Adeste Fideles

16:18 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)


Beh, mi commuovo facilmente. Sono anche un frignone, a volte. E sentire cantare, buona parte in latino, questo pezzo del '700 da un  uomo di quasi settant'anni, mi ridesta emozioni forti. E in macchina, oramai l'unico luogo dove trovo spazio per l'ascolto, la risento due, tre, dieci volte.  
Ci sono canzoni che mi "attraversano" più di altre. Sono le canzoni che amo di piu’. Che danno un piacere viscerale quando permetti a quelle note di penetrarti.



Cerco l'etimologia di "commozione" e trovo il significato: -violenta scossa al cervello, stato dell'animo perturbato- muoversi per qualcosa -. Mi piace questa definizione. Ho sempre creduto che commuoversi volesse dire intenerirsi per qualcosa o farsi toccare l'animo da qualcosa. "Stato dell'animo perturbato", mi è sempre piaciuto sentirmi "perturbato". Quando sono troppo tranquillo c'è sempre qualcosa che non va, il mio -io- è in stand-by. "Muoversi per qualcosa". Anche una banale canzone puo' contribuire a farmi muovere. Mica è cosa da poco. Quante volte, quando vado a lavorare in macchina, sparo su dei pezzi storici ed è come se ridestassero la mia anima? E lavoro anche meglio...
Grazie caro vecchio Bob per questi pezzi che fanno sorridere solo chi è imbottito della perfezione, della "pulizia" delle canzoni d'oggi. Quelle senz'anima. E anche se queste sono cover, tu le canti "cercando qualcosa di Dio" come è sempre stato. E quelle note portano "qualcosa di Dio" anche al mio cuore.

« Adeste fideles læti triumphantes,
venite, venite in Bethlehem.
Natum videte Regem angelorum.
Venite adoremus (ter)
Dominum. En grege relicto humiles ad cunas,
vocati pastores adproperant,
et nos ovanti gradu festinemus.
Venite adoremus (ter)
Dominum.
Æterni Parentis splendorem æternum,
velatum sub carne videbimus,
Deum infantem pannis involutum.
Venite adoremus (ter)
Dominum.
Pro nobis egenum et fœno cubantem
piis foveamus amplexibus;
sic nos amantem quis non redamaret?
Venite adoremus (ter)
Dominum. »

La Bellezza

17:06 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

BENEDETTO XVI ,,UDIENZA GENERALE,,Aula Paolo VI,,Mercoledì, 18 novembre 2009: ...Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?”

Miracolo a Milano

15:16 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

Questo video rende solo parzialmente giustizia. Bisognava esserci. In Piazza Duca d'Aosta a Milano, per intenderci quella della Stazione Centrale e del Pirellone, uno dei luoghi più caotici, sporchi, pericolosi, da paura insomma, di una città che fa già paura e che di umano ha sempre meno. Aspettavo un amico che doveva arrivare in stazione. Mentre camminavo vedevo gente, di tutti i tipi, il marocchino, il barbone homeless, l'albanese in stracci, la ragazza in elegante vestito da carriera, il taxista, lo studente squattrinato, il top manager, insomma tutta l'umanità che a Milano ti corre sempre accanto con fastidio e di fretta. Tutti con il naso all'insù. Mica uno o due, centinaia di persone bloccate in un quadro surreale. Come se il tempo non esistesse più. Nessuno che correva più. Sembrava una scena di Miracolo a Milano, e l'ambientazione ci stava pure. Molti avevano tirato fuori l'ormai usulae iphone o la telecamerina e filmavano e fotografavano. Che succedeva? L'invasione degli ultra corpi? Aerei suicidi come già tristemente successo proprio qui, sul Pirellone? L'apocalisse? No. E' che tutti, me compresi, si erano dimenticati delle loro urgenze e di sé stessi per ammirare uno spettacolare volo di migliaia di rondini, in stormi diversi che si incrociavano fra loro e disegnavano incredibili geometrie nel cielo. E seppur migliaia nessuno si scontrava con l'altro, si incastravano a perfezione come se seguissero rotte certe solo a loro stessi, senza timore alcuno, rotte disegnate per loro da qualcun altro. Uno si trova a pensare: aeroplani costruiti dai più ingegnosi geni umani non saprebbero fare altrettanto. Si schiantaterebbero, anche due o tre e non migliaia come in questo caso, fra di loro. La natura invece ha più conoscenza della realtà di qualunque genio umano. Due: vedere centinaia di persone, anche se per pochi istanti, ferme a guardare in alto, a guardare su, a guardare oltre se stessi con stupore, è miracolo, è segno di trascendenza. Miracolo a Milano. La mostra misura è spazzata via da qualcosa che si impone. Qualcosa oltre a noi, qualcosa che fa guardare oltre. Qualcosa che sta lassù e a cui aneliamo, qualcosa che ci riempie di semplice bellezza, anche se per pochi minuti, nella brutta Piazza Duca d'Aosta di una grigia e minacciosa Milano.

