione per me, ma anche per l´emisfero Nord che é spaventato dal dolore e dalla morte. Qui é un altro mondo, perché dove c´é l´Eucarestia la morte non esiste.

Mentre sto per terminare questa lettera mi avvisano che é morta una giovane mamma con due figli, Norma, di 34 anni, ammalata di AIDS, anche lei vittima del contagio del suo compagno giá morto. Era bella ed ora che l´ho vista nella cella mortuaria della clinica é ancora piú bella.

Sergio di 19 anni e lei di 34 anni, mi stanno aspettando per la Messa: sono uno a fianco dell´altro. E poi domani li porteró nel cimitero dove riposano i moltissimi figli morti di AIDS e altre malattie in questi tre anni.

Sergio e Norma sono partiti sereni da questo mondo e mentre stavo con loro ormai giá freddi, sentivo una pace e gioia grande: sono in paradiso.

Che importa quello che é stata la loro vita, adesso contemplano la Bellezza di Dio.

Essere missionari è accompagnare l´uomo giá da ora a percepire questa bellezza, come i bambini della nostra scuola che vedono i morti passsare davanti ai loro occhi e segueno giocando, dopo aver recitato “L´eterno riposo”.

Questo è il cristianesimo: la vita eterna, già ora.

Un abbraccio.

P. Aldo

Dalla casa di accoglienza S.Riccardo Pampuri

FESTA ALLA NOSTRA SCUOLA!

16:56 / Pubblicato da Alessandro / commenti (3)

SABATO 4 OTTOBRE, SOTTO LO SGUARDO ATTENTO DI SAN FRANCESCO, L'ASSOCIAZIONE AMICI DI SIMONE TANTURLI SI E' ANCORA UNA VOLTA MESSA IN MOVIMENTO (NON C'E' IMMAGINE PIU' AZZECCATA) PER ORGANIZZARE LA FESTA DI INIZIO ANNO DELLA SCUOLA MARIA LUIGIA. ANCORA UNA VOLTA UN GRUPPO DI AMICI HA INIZIATO A TESSERE QUELLA TRAMA DI RAPPORTI, FATTA DI TELEFONATE, EMAIL, INCONTRI, SCONTRI, ACQUISTI, CAMALLAGGI, STRISCIONI, MONTAGGIO DI STRUTTURE, APPUNTAMENTI, E POTREI CONTINUARE.. E ANCORA UNA VOLTA, PUR NELLA CONFUSIONE, NELLA INEVITABILE FATICA, NELLA PREOCCUPAZIONE PER OGNI SINGOLO DETTAGLIO (AD OGNI EVENTO CHE SI ORGANIZZA IO E MIO MARITO SFIORIAMO IL DIVORZIO!), SONO STATE EVIDENTI LA BELLEZZA E LA POSITIVITA' DELLA REALTA', E'STATA EVIDENTE LA PREDILEZIONE CHE IL SIGNORE HA PER NOI TUTTI. ANCORA UNA VOLTA HO POTUTO RENDERMI CONTO DI QUESTE COSE SOLO NEI MOMENTI IN CUI MI SONO FERMATA E HO SMESSO DI AGITARMI (PER UN ISTANTE!), E HO INIZATO COSI' A GODERMI I SORRISI, LE BATTUTE, LE CHIACCHERE, LE CANZONI, IL PROFUMO DELLE CREPES E LA PUZZA DELLE PATATE FRITTE, TUTTE COSE SEMPLICISSIME MA CHE MI RIMANDANO ALL'AMORE CHE CRISTO HA PER UNA SCETTICA BRONTOLONA COME ME (INFATTI MI STAVO GIA' INCAZZANDO PERCHE' NON C'ERA TUTTA LA GENTE CHE SPERAVO CI FOSSE, PER ESEMPIO...). E' BELLO PASSARE UNA GIORNATA INSIEME, MAGARI ANCHE LAVORANDO, MAGARI ANCHE RINUNCIANDO A FARCI I TANTO CARI “AFFARI NOSTRI”, CERTO PER LA MEMORIA DI SIMONE, CERTO PER SOLIDARIETA' VERSO CHI HA BISOGNO, MA SOPRATTUTTO PER LA MIA FELICITA'. GRAZIE A TUTTI GLI AMICI!!! FRANCESCA Il Presidente!

Si Può Vivere così?

08:59 / Pubblicato da Alessandro / commenti (4)

Il giorno per me incomincia alle 5 del mattino e termina alle 23. Sono un po' stanco, lo ammetto, ma Gesù è con me tutto il giorno, tutti giorni, così che tutto è più semplice e bello. Nelle ultime ventiquattro ore ho accompagnato a morire sei malati. Debbo dire che il Cielo gode e l'Inferno freme dalla rabbia, perché la nostra clinica rilascia solo passaporti per il Cielo, e in quattro anni e alcuni mesi ne abbiamo già mandati quasi 600 in Paradiso. Dico così senza spiegare bene come vanno le cose, scusate. Per andar con ordine: sono padre Aldo, e da 19 anni vivo ad Asunción, in Paraguay. Ho innumerevoli mansioni, qui, su cui non voglio dilungarmi, ma tra questa una delle più gratificanti ( oltre che impegnative) è il lavoro nella piccola clinica, dove insieme a medici, infermieri, volontari aiutiamo chi ha bisogno di cure. E qui sono in tanti. Dalla nostra clinica, però, nessuno esce senza aver conosciuto il nome del Signore. Ed eccoci al mio modo dire, cioè che abbiam mandato in Cielo 600 malati.

Come vedete, è il lavoro più bello che ci sia. Perché a cosa servirebbe la vita se non ci fosse il Cielo? E che varrebbe vincere le 99 battaglie della vita se perdiamo l'ultima? Ebbene, io vivo, noi tutti nella clinica di Asunción viviamo perché quanti arrivano qui vincano l'ultima battaglia, perché conoscano il Signore e vadano in Cielo. E non vi dico la rabbia di quello ' del piano di sotto', come lo chiama una delle mie collaboratrici, qui, Lorenza. Ho da qualche minuto firmato le pagelle dei ' miei' numerosi bambini. Quando sono arrivato alla casa numero 2 erano già tutti a letto. Solo la mamma Cristina, un figlio naturale, Richard, e un bebé di alcuni mesi, Arnaldo, stavano guardando la partita Paraguay- Venezuela ( Lugo contro Chavez), vinta per 2 a 0 dal Paraguay. Povero Chavez... quante volte il vescovo presidente l'ha vinta, almeno sul piano sportivo. Ma di nuovo poca chiarezza: la casa numero 2 è una delle case- famiglia che sono nate ad Asunción negli ultimi anni e che accolgono i bambini orfani o provenienti da situazioni familiari drammatiche, per dar loro una via d'uscita dalla violenza, dalla droga, dalla malattia. Per dar loro un futuro. Qui ci sono famiglie che si prestano a ospitarli, e che li accolgono come figli loro. È il caso di Cristina, alla casa numero 2, dove stasera sono passato per controllare le ' mie' pagelle. Mi si chiede di firmare lì dove c'è scritto: padre o madre. E io firmo: padre Aldo. Una bella soddisfazione, molto più grande dei numeri che ci sono dentro: solo qualche sufficienza e per il resto tutto da costruire. Però nessuno è più a 0, ma tutti a 1 ( il sistema dei voti qui funziona così, approssimativamente). Arrivare a 1 è stata l'impresa più difficile, adesso c'è tutta la vita per crescere e arrivare al massimo. C'è tutto da costruire, questo conta. Dopo la firma li ho guardati mentre dormivano: sono proprio belli, questi miei figli! Dietro i loro volti angelici quanti segni di violenza, di sopruso... Eppure adesso sono contenti nella loro casetta, bella, grande, nuova. Si sentono amati e io, personalmente, li adoro. Guai a chi me li tocca! Sono tutti qui per ordine giudiziario e, quindi, anche protetti legalmente contro ogni forma di violenza. Le cose vanno così, in Paraguay. Io vedo in ognuno di loro il bambino Gesù. E , pensate, mi chiamano ' papi'. Quando li sento provo un'emozione che non vi dico... anche se, data l'età, mi sento più un nonno che un papà. Però papà si è sempre quando la verginità è la forma della vita, mi ripeto.