Sign on the Cross

14:20 / Pubblicato da Paolo Vites / commenti (1)

“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Natalia Ginzburg. Ebrea. Atea.

Uno sguardo particolare

18:26 / Pubblicato da Alessandro / commenti (1)

Mattinata grigia. Come il mio umore. E il lavoro oggi mi porta nel più grande ospedale di questa grande città del nord. Io e il mio capo. Due che sembrano uscire dal vicino reparto psichiatrico a vederli cosi in volto. Invece siamo qui a cercare una ragazzina scomparsa. Gli ultimi segnali la danno presente in zona. Come già avvenuto, la cerchiamo nel reparto morte. Così chiamo quell'antro dove 4-5 bimbi abortiti ogni giorno non vedranno luce. 4 o 5 cinque cuori che cessano di battere con l'ausilio di qualche ferro chirurgico.
Ero già stato qui e non volevo tornarci. Ma oggi è andata così. Cerchiamo, con discrezione, questa piccola adolescente. Stanza per stanza, perchè l'ottima legge sulla privacy in questo reparto cancella anche i nomi. In ogni camera un volto spaurito che subito ti fissa interrogativo. Mamme, o quasi mamme, troppo giovani.  A volte, accanto al letto, spunta anche un fidanzato bambino. Vorrei gridare qualcosa ma sento soltanto l'evidenza del mio stomaco chiuso. Fa male. Vorrei uscire subito da qui, la ragazza che cerchiamo non c'è, ma il mio capo s'attarda. Si fa strada solo una preghiera arrabbiata, implorante. Tu Cristo salvi tutto. E' un'evidenza. Usi tutte le nostre miserie, non Ti fermi ai nostri limiti, vero? Abbraccia forte questi tuoi figli oggi. Io ne ho estremo bisogno. Il capo parla con quello che qui dentro è lo Stakanov di queste pratiche chirurgiche. Lo sento lamentarsi del troppo "lavoro" sulle sue spalle, mentre parla si coglie chiaramente il gusto occulto di sentirsi più bravo degli altri. Ci congediamo. Io mi volto senza stringergli la mano protesa. Non ce la faccio, sono il solito moralista, fariseo bastardo. Gesu' pensaci tu. Io voglio solo uscire in fretta da questo posto. Nel vialone ascolto in sottofondo il capo che stigmatizza il mio comportamento. Non mi interessa ora, poi gli parlerò. Vorrei tornare indietro ed abbracciare quelle mamme una ad una. Vorrei dirgli che io non sono meglio di loro. Che la vita è un dono "inevitabile", che viviamo tutti nell'attesa, sin dal caldo della pancia di nostra madre. Attendiamo tutti di essere abbracciati ed amati. Vorrei dirgli di usare la libertà per dire si a quello che in quel reparto asettico chiamano feto. Ed è invece un dono bellissimo anche se adesso non vi sembra tale. Vorrei...

Maria, quel gusto di vita nuova donatomi, e che troppo spesso soffoco con il mio male, sia per tutti. Oggi abbi uno sguardo particolare  qui, in questa grande città del nord.