Guardandoli mi è più semplice capire perché don Giussani, l' 8 settembre del 1989, mi ha spedito qui. Lui sì che ci vedeva bene... anche con gli ' schizzati' come me, quelli che non sapevano stare al loro posto, che non erano mai contenti, che andavano ' salvati', indirizzati. Invece di mandarmi dallo psicologo, o affiancarmene uno – come giustamente il professor Andreoli ritiene essere importante oggi, coi preti ' moderni' e i giovani seminaristi – lui mi mandò in Paraguay. E ce ne volle di fegato per una simile operazione. Lui ne aveva, come tutte le persone che portano nel cuore un frammento di santità: mi guardò intensamente, per qualche minuto, senza fissare appuntamenti o colloqui, e capì. Dopo pochi minuti mi aveva già sconvolto la vita. Chi l'avrebbe detto, 19 anni fa, che quel prete un po' depresso il 10 settembre del 2008 sarebbe stato nominato cittadino ' illustre' di Asunción, con il sindaco che gli consegna le chiavi ella città? È quello che è successo oggi. Così adesso – ho pensato io appena mi danno la notizia – potrò decidere chi lasciar entrare e chi no. Mi vien da ridere ( anche perché avrei una lunga lista!), ma poi mi viene in mente che le chiavi di questa terra non contano mai molto, che sono quelle di San Pietro che dovrebbero preoccuparci tutti, e che io sono qui per far sì che attraverso quella porta, la porta del Cielo, passino sempre più persone: i miei figli, i miei malati, i figli che verranno, le persone che si ammaleranno. Che faccio di questo ' premio', dunque? Lo dedico alla divina Provvidenza, che mi ha ' fregato', perché in fondo io in tutta questa vicenda, in tutto questo entrare in Paradiso, io non c'entro proprio nulla. O meglio, ho solo una grande responsabilità: quella di essere strumento, di farmi strumento ogni giorno, prendendo sul serio la vita e il mio impegno. E obbedendo alla realtà. È difficile spiegare questa obbedienza. Almeno quanto impararla. Molti anni fa una donna del gruppo degli adulti che seguiamo mi ha chiesto: ma tu a chi obbedisci? Non le ho mai risposto, semplicemente ho detto: per il momento faccio già una grande fatica a obbedire alla realtà... All'epoca l'età e lo spirito un po' ribelle, devo confessarlo, mi rendevano quasi impossibile obbedire ai miei superiori. Volevo fare tutto di testa mia. Cercavo, invece, e con tutte le mie forze, di obbedire alla realtà: a quello che succedeva, alle situazioni che di volta in volta mi si ponevano davanti. Oggi, con un po' più di anni sulle spalle, ho imparato a obbedire ai miei superiori, ma mi piace pensare che tutte questo ' bel casino' che la Provvidenza ha messo in piedi ad Asunción – con i bambini che trovano una casa e una mamma, con i giovani che si appassionano alla scuola e prendono bei voti, con i malati che muoiono recitando l'Ave Maria e l'amministrazione locale che si accorge che queste sono cose ' buone' – non esisterebbe se non avessi cercato in tutti i modi di obbedire anche alla realtà. Certo, molti dormirebbero meglio. Anche io. E non saremmo così stanchi, qui, con tutto il da fare che c'è. Ma i miei figli, i vecchietti assistiti, che gioia vederli sorridere! E io, questo rompiballe che ogni giorno mette a soqquadro il cielo e la terra con il suo mendicare, che fine avrei fatto? Non lo so davvero. Così, dicevo, pian pianino ho imparato a obbedire a tutto e tutti. E oggi, il 10 settembre, giorno in cui mi son messo a scrivere di questa ' storia', dopo aver ricevuto l'immeritato premio del sindaco di Asunción, mi ritrovo a commuovermi. C'era, alla cerimonia, anche il Nunzio apostolico del Paraguay, con le lacrime agli occhi mentre ricordavo e ringraziavo don Giussani, don Massimo e tutti gli amici attraverso cui il Signore ha cambiato la mia vita. Se oggi sono qui, e faccio del bene, è per queste persone e perché il Signore ha deciso di cambiare la mia vita. padre Aldo Trento Asunción ( Paraguay)